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"Il denaro gode di una sorta di privilegio morale che lo esenta dalla corvée delle legittimazioni e delle giustificazioni, mentre ogni altra motivazione non venale comporta il diritto/dovere di intasare la comunicazione con i propri dubbi e le proprie angosce esistenziali. Ma il denaro possiede anche un enorme potere illusionistico, per il quale a volte si crede di sostenere delle idee e delle istituzioni, mentre in realtà si sta seguendo il denaro che le foraggia."

Comidad (2013)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 08/07/2021 @ 00:22:42, in Commentario 2021, linkato 5739 volte)
Il giornalista Marco Travaglio viene spesso dileggiato a causa della sua ostinata difesa dell'esperienza dei governi Conte contro la corrente mitologia mediatica sull'attuale governo Draghi. La piaggeria e il servilismo dei media nei confronti di Mario Draghi si spiegano facilmente se si considera il suo spaventoso curriculum. Come cariche istituzionali Draghi ha ricoperto i ruoli di dirigente della Banca Mondiale, direttore generale del Tesoro, governatore della Banca d’Italia, presidente della Banca Centrale Europea. Neanche come lobbista Draghi ha scherzato, dato che oltre la sua carriera in Goldman Sachs, ora è membro della superlobby finanziaria che si fa chiamare Gruppo dei Trenta.
D’altra parte Travaglio ha pienamente ragione: Draghi sta campando di rendita sul lavoro di Giuseppe Conte; e tutti i disastri in cui è stata trascinata l’Italia in quest’ultimo anno e mezzo, dal lockdown al Recovery Fund, sino alla campagna vaccinale, sono tutti farina del sacco non del superlobbista internazionale, bensì dell’avvocaticchio di provincia. Quelli che sono disastri per la grande maggioranza del popolo italiano, ovviamente sono stati altrettanti trionfi per le lobby della finanza, del digitale e della farmaceutica. Che il superlobbying europeo si avvantaggiasse del lavoro di Conte e poi liquidasse il poveruomo come un incapace, fa parte della normale ingratitudine umana, che non riconosce mai i “meriti” degli umili.
Ristabilire la verità dei fatti, in questo caso non ha però un mero significato di puntualizzazione storica, ma ha un'importanza politica. Occorre capire come sia stato possibile che un Presidente del Consiglio espresso da un movimento di critica dell’establishment come i 5 Stelle, abbia poi allestito una delle più grandi operazioni di autocolonialismo della storia umana. Conte non soltanto ha condotto l’Italia a sottoscrivere una micidiale riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, ma ha addirittura ingabbiato l’Italia, in cambio di pochi soldi spalmati nel tempo, in un altro meccanismo intrusivo e poliziesco di condizionalità come il Recovery Fund, al cui confronto il MES è un gioco da ragazzi.
Dopo le elezioni del 2018 il presidente Mattarella cercò di imporre un governo presieduto da un “tecnico”, cioè il lobbista del Fondo Monetario Internazionale Carlo Cottarelli. Quando quel tentativo fallì e si formò il governo Conte, in molti tirarono un sospiro di sollievo per aver scampato il pericolo di un governo direttamente presieduto da un uomo del FMI. Ma si poteva purtroppo intuire la deriva di Conte già dalle parole con le quali presentò il suo primo governo alle Camere. In quella occasione Conte affermò di essere intenzionato a “negoziare con i partner europei”. Conte cioè esibì il tipico comportamento della stragrande maggioranza degli avvocati, quello di inchinarsi preventivamente ai rapporti di forza, che siano reali o presunti, per cercare un “dialogo”. La Commissione Europea infatti colse al volo la “disponibilità al negoziato” avviando contro l’Italia una procedura assolutamente generica per deficit eccessivo. Già il governo si era comportato in modo ingenuo dichiarando preventivamente un deficit, mentre invece avrebbe potuto tranquillamente sforare il bilancio in corso d’anno. Ma, in ogni caso, la Commissione Europea non ha mai chiarito cosa sia un “deficit eccessivo”, e quindi non si è capito neppure perché fosse eccessivo il 2,4%, e non il 2,04% stabilito alla fine del negoziato.

Il principale diritto di chi venga chiamato in giudizio, per questioni civili o penali o amministrative o disciplinari, sarebbe quello di poter avere una contestazione precisa, il classico “ma di che cazzo stiamo parlando?”, tradotto ovviamente nel linguaggio più pacato e rispettoso. In base a quale norma si decide che il tale deficit è eccessivo e il talaltro no? Al contrario, se si corre a “negoziare” si risparmia alla controparte questo onere della dimostrazione e lo si carica su se stessi.
Per fare un esempio riferibile ad un'esperienza comune a molti, basti pensare a come si svolgono le persecuzioni sui luoghi di lavoro. I dirigenti avviano procedure disciplinari contro i dipendenti con contestazioni quasi sempre fumose, prive di richiami a norme e circostanze precise. Il dirigente conta sul fatto che il dipendente si impicchi da solo avvitandosi nella spirale del dimostrare di essere un bravo ragazzo, ed è un errore quasi inevitabile quando ci si fa assistere da sindacalisti o avvocati. Al contrario, incalzare cortesemente per iscritto il dirigente invitandolo a precisare le accuse, equivale ad una vera e propria guerra psicologica nei suoi confronti, perché è un modo di rinfacciargli la sua inettitudine pratica. Ci si accorge infatti che i dirigenti non sono capaci di formulare una contestazione concreta senza contraddirsi o rendersi ridicoli, perciò si scopre che contavano sul fatto di essere imbeccati dalle parziali ammissioni delle loro vittime. Altro errore delle vittime è quello di mettersi a lanciare accuse ad altri, un comportamento tanto più sbagliato quanto più queste accuse sono vere, perché è un modo sicuro di incorrere in altre sanzioni disciplinari. Mai eccedere nella difesa ma concentrarsi solo sull’accusa per evidenziarne l'inconsistenza.

Bakunin diceva che introiettando tutti quei luoghi comuni su cui si forma la cosiddetta opinione pubblica, un individuo diventa di fatto una cospirazione contro se stesso. Il potere in effetti non è semplice rapporto di forza. Il potere è tale perché supera i limiti del rapporto di forza ottenendo la collaborazione dei subalterni, che diventano i suoi suggeritori e facilitatori attraverso la pratica negoziale, che diventa un togliere le castagne dal fuoco alla controparte. Il potere parassita i suoi “oppositori”. Allo stesso modo in cui il capitalismo si basa sulla consuetudine per la quale sono i poveri a versare la loro elemosina ai ricchi, anche il sistema di potere si avvale del sostegno, più o meno consapevole, che i deboli assicurano ai potenti. Al contrario, il rapporto “corretto” con il potere non è quello di cercare di dimostrarsi buoni e bravi, bensì è quello esattoriale, andare a verificare di volta in volta la performance reale del potere rispetto all’ideale di sé che esso esibisce.
A distanza di tre anni si può osservare che un lobbista ottuso come Cottarelli difficilmente sarebbe stato in grado di garantire al colonialismo euro-deflattivo un trionfo comparabile con quello che gli ha procurato invece lo zelo negoziale di Conte. Chiunque avesse un minimo di buonsenso non poteva seriamente aspettarsi che i 5 Stelle fossero in grado di scalfire l’establishment deflazionistico italo-europeo; ma che i 5 Stelle e Conte riuscissero addirittura a fare a favore della lobby della deflazione più di Monti, Cottarelli, Padoan, Mattarella e Draghi messi assieme, questo era veramente difficile da immaginare. Senza una “sponda negoziale” il potere non potrebbe mai realizzare certi risultati.
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Di comidad (del 11/07/2021 @ 00:28:51, in In evidenza, linkato 4958 volte)
Questo vuole essere il mio omaggio ad un grande personaggio, un partigiano che mai ha cessato di esserlo e fino alla fine.
Ho avuto l’onore e la fortuna che mi concedesse la sua amicizia.
Sentirlo raccontare e parlare era da rimanere incantati.
La sua vita è si descritta in due autobiografie ma certi aspetti e fatti uscivano solo parlando.
Quanto ha fatto e di poco conosciuto, oltre al molto conosciuto, per mantenere fede alla sua “scelta” di essere partigiano per sempre è quasi da fantascienza.
Grazie Angelo, quello che ci hai lasciato non verrà dimenticato.
Quella che segue è la prefazione al libro da noi pubblicato, racconta il primo folgorante incontro che ho avuto.

Prefazione
A volte, da fatti casuali possono nascere davvero grandi cose. Soprattutto quando tali fatti vengono ad assumere it carattere di vere e proprie folgorazioni.
Conoscevo Angelo Del Boca come il più importante e documentato storico sul colonialismo italiano e quindi, dopo aver letto la sua ultima fatica, Italiani brava gente, avevo pensato di invitarlo a Imola per una presentazione, nell'ambito del ciclo di incontri che organizziamo regolarmente come Circolo Studi Sociali "Errico Malatesta". La sua visione non retorica ma sapientemente critica del nostro "imperialismo straccione" (tanto di quello dell'Italia liberale, quanto di quello fascista) sarebbe certamente stata accolta con interesse dal numeroso e partecipe pubblico presente ai nostri incontri. Pur apprezzando la proposta, Angelo Del Boca, con quella cortesia che avrei poi imparato a conoscere ed apprezzare sempre più, si trovava costretto a declinare l'invito, giustificando tale rinuncia con l’incalzare di una età, sicuramente non più tanto verde.
Ma ecco, parlando del nostro Circolo e degli anarchici imolesi, la rivelazione: "Mi dispiace particolarmente di non poter venire anche perché ho grande rispetto nei confronti degli anarchici... durante la guerra partigiana sono stato ufficiale di Emilio Canzi, unico comandante della XIII zona, e ne conservo un ricordo straordinario".
Proprio in quei giorni era uscito, pubblicato da "A-Rivista Anarchica", un inserto dedicato al "Colonnello anarchico" citato da Del Boca, quell'Emilio Canzi, anarchico, antifascista, combattente in Spagna a difesa della rivoluzione, che fra il 1943 e il 1945 comandò, con grande sapienza tattica e altrettanta generosa umanità, le forze partigiane di tutto il Piacentino. Una figura tanto straordinaria quanto scomoda, nella sua assoluta indipendenza intellettuale. Scomoda, decisamente, anche per quell'ordine che stava cominciando a subentrare al precedente. Non a caso morì nella sua Piacenza in circostanze "misteriose" pochi giorni dopo la Liberazione, e infatti anche Del Boca non manca di rammentarmi: "... e si ricordi, l'hanno ucciso. Non ha avuto un malore, l'avevo visto pochi giorni prima e stava bene". E qui, che accanto allo storico, allo studioso, si affianca ancora il partigiano, con tutte le sue passioni e i suoi sentimenti. Perché, come lui stesso vuole ricordarmi, "se partigiani lo si è per scelta, partigiani lo si è per sempre".
Naturalmente queste sue confidenze, accompagnate da tanta cordialità, non potevano restare senza risposta, e comincio a ragionare su come rendere fertile e produttiva questa nuova, inaspettata comunanza di interessi culturali e tensioni ideali. Dopo una full immersion nei suoi testi di storia e la frenetica lettura della sua autobiografia (non mi è stato poi così difficile trovare, presso qualche libraio antiquario, anche se le sue opere più lontane nel tempo), la decisione: devo avere una sua testimonianza diretta, una sua riflessione accompagnata ai ricordi, sulla guerra partigiana, sugli anarchici da lui conosciuti, su Emilio Canzi.
E quindi si parte. Nell'estate del 2008 ci rechiamo a Crodo, presso il Centro Studi "Ginocchi" che lui ha contribuito a creare e a dirigere, per incontrarlo di persona, io e i due tecnici di ripresa incaricati della esecuzione tecnica della intervista video che abbiamo concordata. Comincia l'intervista, ed è un viaggio affascinante quello per il quale ci conduce, un viaggio che attraversa vite ed esperienze che ai nostri occhi hanno quasi dell'incredibile, per la eccezionalità della fase storica attraversata, per la eccezionalità con la quale si è saputa affrontare tale fase, sempre drammatica, a volte tragica, ma sempre conservando la propria dignitosa umanità.
Nel congedarci mi chiede se ho quello che lui ritiene essere il suo scritto migliore, un racconto, Viaggio nella luna. Dopo averlo letto, il progetto che mi sta a cuore, e non poteva che essere cosi, assume altre dimensioni: con il suo generoso consenso, ripubblicare il racconto corredato dalle preziose illustrazioni dell'artista e caro amico Fulvio Fusella. A fianco l'intervista, ma non più soltanto quella iniziale pensata come semplice testimonianza da depositare presso l'Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana, ma qualcosa, di più, di più completo, qualcosa che potesse riportare alla luce, da quella miniera che è stata la vita di Del Boca, tutto il suo materiale prezioso.
Da poco Carlo Lucarelli aveva pubblicato, in uno dei suoi più riusciti romanzi, una avvincente ricostruzione dei drammatici giorni di Adua (L'ottava vibrazione, Einaudi, 2008) sicuramente e necessariamente documentandosi soprattutto sui libri di Del Boca. La narrazione dell'atmosfera cupa e sensuale di quelle torride giornate sul Mar Rosso e sugli altopiani etiopi, riflette, in modo speculare, la profondità e la precisione con la quale lo storico Del Boca ha saputo narrare, con un altro registro, gli stessi avvenimenti. Per questa evidente affinità, mi sembra dunque la persona più indicata per condurre, con la maggior cognizione di causa, l'intervista. Evidentemente anche Carlo deve pensarla così e infatti non c'è bisogno di convincerlo, si parte e il risultato è qui, sotto i nostri occhi, straordinario come altrimenti non poteva che essere.

Claudio Mazzolani

Il libro VIAGGIO NELLA LUNA di Angelo del Boca corredato da un DVD con una doppia intervista e da una cartina con i luoghi partigiani dove avviene questo “viaggio” è tuttora disponibile. Per informazioni:
claudio.mazzolani@libero.it
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


16/10/2021 @ 04:11:21
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