"
"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 02/02/2017 @ 00:57:18, in Commentario 2017, linkato 1798 volte)
In edicola è appena arrivata la collezione sui geni della matematica e già risulta necessario un aggiornamento urgente dell’elenco dei geni in questione. Bisognerà infatti inserirvi i giudici della Corte Costituzionale i quali hanno rivoluzionato l’aritmetica scoprendo che il 40% è la maggioranza. Per chi crede che le Costituzioni servano a qualcosa sarà anche difficile spiegare come una Costituzione parlamentare possa giustificare i capilista bloccati, cioè un parlamento di nominati. La legge elettorale renziana così restaurata dalla sentenza della Consulta potrà perciò passare agli annali come il “cialtroncellum”.
Intanto il governo lancia l’ennesimo decreto “anti-furbetti” nel Pubblico Impiego. Stavolta il pretesto riguarda il presunto assenteismo del venerdì e del lunedì. Una categoria viene criminalizzata infischiandosene dei dati che indicano che nel Pubblico Impiego l’età media è molto più elevata che nel settore privato e che negli ultimi tre anni l’assenteismo è persino calato in coincidenza con un relativo svecchiamento. Il governo agisce sfacciatamente da lobbista delle privatizzazioni, usa un linguaggio da guerra civile, lancia un appello a facinorosi, malviventi e malvissuti incitandoli all’odio di categoria. Ci sarebbe un Codice Penale che sanziona l’aggiotaggio e l’istigazione all’odio tra le classi sociali, ma il tutto è a favore delle privatizzazioni e quindi nessun magistrato mostra di accorgersene.
Minniti, l’attuale ministro agli attentati islamici, si trova, per pura coincidenza, anche a gestire un periodo in cui fioccano provocazioni contro sindacalisti di base, con la confezione ad hoc di inchieste giudiziarie infamanti. Quanto alla magistratura, essa continua a preferire alle indagini le provvidenziali imbeccate dei servizi segreti.
La pieghevolezza del principio di legalità è stata riconfermata dalla “authority” dell’Antitrust, come sempre in versione pro-trust a favore delle multinazionali. Stavolta nel mirino di quella lobby delle multinazionali che si fa chiamare Antitrust, sono le cooperative dei tassisti, colpevoli di gestire a favore del lavoro autonomo un business sempre più promettente, date le crescenti limitazioni al traffico privato e lo sfascio delle aziende metropolitane e tranviarie, ridotte a non poter assumere e comprare pezzi di ricambio a causa delle limitazioni alla finanza locale.

Per illustrarci il nuovo quadro internazionale, giornali e telegiornali sono pieni delle quotidiane imprese attribuite al nuovo occupante della Casa Bianca.
CialTrump annuncia l’annullamento del trattato di libero scambio per il Pacifico e la protezione dell’industria americana dall’invadenza della globalizzazione. Theresa May dichiara a Davos che il popolo è più importante dei mercati, che la globalizzazione va corretta attraverso una redistribuzione delle ricchezze. Insomma, Trump e May sarebbero dei no-global.
Meno male che il presidente cinese Xi Jinping difende il libero mercato. Le sue metafore confuciane ricordano i tempi di Aldo Brandirali: assumere atteggiamenti protezionistici equivale a chiudersi in una stanza buia; fuori restano freddo e vento ma anche la luce e l’aria fresca. Commovente. La Cina dovrebbe fare una nuova guerra dell’oppio all’incontrario per imporre agli USA e all’Inghilterra “l’apertura dei mercati”. Peccato che le fiabe e gli apologhi morali del mercantilismo debbano sempre fare i conti con i rapporti di forza, soprattutto militare. Ed appunto l’analisi dei rapporti di forza militari spiegherebbe tante cose.

Ci si viene a raccontare che CialTrump avrebbe saputo interpretare la “pancia” dell’elettorato americano. Sta di fatto che ha preso meno voti della pur ripugnante candidata Killary Clinton e che è stato eletto per le consuete alchimie elettorali dell’establishment di cui fa parte. L’evidenza è che questo establishment negli ultimi tre anni ha dovuto metter da parte i suoi sogni di smembramento e di spartizione della Russia tra le varie multinazionali statunitensi.
Sino al 2013 la Russia aveva sopportato senza reagire provocazioni mostruose. Nel 2011 Putin e colleghi avevano lasciato al suo destino un semi-alleato come Gheddafi, mettendo nei guai anche il principale mediatore d’affari e fornitore di tecnologia della multinazionale russa Gazprom, cioè l’ENI. Si ricordano giustamente le figure di merda a raffica del Buffone di Arcore nel 2011; d’altra parte non si sottolinea il fatto che nessun aiuto è arrivato al Buffone da parte del suo “amico” Putin. Sarebbe bastato che qualche nave militare russa attraccasse a Tripoli e Bengasi per bloccare l’aggressione NATO alla Libia, togliendo così il Buffone e l’ENI d’impiccio, con sommo vantaggio della stessa Russia che avrebbe potuto usufruire del feudo gas-petrolifero libico di ENI.
La debolezza dimostrata dalla Russia nel caso libico ha aperto la strada per un’aggressione in grande stile alla Siria, che non era un alleato di serie B come la Libia, bensì un alleato storico e strategico, con tanto di base navale russa nel porto siriano di Tartus. Ma neanche questo aveva commosso più di tanto Putin e colleghi. C’è voluto il colpo di Stato della UE e della NATO in Ucraina perché le forze armate russe si svegliassero e mettessero Putin di fronte all’evidenza; la conquista dell’Ucraina da parte della NATO avrebbe aperto a Nord la strada dei carri armati NATO verso Mosca ed a Sud il controllo del Mar Nero alla US-Navy grazie alla Crimea. E forse neppure questo da solo era bastato, c’è voluto anche il crollo del prezzo del petrolio con la conseguente diminuzione del potere di corruzione di Gazprom nei confronti dei generali.

Il risveglio militare della Russia ha fatto svanire i sogni di spartirsela e quindi ha reso superflua quella creatura statunitense che è l’Unione Europea, che svolge la sua funzione anti-russa a prezzo della depressione mondiale causata dal buco nero della moneta unica. Si mettono da parte anche i trattati commerciali internazionali perché comportano un prezzo inutile in termini di deficit di bilancia commerciale, visto che la Russia non è più disposta a lasciarsi accerchiare ed usa la minaccia militare per ristabilire rapporti con Turchia e Giappone. La Russia rimane e rimarrà per gli USA il bersaglio prioritario ma, per il momento, è meglio non fare la faccia troppo feroce ad un avversario che ha ricominciato a difendersi e, in qualche caso, ad attaccare.
Si potrebbe, del tutto legittimamente, osservare che questo riequilibrio dei rapporti di forza e l’eventuale fine dell’UE aprirebbero per l’Italia una finestra di opportunità, quale che sia il giudizio su CialTrump. Ma il punto è che l’euro potrebbe continuare con altri mezzi. Gli obiettivi non cambiano: tenere alti gli spread per consentire agli “investitori” esteri di lucrare alti interessi sul debito pubblico italiano, presentando il conto ai lavoratori che devono sostenere la produzione con salari sempre più bassi, e sostenere anche i servizi finanziari indebitandosi per poter consumare. In Italia c’è un ceto medio pronto a comprarsi i titoli del debito pubblico ad interessi molto più bassi; ciononostante i titoli decennali del Tesoro vengono riservati con alti interessi ad oscuri “investitori istituzionali” stranieri. La spiegazione del mistero sta forse nelle carriere in multinazionali del credito, come JP Morgan, di ex ministri del Tesoro come Grilli. Se si considera però che oggi a fondare il “Polo Sovranista” è quel Gianni Alemanno che da ministro dell’Agricoltura e da sindaco di Roma è stato un pupazzo della Philip Morris, bisogna concludere che ci sarà anche dell’altro su cui stare bene in guardia.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 26/01/2017 @ 02:06:04, in Commentario 2017, linkato 1660 volte)
L’orgoglio italico potrebbe essere soddisfatto, perché il copione già rappresentato nel nostro Paese con il Buffone di Arcore, viene oggi riproposto nel caso di Donald Trump. A distanza di cinque anni ci viene ripresentata persino la replica della manifestazione delle donne contro il super-maschilista di turno. Allora era il febbraio 2011 e la manifestazione si chiamava “se non ora quando?”.
In realtà non c’è di che essere orgogliosi, né da farsi pagare nessun copyright, poiché non si trattava di un copione elaborato in Italia, bensì di una sperimentazione di psywar di cui l’Italia era solo il laboratorio. Tanto per risultare originali, il cialtrone CialTrump è stato anche accusato (ma guarda un po’) di conflitto di interessi, fra l’altro perché i suoi interessi commerciali, finanziari e industriali si estendono in diciotto Paesi del mondo. L’espressione “conflitto di interessi” sembra creata per disturbare surrettiziamente la logica; infatti si tratta di interessi che non confliggono affatto, semmai convergono, come nel caso del Buffone di Arcore. Si tratta in realtà di interessi convergenti, coincidenti, sovrapposti e così via.

Come profetizzava il nostro grande poeta Giuseppe Giusti, “rimarrà come un babbeo/ l’europeo”. Obama è stato un’esca per il babbeo di sinistra ed oggi CialTrump costituisce un’esca per i babbei delle destre “sovraniste”. Come già è accaduto per il Buffone di Arcore, si monta una diatriba tra i sostenitori del politicamente corretto e quelli del politicamente scorretto, come se si stesse parlando di soggetti politici autonomi.
La ricchezza personale non è un superpotere che rende indipendenti, bensì una relazione che rende più ricattabili, come dimostrano gli innumerevoli cali di brache del Buffone di Arcore ogni volta che il titolo Mediaset si è trovato sotto attacco in Borsa. Non appena è cominciata la “scalata ostile” della francese Vivendi nei confronti di Mediaset, immediatamente Forza Italia è diventata in parlamento la ruota di scorta del governo Gentiloni. Si è visto quindi il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, mettere da parte i furori anti-teutonici degli ultimi anni e riproporre pedissequamente il linguaggio dell’austerità. La “discontinuità” che Brunetta auspica tra il governo Gentiloni ed il governo Renzi sarebbe quella di tagliare sulle “mance” per reperire fondi per rilanciare gli investimenti. Si tratta di slogan da Commissione Europea, dato che non è possibile rilanciare davvero gli investimenti senza le “mance”, cioè senza, ad esempio, prepensionare un personale della Pubblica Amministrazione ormai troppo cauto ed attendista nello spendere a causa dell’eccessivo carico, accumulato negli anni, di procedure disciplinari e di avvisi di garanzia.
Il vento trumpista non ha quindi per nulla scalfito in Europa l’ideologia della micragna e il dogma sociale secondo cui le risorse si trovano tagliando da qualche altra parte. Se da un lato un’uscita dell’Italia dall’euro appare del tutto irrealistica, dato che non esiste in Italia una classe politica in grado di prendere una tale decisione, dall’altro lato il 2017 presenta scadenze che potrebbero determinare la fine della moneta unica europea. Trump o non Trump, dazi o non dazi, se gli USA svalutassero il dollaro per arginare il loro sbilancio commerciale, verrebbe a crollare tutto l’edificio di alchimie e ricatti allestito dalla BCE, un edificio basato appunto su un euro largamente sottovalutato rispetto al dollaro. Ma nulla rassicura circa l’eventualità che la politica deflattiva sinora identificata con l’euro non continui con altri mezzi.

A distanza di anni ancora si fa finta di credere che il problema principale sia di redistribuzione della ricchezza quando ormai è evidente che l’euro e le varie riforme strutturali non hanno affatto fallito ma, al contrario, hanno raggiunto il loro scopo che era appunto quello di creare artificiosamente povertà. Per derubare il povero del suo lavoro e dei suoi beni, devi prima creare il povero. La povertà è il più grosso business che i ricchi abbiano mai inventato. Come ha ammesso anche il settimanale “The Economist” in un articolo del luglio 2013, solo negli ultimi secoli la scienza economica ha cominciato a fingere - soltanto a fingere - di considerare la povertà come un problema e non più come una risorsa da incrementare.
Queste constatazioni ormai dovrebbero essere elementari anche di fronte all’evidenza dell’ipocrisia di un “Jobs Act”, imposto non per dare lavoro, bensì per abbassare ancora i salari e per costringere le masse a indebitarsi per poter accedere ai consumi. Ma anche l’evidenza più plateale viene oscurata da un fittizio clamore di proteste “dal basso” come i tweet ed i whatsapp di indignazione per le spese per il festival di Sanremo a fronte delle sofferenze dei terremotati.

Queste false indignazioni allontanano infatti dal nocciolo del problema, cioè l’assurdità del riunire un Consiglio dei Ministri per stanziare trenta milioni (sic!) per l’emergenza terremoto. Il governo mette le mani avanti annunciando che altri stanziamenti seguiranno. Nelle ultime ore alcuni media avevano addirittura lasciato sperare su uno stanziamento di quattro miliardi, ma poi si è scoperto che il governo si riferiva a fondi già messi da tempo in bilancio e ad un possibile (ma solo possibile) anticipo di spesa, UE permettendo. Se questa è l’effettiva volontà di spesa per i danni del terremoto, allora si deve riscontrare che questi annunci rappresentano un vero e proprio aggiotaggio sociale, cioè l’artificiosa e truffaldina svalutazione di un territorio, dei suoi patrimoni immobiliari e delle sue attività economiche, facendone crollare i prezzi di mercato ed offrendoli all’acquisto a prezzi stracciati da parte di multinazionali straniere.
L’aggiotaggio è un reato previsto dal Codice Penale, ma l’aggiotaggio sociale è, al contrario, celebrato e diffuso dai media come dottrina salvifica che richiama i popoli alla espiazione delle proprie colpe passate, presenti e future. In un discorso alla Costituente contro la firma del Trattato di Pace, il filosofo Benedetto Croce affermò che il fascismo era stato un falso nazionalismo (ammesso che ne esista uno vero), e che esso stava continuando nell’antifascismo. L’antifascismo stava infatti perpetuando la prassi mussoliniana di affrontare i problemi denigrando l’Italia. Mussolini presentava se stesso come il salvatore dell’Italia contro il secolare passato di magagne del Paese, contro l’instabilità dei governi e la lentezza compromissoria delle decisioni, soggette poi ad indisciplina, scetticismo e disfattismo. Renzi non aveva quindi dovuto fare alcuno sforzo per trovare già belli e pronti i suoi slogan. Salvare l’Italia dagli Italiani diventa così aggiotaggio sociale, un autorazzismo che svaluta un Paese e lo offre alla colonizzazione. Non per nulla nel dopoguerra il comico triestino Angelo Cecchelin notò la facilità con cui le camicie nere si erano riconvertite in camicie a stelle e strisce.

Sarebbe un errore concepire l’autorazzismo in chiave puramente ideologica e morale, perdendo di vista la sua vera funzione, cioè l’aggiotaggio sociale. Nel 1973 la finta emergenza-colera a Napoli determinò appunto quel crollo dei valori immobiliari che facilitò la colonizzazione militare del territorio. Ad intere aree vennero sottratte le potenzialità di sviluppo turistico ed agroalimentare determinandone la svendita e l’acquisizione diretta da parte delle autorità NATO, o delle organizzazioni criminali ad essa legate, delle vere e proprie truppe coloniali irregolari, presentate però dalla pubblicistica autorazzistica come una degenerazione antropologica del territorio. In quell’occasione nessun “progressista” si domandò come fosse possibile un’epidemia di colera in aree dotate di acquedotti e sistemi fognari moderni, e nessuno notò la stranezza di una “epidemia” che non determinava alcun aumento della mortalità media. Lo “spirito di denuncia” delle opposizioni venne così reso funzionale all’aggiotaggio sociale.
Il razzismo e l’autorazzismo costituiscono anche un training di credulità per l’opinione pubblica, ed infatti nel 1973, a pochi mesi dalla finta emergenza-colera, vi fu in tutta Europa anche una finta emergenza per un inesistente embargo del petrolio da parte dei Paesi arabi. Furono così imposti mesi di “austerità” a tutta la Comunità Europea; ciò ad onta di chi favoleggia su un’Europa “buona” precedente al Trattato di Maastricht.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (50)
Commenti Flash (61)
Documenti (46)
Falso Movimento (1)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (6)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


15/12/2018 @ 10:06:49
script eseguito in 81 ms