"
""Napoli" è una di quelle parole chiave della comunicazione, in grado di attivare nel pubblico un'attenzione talmente malevola da congedare ogni senso critico, per cui tutto risulta credibile."

Comidad
"
 
\\ Home Page : Articolo
LA VERA COSTITUZIONE È LA MISTIFICAZIONE
Di comidad (del 11/06/2026 @ 00:05:38, in Commentario 2026, linkato 16 volte)
Non c’è nulla di strano nel fatto che un papa colga l’occasione dell’avvento dell’intelligenza artificiale per riproporre la consueta retorica sulla centralità dell’uomo. Non c’è da stupirsi se i preti usano ogni opportunità per dire messa e pronunciare omelie; il problema semmai riguarda quelli che si arruolano come chierichetti. Meno spiegabile è infatti che tanti “laici” si mettano in cordata con l’enciclica papale per offrire un contributo, anche in chiave critica, per un nuovo umanesimo. Non si tratta soltanto di mantenere un realistico scetticismo sull’effettivo potenziale critico della Chiesa cattolica nei confronti dell’establishment di cui è parte integrante; il problema sarebbe soprattutto di capire se sia serio voler ancora affidare all’umanesimo le prospettive di sopravvivenza e di benessere dell’umanità. Il punto è che per sostituire le classi dirigenti e le opinioni pubbliche, non c’era bisogno dell’arrivo dell’intelligenza artificiale; bastava un distributore automatico o una fotocopiatrice, che probabilmente avrebbero fatto persino di meglio. Nessuna vicenda sfugge al copione preconfezionato, tanto che lo stesso pubblico in sala conosce già le battute e interagisce con la commedia che si recita sul palcoscenico.
A proposito di pessimismo antropologico, un personaggio come Adriano Sofri è un esempio da manuale. La circostanza di essere stato vittima di un abuso giudiziario, non ha affatto nobilitato Sofri; al contrario, egli ha trovato la sua personale via di salvezza nel diventare dispensatore di paralogismi per conto dell’establishment che lo aveva incastrato. Nel caso della grazia concessa da Mattarella a Nicole Minetti, l’espediente retorico più banale era quello di ricorrere all’episodio dell’adultera del vangelo di Giovanni; e infatti Sofri lo ha usato. Ma la figura dell’adultera non ha alcuna connotazione venale, e solo in base a un pregiudizio maschilista la si può associare alla prostituzione (femminile o maschile che sia), che comporta invece una transazione economica. Se proprio si voleva ricorrere a un caso di assoluzione dotato di titoli storiografici e iconografici, si poteva ricorrere a Mnesarete, l’etera e modella più nota con il suo nome d’arte di Frine, che fu graziata dai giudici mostrando loro le sue grazie. Ci sarebbe stata anche l’assonanza tra i nomi Mnesarete e Minetti.
Ancor più nobile sarebbe stato rinfacciare al partito dei forcaioli che le magagne si occultano molto meglio all’ombra delle forche che all’ombra dei provvedimenti di grazia. Pochi giorni fa l’ex sottosegretario alla Giustizia Delmastro ha narrato per l’ennesima volta di come per ingenuità si sia messo in affari con i prestanome di un boss del crimine organizzato. Nessuno dei critici o accusatori di Delmastro ha fatto due più due, chiedendo ad un sottosegretario che si occupava di detenzione al 41bis, come mai fosse in contatto proprio con i prestanome di un boss che sta al 41bis. Grazie al suo alone sacrale di surrogato della forca, il 41bis non è mai sospettabile di reconditi affari e non deve rendere conto della sua mancanza di trasparenza.

Ma c’era una considerazione ancora più nobile da fare sulla vicenda in oggetto, e cioè che il caso Minetti, in sé poco rilevante, ha assunto le dimensioni di una catastrofe istituzionale soltanto dopo che Mattarella lo ha inviato alla Procura milanese per un supplemento di indagini. L’uguaglianza davanti alla legge non c’entra niente, e basta un minimo di raziocinio per capire che è una barzelletta. Blaise Pascal osservava che la legge vale per chi la subisce e non per chi la gestisce; quindi è la legge stessa a determinare condizioni di disuguaglianza e di privilegio di impunità. Se si vuole delinquere, la posizione ottimale è quella del poliziotto; poi ci saranno sicuramente anche poliziotti onesti e per bene, dato che a questo mondo c’è di tutto.
Il problema vero però è un altro; e cioè che si sarebbe potuto preservare il decoro istituzionale semplicemente ignorando le inchieste giornalistiche, o genericamente dichiarando la loro non pertinenza. Al contrario, Mattarella ha afferrato la palla al balzo per allestire una sfacciata esibizione di potenza, costringendo la magistratura a umiliarsi e a recitare frasi prive di senso. Ai tempi di Alessandro Manzoni, allorché c’era da coprire un fattaccio, si ricorreva al “troncare, sopire”; oggi invece ci si permette il lusso di sbracare, rilanciando con un abuso ancora più plateale. D’altra parte il problema non riguarda Mattarella come persona, bensì una Costituzione che si dichiara repubblicana, che sembra delineare addirittura una repubblica parlamentare, salvo poi annullare immediatamente ogni separazione dei poteri riunendoli nella figura del presidente della repubblica. La separazione dei poteri è sempre una illusione, dato che i poteri si ricompongono nella rete dei conflitti di interesse e dei ricatti incrociati; ma la nostra Costituzione non ti lascia neppure l’illusione. Il Capo dello Stato è capo delle forze armate, presiede il Consiglio Supremo di Difesa, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, nomina i ministri, può sciogliere anticipatamente le Camere, eccetera; quindi è un monarca. La fine dei partiti di massa che gestivano le banche e l’economia, ha fatto sparire tutti i contrappesi e quindi una monarchia semi-costituzionale è diventata una monarchia assoluta. Ai tempi della sua massima potenza il sistema dei partiti riusciva anche a imporre figure deboli come Giovanni Leone alla presidenza della repubblica, ma da Cossiga in poi è stato inarrestabile lo spostamento di potere verso il Quirinale (che, non per niente, è una reggia). Però sono quasi ottanta anni che ci raccontiamo la favoletta della “Costituzione più bella del mondo”, leggendone solo la prima parte, e facendo finta di non vedere che nella parte dell’ordinamento si rinnegano tutte le belle promesse iniziali.
La maggioranza dell’opinione pubblica ignora le smentite ed è rimasta legata al mito del presidente come semplice taglianastri. La mistificazione è un fenomeno partecipativo ed ha i suoi rituali collettivi. I rituali della fintocrazia sono a struttura binaria e chiamano le masse a schierarsi e fare il tifo per uno dei due contendenti; prevedono, ad esempio, che il governo “de destra” rilanci il nucleare, mentre quelli “de sinistra” si appellano alle energie alternative ed ai responsi dei referendum del 1987 e del 2011. Purtroppo risulta impossibile far rientrare gli eventi reali nel letto di Procuste di queste pantomime. La centrale nucleare di Latina è stata costruita dall’ENI a partire dal 1958, ed è stata avviata a tempo di record nel 1963. All’epoca quella di Latina era la maggiore centrale nucleare d’Europa, e l’hanno costruita senza dirci niente; mentre oggi, per dei miseri minireattori, la Meloni mette su un circo mediatico, dimenticandosi però di dirci dove prenderà l’uranio. Con la nazionalizzazione dell’energia elettrica, la gestione della centrale nucleare è passata all’ENEL. La cosa strana è che alla fine degli anni ’70 in Italia si avviò un dibattito sul nucleare, basato però sulla finzione che le centrali non ci fossero già. Ad occuparsi delle centrali nucleari e delle scorie radioattive è la SOGIN, una società a capitale pubblico, che in realtà è un ente appaltatore in funzione degli affari di Ansaldo Nucleare, che fa parte del gruppo Leonardo SpA. Sul sito SOGIN ci viene raccontato che l’attività della centrale di Latina sarebbe stata sospesa nel 1987, in seguito al risultato del referendum. Sempre secondo questa poco plausibile narrazione, la centrale sarebbe rimasta in condizione sospesa per trentatré anni (sic!), fino al 2020, quando il governo avrebbe finalmente ordinato di avviarne la dismissione, il “decommissioning”, che sarebbe in atto a tutt’oggi. La storia non sta né in cielo né in terra. Ci si vuol far credere che il pubblico, dapprima tenuto all’oscuro di tutto, poi venga improvvisamente chiamato a “decidere”, salvo poi farlo ripiombare nel blackout di notizie. L’unica cosa che si può capire dai contratti di appalto tra SOGIN e Ansaldo Nucleare, è che per queste due aziende il vero business non è mai stato la produzione di energia nucleare, ma il traffico di scorie radioattive.
Articolo Articolo  Storico Archivio Stampa Stampa

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (5)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (52)
Commentario 2020 (54)
Commentario 2021 (52)
Commentario 2022 (53)
Commentario 2023 (53)
Commentario 2024 (51)
Commentario 2025 (53)
Commentario 2026 (23)
Commenti Flash (62)
Documenti (32)
Emergenze Morali (1)
Falso Movimento (12)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (35)
Links (1)
Manuale del piccolo colonialista (19)
Riceviamo e pubblichiamo (1)
Storia (9)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


11/06/2026 @ 03:00:01
script eseguito in 34 ms