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"Propaganda e guerra psicologica sono concetti distinti, anche se non separabili. La funzione della guerra psicologica è di far crollare il morale del nemico, provocargli uno stato confusionale tale da abbassare le sue difese e la sua volontà di resistenza all’aggressione. La guerra psicologica ha raggiunto il suo scopo, quando l’aggressore viene percepito come un salvatore."

Comidad (2009)
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CLEPTOCRAZIE ASSETATE DI GUERRA CIVILE
Di comidad (del 29/10/2026 @ 00:05:01, in Commentario 2026, linkato 36 volte)
Purtroppo le opposizioni tendono spesso a idealizzare il sistema che dicono di voler contrastare. A volte l’idealizzazione arriva alla sperticata apologia, come quando si definisce “tecnocrazia” la cosca cleptocratica che imperversa a Bruxelles. Pur senza certi eccessi celebrativi, la propensione ad edulcorare l’immagine del potere risulta ancora particolarmente persistente nelle circostanze attuali, per cui si sta diffondendo la tesi secondo la quale i governi e i media europei starebbero scaricando sulla cosiddetta guerra ibrida russa quelli che in realtà sono problemi e turbolenze derivanti da una gestione fallimentare dell’economia e della società. In una visione del genere il potere tenderebbe a proiettare i conflitti interni su un presunto mandante esterno da usare come alibi o capro espiatorio della propria incapacità.
In una recente intervista persino Putin ha avallato una tale versione addolcita dei fatti, cioè la storia patetica di dirigenze europee che si difenderebbero accusando gli altri, attribuendo ad un sabotatore i guasti dovuti invece alla propria inettitudine. In altri termini, la guerra civile sarebbe per il potere un effetto collaterale indesiderato e non una funzione fondamentale del potere stesso. Ciò significa che è stato rimosso dal dibattito politico il concetto di scontro di classe, per cui il potere viene misurato e valutato esclusivamente in base ad asettici criteri aziendalistici di efficienza e inefficienza. Rimanendo in questa ottica aziendalista, ci si potrebbe bere addirittura la fiaba secondo cui le dirigenze europee si sarebbero fissate con la minaccia russa e quindi trascurerebbero i bisogni delle proprie popolazioni.
Per le oligarchie nostrane la russofobia è una narrativa di copertura per l’italofobia, cioè il nemico esterno serve come pretesto per attuare regolamenti di conti all’interno. Le oligarchie nostrane potranno facilmente sostituire Putin con qualche altra minaccia, mentre il vero bersaglio rimarrà sempre il reddito delle classi subalterne.

In una visione idealizzata del potere rientrano anche le cosiddette teorie cospirative, le quali attribuiscono a lucidità programmatica ciò che invece è uno schema comportamentale. Il potere ha infatti una sua tossicità intrinseca e la sua droga è l’emergenza, che non significa soltanto clima di minaccia e di catastrofe incombente, ma soprattutto amministrazione arbitraria del denaro pubblico; in termini più espliciti, una gestione cleptocratica del prelievo fiscale e della spesa pubblica. Nel sedicente Occidente il lobbying ha sopraffatto completamente la mediazione politica, perciò la tendenza emergenzialista non trova più nessun contrappeso. La psicosi della minaccia russa consente infatti di saltare le procedure amministrative e le gare di appalto. La Corte dei Conti dell’UE ha accertato il totale abbandono di ogni trasparenza nell’acquisto di armi; ma si tratta di segnalazioni che lasciano il tempo che trovano. Tanto per chiarire: aumento delle spese militari non significherà comprare più armi, bensì far lievitare all’infinito i costi delle armi che si sarebbero comprate comunque.
Il prelievo fiscale si sposta verso il contribuente povero, quello che non può reagire; anzi, se accenna a reagire allora tanto meglio, poiché potrà essere additato come un ingrato ed un irresponsabile che se la prende proprio con coloro che lo stanno salvando dalla minaccia russa. Del resto il confine tra repressione e provocazione non è mai chiaro, dato che le stesse polizie al loro interno sono frammentate in bande, ognuna con i propri infiltrati e informatori, i quali a loro volta sanno che più mestano e più acquisiscono importanza agli occhi dei loro committenti. Ma ciò che è davvero importante è fornire ai media le scene di tafferugli utili a creare una fittizia rappresentazione che rovescia i ruoli di carnefice e vittima. Il vittimismo infatti è un lusso riservato ai ricchi ed ai potenti, non alle vere vittime.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


29/10/2026 @ 04:30:51
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