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"Propaganda e guerra psicologica sono concetti distinti, anche se non separabili. La funzione della guerra psicologica è di far crollare il morale del nemico, provocargli uno stato confusionale tale da abbassare le sue difese e la sua volontà di resistenza all’aggressione. La guerra psicologica ha raggiunto il suo scopo, quando l’aggressore viene percepito come un salvatore."

Comidad (2009)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 16/01/2014 @ 01:00:28, in Commentario 2014, linkato 1120 volte)
Il tentativo di santificazione televisiva del commissario Luigi Calabresi forse rappresenta qualcosa di più della consueta riscrittura della Storia da parte dei vincitori, anche perché nella Storia non ci sono vincitori, ma conflitti perenni, nei quali spesso i bersagli non sono neppure consapevoli di esserlo.
Una delle trappole più comuni che queste operazioni propagandistiche mettono in atto, è quella di spostare la discussione sui dati incerti per spiazzarla rispetto ai pochi dati certi o certissimi. Ad esempio: Calabresi era o no presente nella stanza dalla cui finestra volò Giuseppe Pinelli?
Vai a stabilirlo con certezza, dopo tanti anni di chiacchiere e depistaggi. Gli elementi di contrasto al processo di beatificazione vanno ricercati invece tra i dati incontrovertibili, quelli che non possono essere smentiti. Costituisce un dato di fatto che quando Calabresi sporse querela per diffamazione contro il quotidiano "Lotta Continua" per le accuse di aver assassinato Pinelli, lo fece a titolo personale. Eppure, in base all'articolo 595 del codice penale, il reato di diffamazione non è previsto soltanto nei confronti delle persone, ma anche nei confronti delle istituzioni, con pene in questo caso addirittura aggravate. Calabresi era attaccato non a livello personale, ma in quanto pubblico funzionario nel momento dell'esercizio della sua funzione, perciò l'eventuale reato di diffamazione da parte di "Lotta Continua" era configurabile come commesso nei confronti dell'istituzione-Polizia. In base alla legge, questa era l'ipotesi obbligata, e ciò non solo per un formalismo giuridico, ma per l'oggettiva constatazione che accusare Calabresi di aver assassinato Pinelli implicava necessariamente la complicità dell'intera Questura di Milano, quantomeno nell'occultare le prove.
Calabresi fu invece lasciato solo dalla magistratura e dai suoi colleghi a difendere la propria immagine di funzionario, come se facesse comodo che la campagna di stampa contro di lui fosse travisata nel senso di un attacco ad un singolo poliziotto "deviato". Se Calabresi fu un santo martire, come si prospetta nel processo di beatificazione ecclesiastico che lo riguarda, a questo martirio non furono quindi estranei i suoi colleghi ed i suoi superiori. Chi lo abbia ucciso non si sa, ma quel che risulta certo è che almeno un movente preciso può essere identificato proprio nell'ambiente del commissario, per chiudergli la bocca.
Ma oggi i moventi non contano nulla, perché ci è stato spiegato che il "cui prodest?" costituisce un criterio senza valore. Così per l'assassinio di Calabresi risultano condannati tre ex esponenti di Lotta Continua, cioè proprio il gruppo politico che in quel momento aveva meno interesse alla morte di Calabresi, poiché tale morte liquidava anche il protagonismo editoriale e mediatico di Lotta Continua. Ma si sa che i "terroristi" non ragionano, e sono mossi esclusivamente da odio e fanatismo. Tra gli accusatori degli ex lottacontinuisti vi sono poi quelli che non si pongono neppure il problema della loro effettiva partecipazione materiale all'omicidio, ma sembrano quasi ritenere che l'energia negativa suscitata dalla loro campagna di odio verso il commissario si sia esotericamente materializzata nei sicari.
Forse non è un caso che l'assassinio senza un vero movente di interesse, cioè il reato motivato esclusivamente dall'odio, rappresenti una figura giuridica molto cara all'Unione Europea, che ha tracciato una linea legislativa per individuare e punire i cosiddetti "reati di odio". L'evanescenza giuridica di questi "reati di odio" infatti potrebbe consentire le imputazioni più fantasiose ed ogni abuso giudiziario.
L'incarico di delineare a livello "filosofico" questa categoria dell'odio, è stato affidato ad André Glucksmann, il pubblicista che i media avevano lanciato alla fine degli anni '70 come "nouveau philosophe" in funzione antisovietica. La scelta di questo propagandista della guerra fredda rende evidente la finalità strettamente politica dello "hatecrime", come difesa ideologica del potere delle attuali oligarchie europee, talmente sagge e illuminate da non poter mai essere oggetto di ostilità per motivi pratici, ma solo per furia irrazionale.
Che l'odio costituisca una categoria politica ed un generale fattore di identificazione di gruppi sociali ed etnici, è un dato ovvio ed acquisito, ma Glucksmann vorrebbe invece farci credere che questi sentimenti deteriori siano appannaggio esclusivo del "nemico" di turno del Sacro Occidente, e quindi è proprio Glucksmann a diffondere odio razziale. Quello di ideologia è uno dei concetti più fraintesi, e viene di solito applicato a nozioni vaghe e inconsistenti come "democrazia" e "dittatura", oppure "destra" e "sinistra". In realtà l'ideologia per eccellenza è il razzismo, cioè la pretesa di superiorità morale ed antropologica delle oligarchie sui popoli colonizzati e sulle classi sottomesse.
Anche l'ideologia camuffata da "filosofia" torna utile nella guerra psicologica, e non c'è da restarne sorpresi, visto che il vero tutore della UE è quella NATO che vanta giganteschi apparati addetti alle PSYOPS, peraltro sfacciatamente esibiti con tanto di siti internet. (4)
Accade così che, a tanti anni dalla sua morte, san Calabresi continui a rendersi utile per il sistema che egli difendeva più di un quarantennio fa; quindi un'aureola ed un altarino se li merita.
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Di comidad (del 09/01/2014 @ 01:08:08, in Commentario 2014, linkato 1380 volte)
L'ingresso della Lettonia nell'area-euro è stato oggetto sulla stampa ufficiale di scontati commenti "cerchiobottistici", basati su un espediente retorico sempre efficace, cioè il contrapporre ad osservazioni concrete delle questioni vaghe. Ad esempio: possibile che l'euro sia il responsabile di tutti i mali? Oppure: i disastri dell'area-euro sono sotto gli occhi di tutti, ma se un altro Paese ha deciso di entrarvi proprio adesso, allora non è che l'euro vanti delle virtù nascoste che solo un lungimirante osservatore esterno sa cogliere?
In questo modo si può fingere di discutere all'infinito, ottenendo così l'effetto desiderato, che consiste nell'avallare l'attuale stato di cose. Peraltro si può tranquillamente riconoscere che oggi l'euro in sé non è neanche il maggiore e peggiore dei mali che si porta dietro l'Unione Europea. Quando si chiede di allentare la morsa dell'austerità o di rendere più flessibili i parametri di bilancio, si è ancora fermi ad un dibattito precedente al 2012, l'anno dal quale la situazione della UE ha cominciato a sfuggire a qualsiasi tipo di plausibile narrazione.
Dal 2012 infatti è stato attivato quel nuovo organismo inenarrabile che va sotto il nome di Meccanismo Europeo di Stabilità, la cui maggiore risorsa a disposizione contro l'opinione pubblica è proprio la sua stessa assurdità. Chiunque cerchi di spiegare ad un ignaro in cosa consista il MES, rischia come minimo di passare per pazzo. Che senso ha un'istituzione europea che rastrella settecento miliardi (sic!) dagli Stati europei (centoventicinque miliardi solo dall'Italia), per poi poterglieli riprestare a strozzo in caso di bisogno? Che spiegazione confessabile può mai avere la totale immunità ed impunità legale dei vertici del MES proclamata dal Trattato istitutivo? Come si può giustificare il fatto che questi vertici del MES possano non accontentarsi dei settecento miliardi ed esigere ad arbitrio dagli Stati europei altre somme in tempi stretti e non negoziabili?
Dal 2012 l'UE ha dunque problemi persino più gravi dello stesso euro in quanto tale, e cioè l'instaurarsi all'ombra dell'euro di un racket finanziario senza precedenti nella Storia. Eppure la Lettonia ha saputo guardare oltre questi trascurabili dettagli criminali, scorgendo nell'euro delle celate virtù che sfuggono agli osservatori più prevenuti e superficiali. E quali sarebbero mai queste virtù?
Le virtù dell'euro si chiamano NATO. Il 6 novembre dell'anno appena trascorso, il segretario generale della NATO, il danese Rasmussen, è volato in Lettonia non solo per parlare di questioni strettamente militari, ma anche per complimentarsi platealmente con il governo lettone per la sua prossima entrata nell'area-euro. Oltre che dal sito della NATO, la notizia della perfomance di Rasmussen in Lettonia è stata lanciata con l'opportuna enfasi dal giornale online "Baltic Course", un bollettino semi-ufficiale di politica e affari dei Paesi baltici.
I complimenti di Rasmussen al governo lettone però sapevano molto di imposizione camuffata, come a dire: ormai non potete tirarvi più indietro. Del resto Rasmussen non è affatto nuovo a questi pesanti interventi in questioni economiche e finanziarie, e può permettersi di farlo in base all'articolo 2 del Patto Atlantico, che impone l'integrazione economica dei Paesi membri della NATO. La virtù dell'euro non è allora nemmeno tanto nascosta, dato che la NATO non ha più nessun pudore a presentarsi e rivelarsi ufficialmente come il maggiore puntello del fatiscente edificio dell'euro.
Che la virtù recondita dell'euro sia proprio quella militare è confermato dalle stesse fonti lettoni. Il ministro delle finanze del governo lettone ha difeso l'ingresso nell'area dell'euro non con argomenti finanziari, bensì facendoci sapere che la decisione è stata presa soprattutto in funzione anti-russa, in modo da prevenire i ripensamenti che sono avvenuti in Ucraina, dove il brutale paternalismo russo è stato preferito alla brutalità tout-court della UE e della NATO.
Che il principale collante del cosiddetto capitalismo sia costituito dal militarismo, dovrebbe essere considerato una scoperta dell'acqua calda, visti i tanti precedenti storici; ma la tronfia mitologia del capitalismo riesce spesso ad occultare anche l'evidenza.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


11/12/2018 @ 13:17:46
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