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"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 17/02/2011 @ 02:26:03, in Commentario 2011, linkato 1464 volte)
La manifestazione del 13 febbraio per rivendicare la dignità delle donne è stata fatta oggetto non solo delle condanne scontate da parte dell'opinionismo filo-governativo, ma anche di molte critiche provenienti da aree di opposizione. Questo secondo tipo di obiezioni si è orientato nel senso del cosiddetto "benaltrismo", chiedendo come mai non si sia reagito prima a tutte le violazioni di diritti fondamentali avvenute negli scorsi anni. Ma questo tipo di critiche non considera che si può reagire solo a ciò di cui si è consapevoli o messi a conoscenza, perciò non vi è, in sé, nulla di sbagliato nel fatto che l'insofferenza e lo sdegno nei confronti di Berlusconi si siano "agganciati" ad un tema oggi al centro dell'attenzione. Il vero problema riguarda semmai il tentativo della guerra psicologica di rovesciare a proprio vantaggio questi slanci di ribellione, agitandovi davanti dei falsi bersagli, come appunto il "berlusconismo culturale", cioè l'idea che Berlusconi sia rappresentativo di vizi e tare storiche del popolo italiano, in questo caso del maschilismo.
In realtà in ogni Paese c'è tutto ed il contrario di tutto, ma si può considerare caratteristico di un popolo soltanto ciò che abbia tradizione e radicamento sociale, in modo da poter camminare con le proprie gambe. Se si fa un'analisi meno condizionata dagli slogan predominanti, ci si rende conto che è proprio la vitalità intrinseca del berlusconismo a risultare mancante, che il regime berlusconiano è un fenomeno posticcio, e che l'apparente forza di Berlusconi deriva esclusivamente dalla circostanza che i suoi avversari si dimostrano sempre, ed inspiegabilmente, paralizzati nei momenti decisivi.
Nella rappresentazione mediatica del conflitto permanente tra Berlusconi e la Magistratura rimane in ombra un evidente paradosso storico, riguardante il dato incontrovertibile che l'ascesa politica dell'attuale Presidente del Consiglio ha trovato le sue premesse e le sue condizioni nella dissoluzione per via giudiziaria del precedente assetto politico, quello che, con approssimazione giornalistica, viene definito "Prima Repubblica". Se la propaganda berlusconiana presenta le disavventure giudiziarie del Presidente del Consiglio come una conseguenza del suo ingresso in politica, la versione antiberlusconiana ribatte spesso, ed anche con dati di fatto, che in realtà questo ingresso in politica sarebbe stato motivato proprio dall'esigenza di trovare uno scudo, attraverso le leggi ad personam, contro le inchieste giudiziarie.
Anche la seconda - e molto più plausibile - narrazione non tiene però conto del dato che, negli anni precedenti alla candidatura di Berlusconi alla guida del governo, nel pieno della cosiddetta inchiesta "Mani Pulite", Berlusconi è stato risparmiato dall'accusa di versamento di tangenti. A suo tempo, pochi commentatori fecero notare quanto risultasse irrealistico che tra i finanziatori di Craxi non risultasse la presenza dello stesso Berlusconi; una circostanza assurda se si considera la massa di privilegi ed agevolazioni che gli erano stati elargiti dal potere politico di allora.
Un personaggio di assoluto rilievo nel panorama affaristico italiano, il padrone di Montedison Raul Gardini, fu spazzato via in poche settimane dall'inchiesta giudiziaria che lo riguardava; ed altrettanto avvenne al presidente dell'ENI, Gabriele Cagliari. La loro fine fu anche sancita dai rispettivi "suicidi", sui quali molti giornalisti si improvvisarono psicologi da strapazzo per garantircene l'attendibilità. Peraltro, nessuno dei tanti "suicidi" avvenuti all'epoca ebbe l'onore di essere oggetto di una seria inchiesta giudiziaria.
Di fronte alla geometrica potenza dimostrata dalle Procure nel liquidare Gardini e Cagliari, fa impressione l'incedere tardo ed esitante delle inchieste che hanno riguardato Berlusconi. Il giudice Di Pietro si dimise dalla Magistratura pochi giorni dopo aver assunto l'incarico di un'inchiesta riguardante Berlusconi, e quell'episodio oscuro non ha mai pesato sull'alone di "antiberlusconiano di ferro" dello stesso Di Pietro.
Se Berlusconi, che nel 2007 appariva politicamente defunto, poté rientrare alla grande, fu in parte per l'apertura di credito nei suoi confronti che gli fu assicurata dal segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni; ma la "spallata" al governo Prodi arrivò da un'inchiesta giudiziaria che coinvolse il ministro della Giustizia, Clemente Mastella e dall'arresto della moglie di questi. Berlusconi deve perciò il suo grande ritorno nel 2008 in parte a Veltroni ed in parte alla Magistratura.
Se oggi i magistrati possono ottenere il rito immediato nei confronti di Berlusconi, lo si deve considerare esclusivamente merito suo, poiché per il più grave dei reati di cui è imputato, la concussione, è stato egli stesso a fornire le prove mentre lo commetteva. Per quanto concerne la prostituzione minorile, è stato ancora una volta Berlusconi a facilitare l'inchiesta giudiziaria, poiché, nonostante l'esplosione del caso "nipote di Mubarak", egli ha incautamente continuato a tenere i comportamenti incriminati.
Nel mito berlusconiano, sia nella sua versione positiva che in quella negativa, c'è quindi qualcosa che non funziona, ed anche la rappresentazione dello "scontro istituzionale" si scontra con la realtà di un Presidente del Consiglio fuori di testa, che si è cercato col lanternino i suoi guai giudiziari, a fronte di una Magistratura che procede di fronte all'evidenza con passo burocratico, senza dimostrare affatto il mitico "accanimento", e neppure un particolare zelo. Nell'ambito dei presunti "scontri istituzionali" viene dimenticato, o volutamente omesso, anche un altro dato di fatto, cioè che il presidente Napolitano nel novembre ultimo scorso salvò Berlusconi da un sicuro voto di sfiducia alla Camera con il pretesto dell'approvazione della Legge Finanziaria. Quel mese di tregua consentì alla ex maggioranza di ricomprarsi i voti necessari per la fiducia parlamentare, e la cosa più strana fu che i vari Fini, Casini, Bersani e Di Pietro si accodassero supinamente e senza protestare alle direttive di Napolitano.
Il vittimismo berlusconiano non può trovare nessun riscontro nei dati di fatto, e la circostanza che alcuni che si considerano oppositori si lascino ancora sedurre da questo vittimismo, al punto di voler considerare il sostegno a Berlusconi un gesto ribelle e trasgressivo rispetto all'ordine mondiale, costituisce appunto il segnale più certo dell'efficacia della guerra psicologica coloniale di cui l'Italia attualmente è bersaglio. Non si può comprendere nulla del colonialismo senza tener conto della categoria di guerra psicologica (psywar), e di tutte le tecniche con cui essa cerca di infantilizzare i popoli sottomessi, trasformando la condizione di sottomissione in un senso di inferiorità, che faccia considerare la sottomissione stessa come necessaria e desiderabile. Demoralizzazione e corruzione sono due armi complementari del dominio coloniale, perciò vanno sempre analizzate come due aspetti di un unico fenomeno.
Nell'ambito di questa psywar coloniale, si è fatto di tutto per costruire un'opinione pubblica assolutamente persuasa della rappresentatività del "berlusconismo", cioè del suo carattere inconfondibilmente "italiano", in modo che la eventuale caduta di Berlusconi possa diventare un pretesto per imporre espiazione e "sacrifici" a tutto il popolo italiano, che sarà inevitabilmente presentato come complice e corresponsabile delle malefatte del suo satrapo.
In realtà l'inesistenza del "berlusconismo culturale" è dimostrata dal fatto che ogni qual volta Berlusconi si sia trovato in difficoltà, egli ha dovuto cercare il suo supporto ideologico/narrativo in modelli di importazione. Che un capo di governo indagato rivendichi la difesa della propria privacy, non è una semplice manifestazione di faccia tosta, ma costituisce un'operazione ideologica sofisticata, che non è certo alla portata di un deficiente come Berlusconi o di un galoppino come Giuliano Ferrara. Infatti si tratta di una "Ideologia Tedesca".
Quando si è dovuto trasmettere un film da contrapporre ad "Il Caimano" di Nanni Moretti, Rai 2 non ha trovato altro che un film tedesco del 2006: il pluri-premiato "Le Vite degli Altri", il cui tema dichiarato sarebbe appunto la privacy violata dall'occhio invadente ed intrusivo del comunismo. In realtà il film è un'abile mistificazione che compie il tipico gioco delle tre carte, in cui il vero oggetto del contendere viene dissimulato attraverso un fattore di distrazione. Nel film vediamo un intellettuale della Germania Est, un privilegiato del regime, che tradisce il sistema di cui fa parte collaborando con la guerra psicologica della Germania Ovest; ma dato che la cattivissima polizia segreta, la Stasi, per cercare le prove del tradimento, gli ha piazzato dei microfoni in casa, ecco che allora la collaborazione con il nemico ci viene presentata dal film come un dettaglio irrilevante di fronte allo scandalo dell'intimità violata.
Un film del genere va ben oltre la semplice propaganda, infatti cerca di fabbricare una falsa memoria storica circa tutti gli eventi che hanno portato alla fine del cosiddetto "Socialismo Reale" dell'Est-Europa. Agli ex Tedeschi dell'Est il film dice: sì d'accordo, avevate il lavoro, la casa, le garanzie sociali, l'assistenza sanitaria onnicomprensiva e del tutto gratuita, ma non eravate felici perché la polizia comunista violava la vostra privacy, e per questo vi siete ribellati andando ad abbattere il Muro di Berlino. In questo modo la realtà storica viene letteralmente rovesciata, cercando di nascondere che le oligarchie affaristiche oggi dominanti nell'Europa dell'Est hanno la loro origine proprio nei servizi segreti. In Russia, non a caso, il vecchio KGB è diventato la Gazprom, cioè l'azienda che gestisce il business del petrolio e del gas. In altri Paesi dell'Est Europa gli ex agenti segreti sono diventati invece fiduciari delle multinazionali straniere.
Quindi il socialismo reale non è crollato per le sue difficoltà economiche o per il malcontento dal basso, ma per il paradosso dei regimi comunisti già previsto da Bakunin centocinquanta anni fa, e cioè che i controllori sarebbero sfuggiti ad ogni controllo, trasformando così i loro privilegi parziali in privilegio assoluto.
Nel film tedesco il personaggio dello scrittore è un privilegiato del regime che, insieme con i privilegi che già possiede, rivendica anche quello di non essere controllato. Ecco che il mito della originalità ideologica del berlusconismo si appanna un bel po'. C'è anche da rilevare nel film lo sfruttamento di un pregiudizio piuttosto radicato nella sinistra attuale, e cioè che la cultura conferisca una sorta di alone di innocenza, per cui un intellettuale o uno scrittore non possono essere delle spie. In effetti nel film il personaggio dello scrittore è una sorta di viscido doppiogiochista che ricorda figure realmente esistenti, come il cecoslovacco Vàclav Havel, cioè un agente segreto con un piede nei servizi segreti del proprio Paese ed un altro nei servizi segreti stranieri. Queste figure di intellettuale doppiogiochista, nei momenti di passaggio di regime, svolgono anche una funzione di mediazione tra interessi locali e stranieri. Ogni riferimento al ruolo attuale di El Baradei in Egitto è del tutto casuale.
Il film tedesco quindi considera un crimine caratteristico del comunismo quello di controllare i privilegiati non riconoscendogli l'ulteriore privilegio della privacy. La privacy è infatti un privilegio dei ricchi e potenti, mentre i poveri non se la possono permettere. Se, invece di infastidire un privilegiato, la Stasi avesse sequestrato un povero disgraziato qualsiasi e lo avesse condotto in una sorta di Guantanamo per farlo confessare con la tortura, allora nessuna "privacy" sarebbe stata violata e tutto sarebbe a posto. Dagli Stati Uniti ci hanno appena fatto sapere che Guantanamo non si chiude, quindi Guantanamo non ha niente di comunista.
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Di comidad (del 10/02/2011 @ 01:59:18, in Commentario 2011, linkato 1547 volte)
La grande notizia è che l'Amministratore Delegato della FIAT, Marchionne, dopo l'ennesima dichiarazione di abbandono dell'Italia, finalmente dovrebbe incontrare il governo nei prossimi giorni. Per far vedere che si tratta di una cosa seria, si è tenuto da parte del governo a sottolineare che Berlusconi andrà all'incontro accompagnato da tutti e due i suoi tutori, il ministro Giulio Tremonti ed il sottosegretario Gianni Letta.
Ciononostante, secondo le previsioni, il tutto si ridurrebbe semplicemente alla stesura di un comunicato di rassicurazione, dopo il quale Marchionne continuerà a fare quello che gli pare, come ha sempre fatto.
Marchionne tiene in pugno tutti quelli che gli hanno dato credito sinora, perché se questi smentissero lui, sarebbero costretti a smentirsi a propria volta; ma meno che mai potrebbe smascherarlo l'attuale governo, il quale ha basato la sua linea economica sulla proposta di modifica dell'articolo 41 della Costituzione, quello che parla dell'esercizio della libertà economica. Nella prima stesura della proposta di modifica si passava dalla responsabilità sociale dell'impresa a quella individuale dell'imprenditore, come a dire che l'imprenditore è l'unico giudice di se stesso, e non deve rendere conto a niente e a nessuno. Nella proposta presentata ieri dal governo, la formulazione sembrerebbe a prima vista puramente tautologica, per cui sarebbe permesso all'imprenditore tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge. La superfluità dell'affermazione cela però un espediente retorico, per suggerire che adesso ci sia qualche oscuro nemico che lega le mani all'imprenditore. Dalla formulazione esplicita si ripiega nell'allusione, nel sottinteso, in modo da aumentare la confusione e quindi l'arbitrio.
Appare chiaro che la proposta di modifica costituzionale avanzata dal governo avrebbe un iter troppo complesso per sperare di essere approvata, perciò il vero obiettivo è, ancora una volta, solo quello di delegittimare l'attuale Costituzione per crearne una virtuale, basata sui colpi di mano del più prepotente. Ed è stato così che Marchionne ha potuto crearsi una Costituzione a proprio uso e consumo, che gli ha consentito di scavalcare governo e parlamento, e di legiferare abusivamente in materia di relazioni industriali, nonostante che la legge lo vietasse espressamente.
Il golpe strisciante che sta avvenendo da anni in Italia, infatti non consiste nel cambiare davvero le regole e le istituzioni, ma di travisarne il senso, facendone dimenticare la funzione originaria. In tal modo la vera istituzione, la vera Costituzione materiale, diventa la propaganda: chi controlla la propaganda fa le regole. Risulta ovvio che queste regole siano schizofreniche, dettate solo dall'interesse del momento e quindi destinate a contraddirsi; ma la schizofrenia della propaganda riesce spesso a colpire e coinvolgere anche coloro che la segnalano.
Nella manifestazione al Palasharp di Milano, lo scrittore Umberto Eco ha denunciato la schizofrenia di Berlusconi, ma poi lo stesso Eco, allorché ha dovuto cercare un Paese "cattivo" da paragonare all'attuale condizione dell'Italia, non ha trovato di meglio che rivolgersi ai "mostri" fabbricati dalla propaganda, nel caso specifico l'Iran. Ma la vera malvagità dell'Iran consiste nel non far parte dell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), e nell'aver creato una borsa petrolifera alternativa a quelle anglo-americane.
Che l'instaurazione di governi-fantoccio come quello italiano possa avere qualcosa a che fare con le organizzazioni internazionali ed i trattati internazionali che impongono le loro direttive coloniali agli Stati nazionali, costituisce un'ipotesi che non può sfiorare quasi nessuno. Quando mai la propaganda ufficiale ci parla di WTO? Quante persone ne conoscono l'esistenza e le funzioni?
Il WTO è un governo invisibile, che pure esiste nell'ufficialità dei trattati internazionali, un governo di cui si potrebbe sapere tutto tramite il sito del Ministero degli Esteri, ma di cui però non si sa nulla. Il fatto che i trattati internazionali, come quelli istitutivi del WTO, abbiano travolto gli Stati nazionali e li abbiano ridotti ad amministrazioni locali, non vuol dire che lo Stato non esista più. Il punto è che oggi sono i trattati internazionali e la loro dittatura a costituire lo Stato, quello vero.
Ed il problema è che la nostra Costituzione sotto attacco, quella che alcuni vorrebbero difendere con le lacrime agli occhi, contiene il suo vizio di origine proprio nel riconoscere uno status di superiorità ai trattati internazionali, i quali non possono essere neppure sottoposti a referendum abrogativo. A suo tempo lo scopo era di impedire che venisse messo in discussione il trattato di pace appena firmato da De Gasperi; ma sta di fatto che ciò creava una sorta di vulnus giuridico all'assetto costituzionale: una Carta che da un lato si pone come Legge suprema di un Paese, ma dall'altro lato riconosce nei trattati internazionali una direttiva superiore ed intoccabile.
Che i trattati internazionali costituissero uno strumento di colonialismo era noto sin dall'800, dato che la Cina, formalmente sempre rimasta indipendente, di fatto era stata ridotta ad un territorio d'oltremare della Gran Bretagna tramite l'imposizione di trattati militari e commerciali. I nostri Padri Costituenti dovevano perciò intuire le conseguenze di ciò che facevano nel momento in cui non ponevano alcun argine costituzionale allo strapotere dei trattati internazionali, cioè nessun argine al colonialismo.
Quindi non si può difendere una Costituzione che non vuole essere difesa. In compenso si può attaccare la subordinazione ai trattati internazionali, e sarebbe anche ora.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


22/10/2019 @ 21:46:53
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