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"Per la propaganda del Dominio, nulla può giustificare il terrorismo; in compenso la lotta al terrorismo può giustificare tutto."

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 10/06/2010 @ 01:47:24, in Commentario 2010, linkato 2011 volte)
La crisi finanziaria ungherese esplosa nell’ultima settimana ha determinato i soliti prevedibili commenti degli opinionisti ufficiali, i quali hanno attribuito tutta la colpa di ciò che accade agli Ungheresi, responsabili di aver preteso di accedere al capitalismo puro e duro trascinandosi dietro anche i bassi livelli di produttività e le eccessive garanzie sociali del vecchio regime socialista. Anche la ripetizione continua del dogma propagandistico sui presunti bassi livelli di produttività del socialismo reale, serve poi ad accreditare il luogo comune secondo cui il comunismo dell'Est sarebbe crollato per inefficienza economica, invece che per le subdole aspirazioni affaristiche delle sue nomenklature; il messaggio è quindi che non ci siano alternative al sedicente e mitologico "Mercato", spacciato come giustiziere e vendicatore per i "peccati" passati, presenti e futuri. La fiaba moralistica del Paese finito male perché “pretendeva di vivere al di sopra dei suoi mezzi” funziona sempre per i media, poiché, almeno all’inizio, l’opinione pubblica risulta vulnerabile agli slogan colpevolizzanti.
D'altra parte, l’Ungheria non si trova neppure nella “zona euro”, e non perché non sia stata ritenuta degna di entrarci, ma proprio perché i suoi governi non l’hanno mai richiesto, quindi le spiegazioni ufficiali sulla crisi finanziaria ungherese si arrampicano sugli specchi e mettono in evidenza che ci deve essere dell’altro di cui non si può parlare.
Nessun commentatore ufficiale ha infatti notato il nesso esistente tra l’Ungheria e l’altro protagonista delle vicende mediatiche dell’ultima settimana, cioè Israele. Il 17 maggio ultimo scorso Budapest è stata infatti oggetto di un sorvolo illegale a bassa quota da parte di jet militari israeliani. La notizia del sorvolo illegale israeliano su Budapest, e delle conseguenti proteste diplomatiche ungheresi a riguardo, è stata rilanciata a suo tempo dalla agenzia ANSA, ma non risulta che giornali o telegiornali italiani l’abbiano mai diffusa; sebbene un sorvolo illegale non sul solito Libano o sulla solita Siria, bensì su un Paese dell'Europa Orientale, costituisse uno scoop che una "libera informazione" non avrebbe dovuto lasciarsi sfuggire.
I giornali israeliani hanno invece ammesso il fatto, affermando che si trattava di un sorvolo “di routine” su Paesi dell’Est Europa, un sorvolo senza scalo in aeroporti europei. Vista la distanza tra Israele e l’Ungheria, se ne ricava o che i jet militari israeliani possiedono un’autonomia di volo preclusa a qualsiasi altro aeroplano esistente, oppure che la circostanza del volo senza scalo sia una spudorata balla. I giornali israeliani non si sono neppure sentiti in dovere di spiegare il perché di questi voli “di routine” in zone così lontane da Israele.
Qualcuno ha sospettato che in realtà i jet militari israeliani si siano serviti di vari aeroporti militari statunitensi o NATO nell’Europa dell’Est, compreso l’aeroporto militare della città ungherese di Papa, dove una base strategica NATO si è insediata dal 2007. Finché non si trova una spiegazione tecnica alternativa, più che di un sospetto, si tratta dell’unica ipotesi possibile. Quindi Israele in questi ultimi mesi ha effettuato due azioni ostili contro due diversi Paesi appartenenti alla NATO, Ungheria e Turchia; almeno nel caso ungherese, le stesse strutture NATO sono state utilizzate contro un Paese membro della NATO.
Secondo la stampa sionista in Ungheria vi sarebbe un’insorgenza antisemita alimentata dalla psicosi provocata da alcune battute del presidente israeliano Shimon Peres, il quale si complimentava con gli agenti immobiliari israeliani per la quantità di patrimoni immobiliari che erano riusciti ad arraffare a Manhattan, in Polonia, in Romania ed in Ungheria. Il video con queste frasi di Peres circola da anni su YouTube. I sionisti hanno commentato sarcasticamente questa circostanza dicendo che chi manca d’intelligenza non può capire quelle che sono semplici battute di spirito.
Certo, Peres nella sua lunga vita ha sempre molto sofferto per questo suo eccesso di intelligenza, che spesso lo ha consegnato alla triste sorte del genio incompreso. Nel suo famoso incontro con Roberto Saviano dello scorso anno, egli affidò al giovane scrittore una di queste sue incomparabili perle di saggezza, secondo la quale il segreto per avere coraggio sarebbe quello di non avere paura. Non c’è dubbio che Saviano sia uscito molto edificato da questa lezione morale, ma è invece molto dubbio che le vere preoccupazioni degli Ungheresi derivino davvero dall’aver ascoltato le stupidaggini di Peres. Neppure l'antisemitismo ungherese può essere usato per spiegare tutto.
La realtà è infatti che truppe israeliane sono presenti già da anni sul territorio ungherese per garantire la “sicurezza” dei beni immobiliari acquisiti dalle compagnie israelo-americane, ed è questo macroscopico dettaglio a determinare in Ungheria la “psicosi” di cui parlano i sionisti. Queste truppe israeliane inoltre non potrebbero essersi insediate in Ungheria senza un appoggio logistico della NATO.
È vero anche che l’Ungheria - che tra l'altro è il Paese di Theodore Herzl, il fondatore del sionismo - ha alle spalle una lunga storia di antisemitismo, di cui ci si era “dimenticati” per le esigenze propagandistiche della Guerra Fredda. Nel corso della seconda guerra mondiale l'Ungheria era retta da un regime parafascista alleato della Germania e dell'Italia, e le truppe ungheresi parteciparono in grande stile all'Operazione Barbarossa, cioè l'invasione dell'URSS nel 1941. In posizione spesso conflittuale con questo regime fascistoide, operava in Ungheria anche un partito neonazista paramilitare, detto delle Croci Frecciate, che nel 1935 arrivò ad ottenere il 25% dei voti, e che nel 1944 fu insediato al governo dai Tedeschi. Rispetto alla rivolta d'Ungheria del 1956, perciò non fu realistico ritenere che i nazifascisti non vi svolgessero alcun ruolo; ma la propaganda occidentale preferì, ovviamente, sorvolare sul particolare. Il corrispondente italiano dall’Ungheria più prestigioso, Indro Montanelli, si soffermò soprattutto sulla descrizione dell’opposizione “da sinistra” all’URSS, poiché ciò avrebbe contribuito maggiormente a mettere in crisi le coscienze dei comunisti italiani ed europei.
Dopo il crollo dei regimi del “Socialismo Reale”, improvvisamente la propaganda “occidentale” e sionista si è "ricordata" del nazifascismo ungherese e, a questo scopo, ha dissepolto e strumentalizzato vicende come quelle di Giorgio Perlasca. A questo punto può essere facile per la propaganda occidental-sionista liquidare i malumori ungheresi per la spoliazione del loro territorio come insorgenze antisemite, ed è strano che poche settimane prima delle elezioni politiche in Ungheria gli Israeliani abbiano sentito il bisogno di dare una mano alla propaganda antisemita del partitino neonazista ungherese con quel minaccioso sorvolo illegale su Budapest.
Sta di fatto però che il risultato più clamoroso delle recenti elezioni ungheresi sia stato l’astensionismo della metà circa dell’elettorato, perciò anche il 15% del partito neonazista si riduce alla metà del voto effettivo; ed in quale Paese non c’è un 7-8% di fascisti?
L'antisemitismo scompare e riappare nella propaganda "occidentale" a seconda delle convenienze affaristiche, infatti anche il cattolicesimo ungherese fu santificato durante la Guerra Fredda, ed il cardinale ungherese Mindszenty, imputato nel 1948 in un processo staliniano, divenne un’icona mondiale dell’anticomunismo. Adesso però, guarda caso, la propaganda occidental-sionista si va a ricordare, oltre che della pedofilia dei preti, anche delle compromissioni della Chiesa ungherese con il nazismo e l’antisemitismo; proprio ora che la Chiesa vorrebbe rientrare in possesso dei suoi antichi patrimoni immobiliari (praticamente mezza Ungheria), che erano stati nazionalizzati dal regime comunista. La “crisi finanziaria” offrirà al governo ungherese il pretesto per cedere ai privati altre quote del Demanio dello Stato, e questi privati saranno ancora una volta delle multinazionali americo-sioniste; ma, dato che la NATO funziona come una cordata affaristica, non è da escludere che al business si siano agganciate anche multinazionali tedesche e persino italiane.
La NATO non è quell'alleanza militare che sembra e che dice di essere, ma consiste in una vera multinazionale dei traffici illegali ed in un veicolo di colonizzazione dei Paesi "alleati" degli Stati Uniti. Ciò potrebbe valere anche per il sionismo. Un vecchio documento, reperito dal giornalista de "Il Messaggero" Eric Salerno, dimostra infatti che nel 1948, anno della nascita dello Stato di Israele, nella guerra contro gli Arabi, il sionismo utilizzava mercenari non ebrei. Si tratta di un rapporto dei Carabinieri di stanza presso il Consolato italiano in Palestina, da cui risulta che nel 1948 anche mercenari italiani, di religione cattolica, erano stati reclutati per combattere nel neonato esercito israeliano.
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Di comidad (del 10/06/2010 @ 01:43:41, in Commenti Flash, linkato 973 volte)
Povero Marpionne… L’AD della FIAT porta avanti la sua politica di rilancio dell’azienda tra malumori, sospetti e pregiudizi davvero inattuali. Dopo aver quasi portato alla chiusura Termini Imerese, con i prevedibili benefici per l’economia italiana, Marpionne rivolge le sue cure allo stabilimento di Pomigliano. Le proposte di Marpionne sono allettanti: portare i turni di lavoro settimanali fino a 18 e poi a 21, ottenere 15 sabati lavorativi, garantire la non proclamazione di scioperi nei sabati concordati e altre piacevolezze. Di fronte a questa generosità, i sindacati, dall’UGL alla Fiom, si sono semplicemente dichiarati “disponibili a raggiungere un’intesa”, dimostrando così tutta la loro rigidità corporativa. Marpionne ha confidato che: “In America l’atteggiamento è completamente diverso e come italiano me ne dispiaccio.” Ma la magnanimità di Marpionne non si arrende: ed eccolo proporre una norma che contenga sanzioni economiche per i sindacati che, nonostante gli impegni, proclamassero lo sciopero in quei giorni; una deroga al tempo minimo di 11 ore tra un turno e l’altro, aumenti dei ritmi e altro ancora. Ma ancora una volta i sindacati, invece di intonare canti di giubilo, hanno risposto con un irremovibile: “ci sono le condizioni per arrivare ad un accordo”; un’ottusità ideologica davvero inaudita. Ha ragione Marpionne ad essere deluso, chi potrebbe criticarlo se decidesse di chiudere gli stabilimenti italiani e portarsi tutto in Polonia o, che so, in America? Certo, tutto a spese del contribuente italiano; se no a che servono le manovre finanziarie?
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


11/12/2018 @ 13:05:08
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