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"Ridurre l'anarchismo alla nozione di "autogoverno", significa depotenziarlo come critica sociale e come alternativa sociale, che consistono nella demistificazione della funzione di governo, individuata come fattore di disordine."

Comidad
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 01/03/2007 @ 00:00:00, in Documenti, linkato 1043 volte)

Il colonialismo è una tecnica di dominio che si riproduce con precise costanti nel corso della Storia. Queste prime voci costituiscono l'avvio della stesura di un manuale a riguardo. Chi fosse interessato, può anche fornire il suo contributo. Comidad

6 - Droga e umanesimo

Uno degli strumenti più importanti cui l'Inghilterra fece ricorso per mantenere il suo dominio in India, fu, insieme all'alcolismo, l'oppiomania. Il papavero d'origine mediterranea fu introdotto in India come in Cina dagli Arabi. Ma furono gli Europei a dare un'ampiezza senza precedenti al commercio dell'oppio, che utilizzeranno come mezzo per finanziare i loro acquisti di spezie, di tessuti di cotone e seta, e ne faranno uno strumento di dominio decisivo. E' qui che si può parlare davvero per la prima volta di "denaro della droga" nel senso che il finanziamento di una politica imperiale è deliberatamente ricavato dalla droga, puntando sulla tossicomania dell'altro.

L'esportazione del narcotico indiano fu legalizzata dal trattato di T'ien-tsin. L'oppio della valle del Gange rappresentava almeno i due terzi del totale delle esportazioni indiane della droga, che era fabbricata, a partire dal prodotto consegnato dai contadini, in manifatture autorizzate e supervisionate dal governo. Gandhi diceva in proposito che: "Prima degli Inglesi non c'era in India nessun governo disposto a incoraggiare il male rappresentato dall'uso dell'oppio e ad organizzarne l'esportazione a fini fiscali come hanno fatto gli Inglesi."

Nel 1880, l'alto commissario della Birmania indirizzava al governo britannico un rapporto ufficiale in cui si poteva leggere: "L'uso abituale di queste droghe abbatte le forze fisiche e morali, demolisce i nervi, emacia il corpo, diminuisce la sua forza e la sua resistenza, rende le persone pigre, negligenti e poco pulite, annichilisce l'amor proprio costituisce una delle fonti più orribili di miseria, d'indigenza e di criminalità, popola le prigioni di ospiti molli e fiacchi, in breve vittime della dissenteria e del colera, impedisce l'estensione auspicabile dell'agricoltura e il progresso morale dell'imposta fondiaria, blocca l'aumento naturale della popolazione e indebolisce la costituzione della generazione successiva."

Ciononostante una commissione ufficiale invia nel 1895 a Londra un rapporto molto più ottimistico; ecco i passaggi principali: "Il consumo dell'oppio non è affatto un vizio nelle Indie [...]. Si fa ampiamente ricorso a quel prodotto a fini non terapeutici così come a fini semi-terapeutici, in alcuni casi con buoni risultati e nella maggior parte dei casi senza conseguenze nocive [...]. Non è necessario permettere in India la coltivazione del papavero così come la fabbricazione e l'uso dell'oppio soltanto a scopi medicinali. Un’esperienza tradizionale ha insegnato al popolo indiano a far uso di questo prodotto solo con circospezione e l'abuso che se ne fa è un tratto della vita del popolo indiano sul quale non è il caso di soffermarsi. La maggior parte degli oppiomani indiani non è asservita alla sua abitudine. Queste persone prendono le piccole dosi di cui hanno bisogno sul momento e possono rinunciare alla loro razione, passata l'appetenza.
L'oppio è il più comune e il più apprezzato tra i rimedi empirici che hanno a disposizione. Lo prendono per prevenire la stanchezza o attenuarla, come mezzo profilattico della malaria o ancora per ridurre la quantità di zucchero nel diabete, e, in modo più generale, è impiegato ad ogni età come sedativo. L'uso dell'oppio a piccole dosi è uno dei mezzi principali per trattare le malattie infantili [!]. Proibire la vendita dell'oppio senza prescrizione medica sarebbe una misura ridicola e decisamente disumana nei confronti di diversi milioni di esseri umani.[!]"

Questo rapporto è davvero esemplare sul funzionamento dell'ideologia coloniale. Il discorso dell'inferiorità razziale degli Indiani passa attraverso schemi ricorrenti nel colonialismo: il "rispetto" di presunte tradizioni del popolo colonizzato (cfr. "L'invenzione della tradizione" in mpc), il "rispetto" dell'identità culturale dei colonizzati, atteggiamento protettivo e paternalistico del colonizzatore, il "rispetto" di una medicina empirica e popolare che sottolinea il primitivismo dei colonizzati e, più in generale, l'umanesimo come base giustificativa dell'imposizione della droga a milioni di persone.
Com'è ovvio, il governo inglese sceglierà di continuare a drogare milioni d'Indiani proprio accentuando il discorso della diversità culturale; in altri termini, se la droga fa male agli Inglesi, fa invece molto bene agli Indiani.
Questi argomenti permetteranno di non tener conto di ciò che era già noto. In realtà, già nel 1892, cinquemila medici avevano dichiarato in Inghilterra che fumare o mangiare oppio era nocivo per il corpo e disastroso per la mente e che bisognava considerare l'oppio in India come un veleno e trattarlo lì come in patria. Con tutta la diffidenza che si deve avere verso una dichiarazione ufficiale dei medici, questo elemento toglie ogni alibi al colonialismo inglese, le cui scelte furono consapevolmente criminali.

Una commissione della Società delle Nazioni aveva stabilito in meno di 6 kg ogni 10.000 abitanti (0,6 gr per abitante), la quantità annuale necessaria per uso terapeutico. Ora, a Calcutta intorno al 1900, la media del consumo era di 144 kg ogni 10.000 abitanti, ovvero l'assunzione di quantità enormi per ogni oppiofago.

Secondo testimonianze dell'epoca (Liggins), erano gli stessi funzionari inglesi a distribuire gratuitamente l'oppio agli Indiani proprio per creare un mercato, e quando i sostenitori di Gandhi organizzarono una campagna contro l'alcol e l'oppio riuscendo, con la loro azione di propaganda, a far scendere il consumo del 50% nella provincia di Assam, il governo intervenne immediatamente per arrestare quarantaquattro dei sessantatre oratori che percorrevano il paese.

Comidad (marzo 2007)

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Di comidad (del 22/02/2007 @ 23:17:36, in Commentario 2007, linkato 1353 volte)
Dopo la composta manifestazione del 17 febbraio contro l’ampliamento della base NATO di Vicenza, il Presidente del Consiglio Prodi ha dichiarato che la linea del governo non cambierà. Le contemporanee dichiarazioni del Ministro degli Interni Amato circa la contiguità di gruppi di manifestanti con i brigatisti, hanno indicato che anche la linea della propaganda non cambierà, cioè si continuerà a cercare di assimilare ogni tipo di opposizione sociale al terrorismo.
Nella stessa direzione sono andate anche le dichiarazioni rilasciate in un’intervista da Cofferati, sindaco DS di Bologna, che non ha esitato ad indicare i centri sociali come area di reclutamento per i brigatisti. Cofferati ha usato i suoi consueti toni da energumeno esaltato, mostrando anche tratti di mitomania quando ha fatto capire che considera le posizioni sulla sua persona come lo spartiacque tra l’ordine ed il caos terroristico. Sarebbe però un errore considerare queste dichiarazioni da un punto di vista psichiatrico invece che politico. Lo stalinismo è storicamente definibile come la pratica di cercare di risolvere le proprie difficoltà attraverso la ricerca di nemici a sinistra. È una linea che si è sempre rivelata perdente, perché in tal modo la sinistra di governo fa terra bruciata proprio nell’area che può fornirle sostegno e spinta. Nel corso dell’esperienza di unità nazionale/compromesso storico tra il 1976 e 1979, l’allora PCI fece un errore analogo, ma non ne ha tratto alcuna lezione. Lo stalinismo è ancora un riflesso automatico, sopravvissuto alla fine del comunismo sovietico e dei suoi corrispettivi europei. Uno stalinismo senza comunismo.
Anche Stalin è stato spesso liquidato dall’analisi storica come caso psichiatrico, ma le sue azioni costituivano la inevitabile conseguenza pratica di una precisa scelta politica: meglio un interlocutore a destra che un alleato alla propria sinistra. I toni subdoli ed insinuanti di Amato - che è l’uomo di fiducia delle oligarchie europee - possono mantenersi soltanto tramite il sostegno fornito dagli atteggiamenti da ariete dell’ex sindacalista Cofferati, cioè è una sinistra degenerata che fornisce pretesti ed argomenti alla propaganda di destra. Quando nei giorni scorsi i presunti brigatisti sono stati arrestati, il fatto che alcuni di loro avessero la tessera della CGIL ha spinto alcuni dirigenti della stessa CGIL a “fare l’autocritica per non aver vigilato abbastanza contro le infiltrazioni”. In realtà una tessera sindacale si concede a chiunque, non è materialmente possibile esercitare controlli, eppure la dirigenza CGIL si autofustiga per non aver saputo svolgere adeguatamente una funzione poliziesca, promettendo che per il futuro saprà “vigilare meglio”.
Questo è uno dei tipici paradossi staliniani: si accusano i centri sociali, in quanto area di dissenso, di essere potenziali covi di brigatisti; ma, allo stesso tempo, anche gli iscritti alla CGIL devono considerarsi ormai tutti potenziali sospetti di terrorismo. Quindi non soltanto si criminalizza il dissenso, ma anche il consenso.
La coscienza sporca dei dirigenti CGIL, la loro consapevolezza di star sempre meno dalla parte dei lavoratori, non farà altro che rafforzare questa diffidenza verso i loro iscritti: perché mai un lavoratore dovrebbe iscriversi oggi alla CGIL se non avesse qualche inconfessabile secondo fine?
È prevedibile ciò che avverrà nei prossimi mesi. I vertici CGIL lanceranno all’interno della loro organizzazione una spietata offensiva poliziesca del tipo di quelle che avvennero alla fine degli anni ‘70, ma qualsiasi cosa facciano i vertici CGIL, la propaganda di destra continuerà ad accusarli di non aver fatto abbastanza, di essere conniventi o, almeno, troppo indulgenti con i terroristi. Più i dirigenti CGIL e DS inseguiranno il riconoscimento e il plauso della destra, più la destra approfitterà di questa loro condizione di sudditanza psicologica per ricattarli e pretendere sempre di più. Tutto ciò secondo un copione ormai storicamente consolidato.
22 febbraio 2007
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


21/07/2019 @ 08:27:56
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