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"La ricerca scientifica è una attività umana, perciò merita, come ogni attività umana, tutto lo scetticismo possibile; altrimenti cesserebbe di essere ricerca per costituirsi come religione inquisitoria."

Comidad (2005)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 01/09/2016 @ 01:58:51, in Commentario 2016, linkato 1122 volte)
Non pochi commentatori hanno notato che nella pagliacciata di Ventotene allestita da Renzi nella scorsa settimana, la Merkel ed Hollande si sono prestati ad un’operazione propagandistica puramente ad uso dell’opinione pubblica italiana, che viene ancora annebbiata con false prospettive di “Stati Uniti d’Europa” per compensare le attuali euro-miserie degli zero-virgola del bilancio o del PIL. La Corte Costituzionale tedesca ha già più volte ribadito che di “cessioni di sovranità” da parte della Germania non se ne parla proprio, dato che la loro Costituzione non le contempla (se è per questo, neppure la nostra). L’establishment tedesco rifiuta quindi ogni ipotesi di “Stati Uniti d’Europa” e, quanto a cessioni di sovranità, si accontenta dell’attuale occupazione militare della Germania da parte degli Stati Uniti d’America.
La tutela NATO continua a supportare l’Unione Europea e costringe noi a continuare a sopportarla, ma anche l’assetto NATO presenta qualche crepa. Non è da escludere infatti che nel determinare la Brexit abbia influito l’investitura della Germania come Paese leader d’Europa, una investitura che Obama aveva elargito alla Merkel nel corso del suo ultimo tour europeo. Nel frattempo anche il negoziato TTIP viene dato per fallito e sepolto dal governo tedesco, anche se bisogna sempre diffidare di dichiarazioni troppo stentoree che potrebbero celare la disponibilità a cedimenti improvvisi.

Persino le manovre finanziarie di Mario Draghi sono alla frutta, e la stella del super-Mario appare sempre più appannata. In attesa dell’eventuale implosione totale della UE, i governi della Germania e Francia cercano di trarre il massimo vantaggio possibile dalla situazione attuale, ovviamente a spese del Paese dal quale c’è più da spremere, cioè l’Italia. Qualche anno fa il periodico britannico “The Economist” aveva raffigurato la UE come una barca che affondava. Oggi la UE sembra invece più una zattera della Medusa - quella rappresentata nel famoso quadro di Géricault – sulla quale ci si divorava a vicenda. Dopo il cannibalismo bancario della Germania, anche il cannibalismo francese ha riscosso infatti un altro risultato con l’acquisizione di un’azienda italiana storica, l’Eridania. L’acquisizione della maggiore industria italiana dello zucchero da parte di una multinazionale francese è stata favorita da una manovra monopolistica di marca UE, che ha stabilito che nel mercato globale c’è posto solo per alcuni operatori europei del settore. Ovviamente si tratta della stessa UE che non tollera “aiuti di Stato” da parte del governo italiano perché potrebbero turbare la “concorrenza”.

Un altro settore in cui l’aiuto di Stato sembrerebbe sottoposto a limiti e impedimenti, è quello sismico. Il pietismo mediatico è stato inversamente proporzionale ai fondi stanziati. Lacrime quante ne vuoi, soldi niente. Mentre si parlava di “trattativa con Bruxelles” per mendicare un po’ di “flessibilità” e Renzi, come di consueto, faceva finta di alzare la voce, il Consiglio dei Ministri si è riunito per stanziare per l’emergenza sismica cinquanta milioni di euro (sic!). Che un Consiglio dei Ministri si riunisca per cifre così irrisorie - che dovrebbero già essere nella immediata disponibilità della Protezione Civile -, indica una verità incontrovertibile: se le emergenze sono vere, allora i cordoni della borsa rimangono ben stretti.
Ma questo è niente, il cannibalismo non manca di sempre nuove risorse. Ad ogni sisma si ritorna a parlare di assicurazione obbligatoria contro i terremoti, un provvedimento che i governi Monti e Letta avevano già cercato di introdurre nel 2012 e nel 2013. Il governo attuale non ha ancora detto niente di preciso a riguardo, ma Forza Italia ha fatto sapere che avanzerà la proposta dell’assicurazione obbligatoria nel corso del dibattito parlamentare sulla Legge di Stabilità. Meno male che ci sono le “opposizioni” a fare da sponda.

Intanto quotidiani e telegiornali, tra una lacrima e l’altra, hanno ricominciato a insinuare suggestioni sui presunti vantaggi per la collettività di un tale provvedimento, che, tanto per cambiare, ci allineerebbe alla sacra “Europa”. Gli argomenti, come si vede, sono molto originali. Dopo il “bail in” bancario, un “bail in” anche per i terremotati?
Le prime reazioni sui blog in parte si soffermano sui profitti che una legge del genere comporterebbe per le compagnie assicurative, in parte deviano sui consueti commenti razzistici, dando per scontato che al Sud gran parte della popolazione si sottrarrà ad un tale obbligo come “già avviene” per la RCA auto, per la quale il solito Sud deterrebbe anche il record delle truffe. Ma poi chi ti assicura che questi dati non siano l’effetto di forzature statistiche per giustificare tariffe più alte? Le compagnie assicurative?
I commenti diversivi aggirano la questione principale, e cioè la gigantesca speculazione immobiliare che un “bail in” per terremotati inevitabilmente implica. Molti cittadini non avrebbero la possibilità di ottemperare all’obbligo assicurativo, perciò sarebbero costretti a vendere le proprie case a prezzi stracciati. Interi paesi e interi quartieri cadrebbero nelle mani delle immobiliari. Una buona occasione per i tanto agognati “investimenti esteri”.
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Di comidad (del 25/08/2016 @ 01:01:14, in Commentario 2016, linkato 1313 volte)
La serie di attentati di presunta matrice “islamica” in Francia e Germania è stata l’occasione, o il pretesto, per gran parte della stampa di segnalare la pioggia di finanziamenti che provengono da Arabia Saudita e Qatar, con la giustificazione ufficiale di costruire moschee in Europa. Gli stessi quotidiani che lanciano l’allarme per questa nuova emergenza-Islam non possono però fare a meno di rilevare che la destinazione “religiosa” dei finanziamenti non impedisce che questi capitali delle petromonarchie vadano ad acquisire vasti patrimoni immobiliari, specialmente in Italia.
Le operazioni finanziarie di questo tipo hanno probabilmente molto poco a che vedere con il terrorismo (molto più endogeno di quanto si voglia far credere) o con i progetti di conquista manu militari dell’Europa, dato che l’Europa è già sotto l’occupazione militare statunitense. La presenza di poli “islamici” ricchi e costantemente finanziati in Paesi come l’Italia, soggetti ad impoverimento progressivo dalle politiche europee, rappresenta una testa di ponte per affari immobiliari tanto più promettenti quanto più l’euro-deflazione fa scendere i prezzi.
Del resto i finanziamenti alle moschee ed ai centri culturali islamici rappresentano la minima quota del totale degli investimenti del Qatar in Italia. Grazie alla sua stabile partnership con la NATO, il Qatar ha acquisito ufficialmente lo status di Paese “rispettabile” che non rischia di andare incontro a sanzioni economiche, perciò, attraverso una lobby “italiana” ben strutturata e ammanigliata, questa petromonarchia, dopo aver acquisito il marchio della moda Valentino ed il complesso immobiliare di Porta Nuova a Milano, ha ulteriormente ramificato le sue attività nel campo del turismo, dove non mancano le occasioni per acquistare a prezzi stracciati alberghi, terreni ed altri immobili.

Di fronte alla preoccupata indignazione dei giornalisti, verrebbe da commentare: è la libera circolazione dei capitali, bellezza!
Razzismo anti-arabo ed islamofobia costituiscono un espediente per aggirare il vero problema e la vera soluzione al problema: l’afflusso di capitali esteri può sì rappresentare un momentaneo sollievo per la nostra bilancia dei pagamenti in deficit, ma comporta gravi effetti destabilizzanti per l’assetto sociale ed istituzionale di Paesi in stagnazione economica cronica come il nostro, perciò la soluzione consisterebbe nel limitare la mobilità dei capitali, non certo nel razzismo o nell’impedire alle donne l’uso di burka e burkini. La locuzione “libera circolazione dei capitali” può vantare un sinonimo dal senso semplice e diretto: colonialismo.

Molti commentatori dell’establishment si lamentano del fatto che, nonostante gli incrementi, l’Italia veda un tasso di investimenti esteri ancora inferiore agli Stati Uniti ed alla Germania. Intanto però in Italia vi sono più investimenti esteri che in Brasile e quasi al livello dell’India. In realtà certe lamentele non hanno alcun senso, se non propagandistico, perché gli Usa e la Germania sono Paesi fortemente capitalizzati, nei quali gli investimenti hanno uno scarso potere condizionante. In Paesi poco capitalizzati come il nostro solo in minima parte i capitali esteri vanno infatti a finanziare attività produttive, in quanto sono soprattutto indirizzati all’acquisizione immobiliare ed alla fagocitazione della classe dirigente.
Ad esempio, con il patrocinio dell’Unione Europea, la Open Society Foundation di George Soros finanzia anche piani di borse di studio. In un contesto di impoverimento e dissesto dell’istruzione pubblica, questi piani così apparentemente innocui e filantropici costituiscono una vera e propria ipoteca sul futuro di un Paese. Le prossime generazioni si affacceranno alla gestione della società già “formate” in base agli interessi del colonialismo.

La libera circolazione dei capitali rappresenta uno dei cavalli di battaglia del sedicente liberismo, l’altro è la riduzione della spesa pubblica, considerata, specialmente in Paesi come il nostro, strutturalmente “inefficiente”. Il liberismo pretende di imporre una visione dell’economia come un processo “naturale” a cui adattarsi, ma è tutto da dimostrare che la natura sia “efficiente”. Anche la natura risulta piuttosto “sprecona” e la sua riproduzione avviene a prezzo di innumerevoli disastri e tentativi falliti, quindi la spesa pubblica potrebbe vantarsi di essere molto più “naturale” di quanto si voglia far credere; anche perché la stessa natura viene a riscuotere i suoi crediti nei confronti dei territori e dei popoli che li abitano senza riguardo ai pareggi di bilancio nella Costituzione.
Ma se si esce dagli ossimori liberisti, si comprende immediatamente l’importanza che riveste una riduzione della spesa pubblica per favorire la colonizzazione da parte dei capitali esteri. Meno soldi circolano in un Paese, più i capitali esteri vedranno aumentare il proprio potere contrattuale. La libera circolazione dei capitali presuppone quindi la limitazione della libertà degli altri. Nelle enciclopedie il liberismo andrebbe quindi tolto dalla voce “dottrine economiche” per essere inserito in quella di “propaganda imperialistica”.
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


13/12/2018 @ 19:15:08
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