"
"La distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato. Ogni organizzazione di un potere politico cosiddetto provvisorio e rivoluzionario per portare questa distruzione non può essere che un inganno ulteriore e sarebbe per il proletariato altrettanto pericoloso quanto tutti i governi esistenti oggi."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
"
 
\\ Home Page : Archivio (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di comidad (del 02/03/2017 @ 01:40:37, in Commentario 2017, linkato 2053 volte)
Quando la Corte Costituzionale ha confermato nella legge elettorale i capilista bloccati ed ha abbassato al 3% la soglia di sbarramento, ha anche indirettamente decretato l’avvio di una stagione di scissioni nei partiti, a cominciare dal PD. Il meccanismo dei capilista bloccati conferisce al segretario di partito un potere assoluto nella scelta dei parlamentari, perciò alle minoranze conviene andarsene, visto che il 3% non costituisce una soglia troppo rischiosa. Che le motivazioni della scissione bersaniana del PD siano di carattere elettorale, lo ha confermato lo stesso Bersani quando ha detto che non vuole fare una “cosa rossa” ma una “cosa che non sputi sul rosso”, cioè non si tratta di cambiare davvero politica, bensì di abbandonare il fallimentare tentativo renziano di sfondare nell’elettorato di destra adottando il suo linguaggio; un tentativo che ha avuto l’unico effetto di perdere gran parte dell’elettorato di sinistra. Per questo motivo Bersani non ha rinunciato ad una verniciatura ideologica un po’ più “radical” della propria scelta scissionista, annunciando ai suoi ex colleghi di partito che gli anni ‘90, con la loro retorica globalista, ormai sono lontani, dato che anche negli USA la musica sembra cambiata.

Dopo averci rotto le scatole per anni coi suoi racconti demenziali sulla superiorità, soprattutto economica, degli USA, persino il giornalista Alan Friedman si è svegliato d’un colpo e ha scritto un libro incendiario: “Questa non è l’America”; un libro che diventerà il manuale dei prossimi sovversivi americani, un libro che ci rivela finalmente “di che lacrime grondi e di che sangue” l’icona principe del “politically correct”, Barack Obama. Pare che Friedman, per capire i motivi del presunto sostegno popolare alla vittoria di CialTrump, abbia fatto un viaggio nella famosa “America profonda”, la famosa “pancia degli USA", ha indagato con rigore e ha scoperto che in America ci sono livelli di povertà simili, se non peggiori, a quelli dello Zimbabwe. Pare che i lavoratori siano pagati solo sette dollari l’ora ed anche meno e, tenendo conto che lì bisogna pagarsi interamente i servizi e che con millecinquecento dollari al mese si è al di sotto della soglia della povertà… Insomma, questa non è l’America di Friedman: un giornalista che ci ha messo solo trenta anni a scoprire che in America si muore di fame, è uno che sa il fatto suo. Ora Friedman tutti questi morti di fame li mette al sicuro sotto l’icona rampante del “politically incorrect”, CialTrump, avallando la vulgata mediatica che vuole che sia stato il voto popolare, e non le lobby, a spingerlo alla presidenza. Ecco come i media fabbricano leadership fittizie per fuorviare il malcontento sociale.

CialTrump ha messo fuori dalla porta due testate giornalistiche storiche: “New York Times” e CNN. Grande indignazione di tutta la stampa democratica che invoca la possibilità di “dire la verità” (sic!). Eppure Chomsky ricordava il ruolo decisivo svolto dal NYT nel coprire i peggiori crimini USA nel mondo, dall’Indonesia, al Vietnam, al Nicaragua. Quanto alla CNN ha dato più volte prova di fare attività di copertura ed intossicazione dell’informazione nell’attacco all’Iraq e nella guerra in Afghanistan. Ai veri o finti nostalgici di un’altra America, come il buon Friedman, sarebbe il caso di ricordare che le più imponenti vendite di armi al Medio Oriente le ha realizzate Obama. Vendite soprattutto all’Arabia Saudita, quindi al maggiore fornitore d’armi dell’ISIS.
Sette dollari in America, cioè più o meno sette euro da noi; è quello che molte amministrazioni comunali italiane pagano ai lavoratori schiavi con la tecnica del voucher. Le amministrazioni comunali si difendono dicendo che hanno creato lavoro e che la legge lo consente. Sono argomenti da aziende private o da lobbisti delle privatizzazioni. Sullo Stato e sugli enti pubblici vale la stessa constatazione che si deve fare per la sinistra: non esistono. Come la sinistra è solo uno spazio vacuo a disposizione per l’entrismo di un personale politico di destra, così i pubblici poteri costituiscono solo gusci vuoti riempiti dal lobbismo privato.

Intanto il governo ed i media suoi paladini fanno un uso interessante del termine “furbetto”. Il termine era inizialmente stato usato per gli affaristi dediti alle truffe bancarie. Oggi invece il termine identifica gli assenteisti del pubblico impiego. La campagna a tutto campo per attaccare i lavoratori del pubblico impiego è stata posta sotto l’angelica icona “politically correct” della ministra Madia e viene sostanziata dalla caccia al “furbetto”. Il termine indica da un lato lo squallore del rubagalline, dall’altro il danno alla “comunità”. I media lanciano spot - chiaramente confezionati ad hoc e privi di attendibilità - per proporre l’immagine del dipendente pubblico assenteista e, nel contempo, mettono le mani avanti dicendo che però la maggioranza dei pubblici dipendenti lavora. Intanto però si vuole rendere tutto il pubblico impiego più povero e più licenziabile. Per i pubblici dipendenti è rimasto l’articolo18 ed allora la “giusta causa” per il licenziamento occorre inventarsela. L’immagine, anche quando si tratta di un fake, è più potente della parola e, nonostante le ipocrite distinzioni, passa ugualmente il messaggio di odio di categoria e di appello alla guerra civile.
Almeno su queste tecniche di propaganda la ministra Marianna Madia può vantare qualche competenza, vista la sua provenienza dal giornalismo. Circa l’effettiva collocazione della ministra, basti considerare che da ragazza ha frequentato il Liceo Francese di Roma, tratto distintivo di appartenenza ad una famiglia massonica, e delle logge che contano.
Quelli dei voucher, quelli delle evasioni fiscali miliardarie, quelli dei derivati, quelli delle delocalizzazioni, quelli dei finanziamenti pubblici alle imprese con profitto privato, quelli che criminalizzano i pubblici dipendenti per fare lobbying a favore delle privatizzazioni dei servizi pubblici, quelli non sono furbetti, sono tutt’altro. Sono al di là del bene e del male, sono i privilegiati dalla nascita.
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Di comidad (del 26/02/2017 @ 01:53:47, in Documenti, linkato 1236 volte)
Questo pezzo è stato scritto da un pensionato Enel nostalgico dell'ente nazionale per l'energia elettrica ed è contro la privatizzazione. Dimostra come l'Autorità per l'Energia, che dovrebbe tutelare i consumatori, in realtà tutela gli interessi delle aziende elettriche e delle industrie energivore, scaricando i costi sui piccoli consumatori.

“Al tempo dell’azienda pubblica, bastava che qualcuno insoddisfatto inviasse una letterina di protesta ad un giornale e questo si metteva a sparare cazzate contro il monopolio. Se oggi qualcuno di noi, scontento della bolletta che ha ricevuto, inviasse una protesta argomentata ad un giornale, difficilmente la sua lettera verrebbe pubblicata. Il perché è dimostrato da queste tre foto (foto non allegate). Si riferiscono ad una fornitura per usi domestici non residente da 3 kW. Nella prima, risalente al 1998 la tariffa è binomia, cioè c’era la quota fissa rapportata alla potenza impegnata e il prezzo per l’energia consumata.
Nelle altre la tariffa è trinomia cioè la quota cliente, la quota potenza e il prezzo dell’energia, che voi non vedete perché, con la scusa che la bolletta era incomprensibile, dal primo gennaio 2016 hanno pensato di non farci capire niente, mentre ci raccontavano che lo facevano per semplificarci la lettura. Prima della liberalizzazione, nel prezzo energia erano compresi tutti i costi sostenuti dalle aziende (Enel, Municipalizzate), quindi anche i costi di ricerca, della riserva (calda e fredda) per far fronte alle variazioni della richiesta, nonché per tener conto dei prezzi agevolati per le forniture per usi domestici residenti, per le ferrovie dello stato, per le aziende energivore. Il prezzo dell’energia, almeno per gli usi domestici residenti era progressivo. Questo significa che, stabiliti certi scaglioni, il prezzo unitario dello scaglione successivo era maggiore del prezzo unitario dello scaglione precedente, facendo così gravare sui grandi consumatori i costi di cui sopra.

Con la liberalizzazione, quelli che erano i costi di ricerca e dei prezzi agevolati per usi domestici residenti (oggi bonus elettrico solo per chi si trova in situazioni economiche particolari), per le ferrovie, le imprese energivore, ai quali si aggiungono gli incentivi per le rinnovabili e lo smantellamento degli impianti nucleari, vengono definiti oneri di sistema. Questi oneri, che fino al 31/12/2016 erano inclusi nel prezzo del kWh, dal primo gennaio 2017, per le forniture usi domestici non residenti sono stati suddivisi in due parti. Una come quota fissa di euro 11,25 cliente/mese e una quota variabile caricata sul prezzo del kWh. Insomma, gli scienziati dell’autorità hanno pensato bene di scaricare sui non residenti non solo parte dei costi fissi delle imprese, ma anche gli oneri di sistema. Cosi facendo hanno trasferito la maggior parte degli oneri di sistema dai grandi consumatori ai piccoli, come sono, generalmente, gli usi domestici non residenti.

Insomma, confrontando le tre bollette noterete che nel 1998 la quota fissa era pari a euro 13,118 bimestrale, nel 2016 era di euro 20,90 e nel 2017 è di euro 21,06. Purtroppo, ci fottono gli euro con gli oneri di sistema. E vedrete che fra poco gli eventuali sconti concessi con la tutela simile li caricheranno sugli oneri di sistema.
In ultimo mi domando dove sono nascosti i costi per sostenere una pletora di enti e società, quali AEEGSI, Il GSE, il GME, l’Acquirente unico e chissà quanti altri campano sulle spalle dei consumatori, create per far funzionare un mercato che non esiste e che ci vogliono imporre abolendo il servizio di maggior tutela.“
Articolo (p)Link   Storico Archivio  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (25)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (3)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (8)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


24/06/2019 @ 11:23:23
script eseguito in 96 ms