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"Il Congresso nega nel principio il diritto legislativo" "In nessun caso la maggioranza di qualsiasi Congresso potrà imporre le sue decisioni alla minoranza"

Congresso Antiautoritario Internazionale di Saint Imier, 1872
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 01/06/2023 @ 00:04:03, in Commentario 2023, linkato 6130 volte)
Per alcuni giorni i media sono stati col fiato sospeso, narrandoci del rischio default del debito statunitense. Secondo la fiaba, solo un accordo al Congresso tra democratici e repubblicani avrebbe potuto scongiurare il disastro. Ma il lieto fine non poteva mancare, infatti l’accordo è stato raggiunto, giusto in tempo per evitare il precipizio, aumentando il tetto del debito pubblico. Per raggiungere l’intesa, purtroppo è stato necessario imporre qualche piccolo sacrificio e taglio di spesa nell’assistenza ai poveri, assecondando così le consuete richieste dei repubblicani. Uno dei sacrifici richiesti riguarda appunto la riduzione dei buoni-pasto (food stamps) per gli indigenti.
Sul sito di Jp Morgan ci si spiega che questi buoni-pasto, elargiti dal governo federale, sono l’unica possibilità per milioni di persone di accedere al consumo di un cibo fresco e di qualità. I motivi di tanto umanitarismo sono presto spiegati dalla stessa Jp Morgan, la quale ci informa che la concessione dei “food stamps” è condizionata da una serie di servizi bancari, con relative commissioni, tra cui anche carte prepagate. Queste carte, tra gli altri vantaggi, consentono anche di evitare frodi e abusi da parte di utenti non aventi diritto (in Italia diremmo i “furbetti”). La morale della favola è che far guadagnare di più i ricchi sarebbe l’unico modo per mantenere onesti i poveri.
Non si sa quanto e se questi tagli al sostegno alimentare danneggeranno effettivamente le banche, o se si troverà il modo di preservare l’assistenzialismo per ricchi mentre si taglia quello per i poveri. Jp Morgan in questo periodo ha comunque altro a cui pensare, dato che è la maggiore banca di investimenti del mondo. Nel febbraio scorso i vertici di Jp Morgan hanno incontrato Zelensky per trattare sui finanziamenti per la ricostruzione postbellica dell’Ucraina. D’altra parte si sta parlando di scommesse su un futuro molto incerto, dato che è ormai in dubbio la stessa sopravvivenza dell’Ucraina come Stato unitario.
Secondo i media sarebbe iniziata la famosa controffensiva ucraina, di cui si favoleggiava da mesi, al punto che alcuni analisti disperavano di vederla. Non ci si è chiesti però, a proposito di questa controffensiva, perché mai l’Ucraina debba farla. Si dà per scontato che uno Stato abbia il dovere di attaccare l’invasore, che non possa economizzare le forze ed amministrare i tempi in base a migliori opportunità. Una volta che all’Ucraina si è riconosciuto il piedistallo morale del Paese aggredito, le si è contestualmente tolto il diritto di gestire la propria difesa secondo il criterio dei costi e dei vantaggi, perché ai cattivi come Putin non si può concedere tregua. La strategia militare rimane nei manuali, mentre i comportamenti reali seguono l’automatismo delle pressioni del lobbying. Persino questa guerra è uno spot per le armi: visto che ti arrivano le nostre armi, ti tocca assolutamente dimostrarne l’efficacia ed il magico effetto risolutivo, che i media poi sapranno celebrare ed enfatizzare. Non importa quanta strage e distruzione richiede l’impresa; anzi, più sacrifici umani ci sono, più lo spot assume pathos e densità drammatica. La stessa NATO è lo spot di una lobby delle armi, di una cordata d’affari; ed in tal senso funziona alla grande. La nostra Leonardo-ex Finmeccanica è riuscita ad entrare nel business del caccia F-35, noto anche come il bidone del millennio, dato che produrlo costa l’ira di Dio, e tenerlo efficiente e operativo ancora di più. Ciò a dimostrare che la fiaba dell’Italietta e dell’Europetta che fanno da vittime inermi all’imperialismo USA, è un po’ troppo semplicistica.

Sul piano strategico invece la NATO è uno stridente nonsenso: per otto anni ha imbottito l’Ucraina di armi, annunciandone a colpi di grancassa un‘imminente ammissione nell’alleanza, che però non si è mai realizzata; così la Russia ha potuto invaderla senza esporsi ai rischi dell’applicazione del famoso articolo 5 del Trattato Nord-Atlantico. La stessa NATO adesso annuncia anche che, una volta sconfitta la Russia, si dedicherà a contrastare la Cina. Grata dell’informazione, oggi la Cina sostiene economicamente e finanziariamente la Russia contro le sanzioni; e, probabilmente, ha preteso in cambio di trascinare nel tempo la guerra, in modo da tenere bloccati la NATO e gli USA in Europa. Tutto va bene se invece che alla strategia si guarda al business, viste tutte le armi che si stanno vendendo a Taiwan.
Peccato che anche dall’altra parte ci siano armi da pubblicizzare, dato che questo non è un conflitto tra ideologie ma tra economie capitalistiche; il che è molto più pericoloso della cara vecchia guerra fredda. Attualmente la Russia appare particolarmente impegnata nell’esibire la superiorità dei propri prodotti in campo missilistico. Ogni guerra è una vetrina di armi, ed anche di servizi militari. In certi momenti persino la battaglia di Bakhmut è sembrata uno spot pubblicitario della Wagner.
L’avvento del dominio del lobbying e l’invasione della comunicazione pubblicitaria comportano un rapporto particolarmente disturbato con la realtà. Anche lo psicodramma del default statunitense da scongiurare, ha qualcosa di già visto; infatti è uno spot già mandato in onda, tale e quale, esattamente dieci anni fa, nel 2013. Allora il presidente era Obama, ma la sceneggiata fu uguale in tutti i dettagli, con il solito accordo in extremis tra democratici e repubblicani per innalzare il tetto del debito. A suo tempo i cervelloni dell’ISPI ci intrattennero con un’accurata descrizione del dramma che si stava svolgendo a Washington. Qualche ingenuo potrebbe domandarsi quale sia il motivo per cui bisogna istituire il tabù del tetto del debito, se poi si sa già che quel tabù lo si dovrà violare mettendo su la messinscena del solito rituale tribale, con qualche capro espiatorio scelto tra i poveracci per conferire al tutto la solennità del sacrificio umano.
 
Di comidad (del 25/05/2023 @ 00:18:42, in Commentario 2023, linkato 7446 volte)
Alle volte, di fronte a certe notizie, hai la vaga sensazione che qualcosa ti sfugga. Domenica scorsa a Chisinau, capitale della Moldavia, alcune decine di migliaia di persone sono scese in piazza per ribadire la loro volontà di completare il processo di adesione all’Unione Europea. Dal giugno del 2022 infatti la Moldavia, insieme con l’Ucraina, è ufficialmente “candidata” ad entrare nell’UE, come a dire in procedura d’esame. Insieme con la presidentessa moldava, Maia Sandu, c’era anche la presidentessa del parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola, la quale ha promesso il suo pieno appoggio alle aspirazioni della folla. Il contenuto dei discorsi è stato il solito spot pubblicitario: l’Europa come stile di vita, come “sogno”, eccetera. Secondo le cronache, la manifestazione sarebbe la risposta alle “mire di Putin”. Anche la Moldavia spera infatti di essere difesa dall’Unione Europea contro la Russia, visto come è stata difesa bene l’Ucraina.
La Moldavia si trova in una situazione simile a quella dell’Ucraina, sebbene in scala minore, dato che ha solo due milioni e mezzo di abitanti. La Moldavia ha anch’essa all’interno una regione separatista di lingua russa, la Transnistria, che, come il Donbass, è strategica per il controllo del Mar Nero. Tanto per rendere la situazione più tranquilla, truppe russe sono già presenti in Transnistria addirittura dal 1992, ufficialmente inviate dall’allora presidente russo Eltsin in funzione di peacekeeping in seguito ad un conflitto etnico. In un’intervista rilasciata nel marzo scorso, il ministro moldavo dell’energia descriveva le differenze di approvvigionamento energetico tra la Transnistria ed il resto della Moldavia. Mentre la regione russofona viene rifornita di gas praticamente gratis, al contrario il governo di Chisinau è soggetto da decenni alle esose vessazioni di Gazprom. L’intervista, pubblicata dal “Corriere della Sera”, esibiva un titolo completamente fuorviante, in quanto proclamava che la Moldavia non avrebbe più bisogno del gas russo. In realtà dal testo dell’intervista risulta tutt’altro, e cioè che è Gazprom ad aver chiuso i rubinetti, e non si parla per ora di alcuna alternativa a questi rifornimenti.
Non risulta dalle cronache che nella manifestazione europeista di Chisinau si sia trattato di questi problemi, cioè come si possa conciliare l’adesione all’UE col separatismo russofono e russofilo, e con la presenza di truppe russe. Non è chiaro neppure come l’UE possa concretamente ovviare alla dipendenza energetica della Moldavia, dato che è a sua volta in crisi di approvvigionamento. Ad esempio l’Italia, secondo le promesse e le speranze ufficiali, dovrebbe, forse, risolvere la questione con i rigassificatori; i quali non sarebbero comunque attivi prima dell’anno prossimo e sicuramente comporteranno un aumento dei costi dell’energia. Insomma, di preciso non c’è ancora nulla, per cui gran parte dell’Europa sta rischiando la deindustrializzazione. Chi poi sperasse nella “solidarietà europea”, ha a disposizione l’esempio di ciò che è capitato alla Grecia per trarne ispirazione e conforto. Cosa ne avrebbe detto Rabelais, con quel suo linguaggio mistico da buon frate francescano? L’Europa è un sogno? E allora, sognate e non rompete il cazzo.

Meno male che ci soccorrono gli intellettuali. Lo scrittore moldavo Iulian Ciocan ha presentato un suo libro nei giorni scorsi, nell’ambito di incontri legati al premio intitolato al giornalista Tiziano Terzani, che è come dire il premio Oscar alla confusione mentale. Ciocan è autore di una trilogia sulla Moldavia e, nel terzo capitolo di quest’opera, prevede addirittura un’invasione russa della Moldavia, cosa che probabilmente gli garantirà anche il premio menagramo. Le tesi politiche di Ciocan però sono interessanti, poiché rappresentano un vero e proprio inno alla figura retorica dell’ossimoro, della contraddizione in termini, che è il biglietto da pagare per rimanere nel circuito del politicamente corretto e quindi dei media mainstream. Chi ha provato il dispotismo russo, prima nella versione burocratica del PCUS e poi nella versione affaristica di Gazprom, ha giustamente il dente avvelenato; però lascia perplessi questa visione dell’europeismo/occidentalismo come una sorta di ascensore antropologico.
Secondo Ciocan la Moldavia è un Paese europeo ed il suo posto naturale è in Europa. Dopo aver rivendicato questo rango, questo status internazionale che era stato sottratto dal dominio russo, lo stesso Ciocan c’informa però che la Moldavia è piena di russofoni-russofili che vorrebbero tornare alla madrepatria. Ciocan auspica che questi russi in Moldavia imparino almeno il rumeno per non essere soggetti soltanto alla propaganda del Cremlino. Già si intravede perciò il segnale di una possibile guerra civile tra le pieghe dell’europeismo. Lo scrittore ha un piccolo accenno di amaro realismo quando riconosce che lo status di candidato ufficiale all’ammissione nell’UE è stato concesso alla Moldavia solo in seguito all’invasione russa della Crimea; in altre parole, esclusivamente per fare dispetto a Putin: un’Europa ridotta a dispettificio. Ciocan riconosce anche che soddisfare le condizioni di ammissione sarà durissimo. Particolarmente ostica sarà la riforma della Giustizia per poter contrastare finalmente la corruzione in Moldavia; dato che, come è noto, in Europa la corruzione non c’è. Adattare la Moldavia al letto di Procuste delle cosiddette “regole europee”, sarà quindi un penoso percorso sacrificale dai tempi lunghi e incerti, e nel frattempo si starà senza alcuna protezione. Di sacrificio umano in sacrificio umano, il moloc europeo potrebbe anche esigere di immolare la vita di qualche centinaio di migliaia di cittadini per poter un giorno essere degni dell’ammissione nel Sacro Occidente. Come sta succedendo adesso all’Ucraina: si vive nel mondo fittizio di uno spot pubblicitario, nel quale solo i morti ammazzati sono reali. Tanto l’aggressore è solo Putin, mentre l’UE e la NATO per quel giorno hanno un alibi.
Gli aspetti inquietanti non finiscono qui. Vaso di terracotta tra due vasi di ferro, la Moldavia, secondo Ciocan, dovrebbe chiedere asilo al vaso di ferro europeo; ma lo stesso Ciocan teme che gli altri Paesi dell’UE non vogliano davvero la Moldavia nel loro club esclusivo, bensì solo tenerla in eterno sotto esame. Effettivamente questi Europei alle volte sono un po’ altezzosi e snob; però bisogna dargli atto che le armi non le negano a nessuno. L’Europa è lo spot pubblicitario adottato dalle lobby finanziarie, ed ora anche dalle lobby delle armi. Craxi faceva parte della classe politica che ci ha condotto nell’UE; ma dal suo esilio ci fece sapere che l’Europa sarebbe stata un inferno. Una volta si diceva “voler stare in paradiso a dispetto dei santi”; oggi, vista la fila di aspiranti dannati che scalpitano per entrare nell’inferno UE, verrebbe da correggere in: “voler stare all’inferno a dispetto dei diavoli”.
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


03/06/2023 @ 16:57:12
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