"
"Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea."

Oscar Wilde
"
 
\\ Home Page : Archivio : Commentario 2005 (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 11/10/2005 @ 21:25:18, in Commentario 2005, linkato 1009 volte)
Tra le tante recenti esternazioni di papa Ratzinger, ha suscitato particolare sorpresa quella secondo cui confinare la religione nell'ambito dell'opinione privata, non sarebbe tolleranza ma ipocrisia. Una simile tesi ha un fondamento, infatti l'espressione "opinione privata" é un non senso, una contraddizione in termini, poichè l'opinione non é un automatismo mentale, un semplice pensiero. Ci si forma un'opinione proprio in funzione della comunicazione e del confronto pubblico.
Ma il problema é che esiste qualcosa di peggio dell'ipocrisia, ed é la malafede. Infatti lo stesso Ratzinger, negli stessi giorni in cui pronunciava quella tesi, riceveva anche la giornalista/scrittrice Oriana Fallaci per un "colloquio privato", per il quale non sono stati emessi comunicati.. Ora, l'incontro fra due persone che fanno opinione pubblica, é un incontro pubblico, parlare di "colloquio privato" non ha senso.
La veritŠ é che Ratzinger doveva restituire alla Fallaci il favore che questa gli aveva fatto schierandosi con lui all'ultimo referendum. Se Ratzinger avesse emesso un comunicato in cui prendeva le distanze dalla propaganda razzistica della Fallaci, egli avrebbe anche annullato il favore, cioé la legittimazione che questo colloquio le conferisce.
Questa é quindi la posizione reale della Chiesa Cattolica: spacconeria ed ammasettismo quando si tratta di enunciazioni prive di rischi, salvo perů rifugiarsi nel privato e nel soggettivismo piuttosto che affrontare sino in fondo la critica ed il contraddittorio. Come si vede, la comunicazione religiosa rivendica gli stessi privilegi della comunicazione d'intrattenimento. Ad esempio, i film di James Bond sono veicoli di propaganda sadica, colonialistica, razzistica e misogina, eppure ogni volta che qualcuno lo fa notare, viene zittito con lo slogan che questi film farebbero puro intrattenimento. Allo stesso modo, quando qualcuno vuole mettere in evidenza le distruttive incongruenze del cristianesimo, lo si mette a tacere richiamandolo al rispetto del sentimento religioso.
In realtŠ , la vera difesa contro i messaggi malsani dell'intrattenimento - sia religioso che non religioso - non é la censura, ma é la critica, oppure, meglio ancora, il sospetto che ci siano dei secondi fini. Dostoevskij diceva che se Dio non esiste, allora tutto é lecito, ma in realtŠ é il contrario. Se Dio esiste, tutto gli é permesso, e questa licenza va anche a coloro che sono eletti da Dio. In fondo il cristianesimo e i film di Bond contengono lo stesso messaggio: tutto é lecito se ne hai il potere.
Questo é il motivo per cui la destra statunitense tiene tanto a preservare il sentimento religioso. La religione é in grado di imporre divieti, magari lasciandoli eludere, ma non é capace di insegnare il senso della misura. E infatti ciů che é intollerabile nella politica degli Stati Uniti, non é che questi facciano i propri interessi, ma che non abbiano senso della misura.
Comidad, Napoli 11 ottobre 2005
 
Di comidad (del 03/10/2005 @ 21:27:23, in Commentario 2005, linkato 858 volte)
» iniziato da qualche giorno il rito annuale della discussione ed approvazione della Legge Finanziaria. Sembra ormai una scadenza irrinunciabile, quasi un appuntamento con i cicli della natura. Eppure questo strumento legislativo non ha nemmeno trent'anni di vita, risale infatti alla fine degli anni '70 ed ai governi della cosiddetta Unità Nazionale. Ciò vuol dire che per secoli i governi hanno fatto a meno di uno strumento legislativo che oggi viene considerato indispensabile, come se senza la Legge Finanziaria il bilancio dello Stato dovesse andare inevitabilmente a rotoli.
L'esperienza dimostra semmai il contrario: i "sacrifici" annualmente imposti dalla Legge Finanziaria non hanno mai bloccato il proliferare della spesa pubblica, l'hanno semmai riqualificata in senso sempre meno sociale, ma non l'hanno contenuta.
é certo che la Legge Finanziaria svolge anche una funzione ideologica, poiché essa è un modo di chiamare le classi subordinate a sacrificarsi in nome del cosiddetto "interesse nazionale" (cioè per i privilegi delle oligarchie). Ma anche questo non spiegherebbe del tutto l'importanza generalmente attribuita alla Legge Finanziaria, poiché sino a pochi decenni fa non ce n'era bisogno per ribadire le gerarchie sociali. Il punto è che la legge Finanziaria costituisce un fattore di autodelegittimazione e di autointerdizione per la nazione che l'adotta: è come se ammettesse di essere irrimediabilmente votata allo sperpero e di dover quindi porre annualmente dei limiti preventivi alla spesa pubblica. E infatti proprio questo costituisce il senso autentico della Legge Finanziaria, è il segno del declassamento di una nazione e della sua collocazione tra quelli che John Stuart Mill chiamava i "popoli minorenni", bisognosi di tutela da parte dei popoli superiori.
L'irreversibile declino economico dell'Italia risale ormai a trent'anni fa, perciò Berlusconi ne rappresenta un effetto ed un sintomo, non una causa. Non è Berlusconi che ci ha ridotto a Paese di infimo rango, ma è il declassamento dell'Italia nella gerarchia delle nazioni che ci ha imposto un Presidente del Consiglio come Berlusconi, che rappresenta il testimonial dell'inferiorità antropologica e della sudditanza di una nazione.
L'economia italiana ha cessato trent'anni fa di essere competitiva, da quando l'aumento drastico dei prezzi del petrolio alla metà degli anni '70 ha ricondotto l'Italia ad una condizione di colonia, non dissimile da quella di uno Stato sudamericano.
Quell'aumento di prezzi fu imposto dalle corporation statunitensi - anche se attribuito dalla propaganda agli Arabi - e gelò ogni velleità di autonomia economica di molti Paesi. Da quel momento per governi come quello italiano non vi è stata altra politica economica possibile che quella di contenere l'inflazione e di pagare gli interessi sul debito pubblico. Il Italia il ritiro del governo dalla gestione dell'economia reale è stato assoluto. La propaganda ufficiale ci ha detto che ciò era necessario per ricondurre l'economia alle "leggi di mercato", ma la verità storica è che erano stati proprio dei governi liberali ad avviare un secolo fa l'intervento pubblico in economia, e ad assegnare i pubblici servizi alla gestione diretta dello Stato. La privatizzazioni in campo bancario e industriale e le "aziendalizzazioni" nell'ambito dei servizi pubblici, hanno sì aumentato l'inefficienza e lo spreco, ma, in compenso, hanno eliminato ogni possibile resistenza alle ingerenze colonialistiche. La realtà è che il governo di un Paese colonizzato non può permettersi di interferire nell'economia reale del proprio Paese, ma si deve limitare ad occuparsi del proprio debito pubblico.
Comidad, Napoli 3 ottobre 2005
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (12)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (2)
FenÍtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (6)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/03/2019 @ 07:48:14
script eseguito in 40 ms