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"Se la pace fosse un valore in sé, allora chi resistesse all'aggressore, anche opponendosi in modo non violento, sarebbe colpevole di lesa pace quanto l'aggressore stesso. Perciò il pacifismo è impotente contro la prepotenza colonialistica che consiste nel fomentare conflitti locali, per poi presentarsi come pacificatrice."

Comidad
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 10/05/2007 @ 23:14:59, in Commentario 2007, linkato 1011 volte)
Il Presidente della Repubblica Francese neoeletto ha entusiasmato i suoi sostenitori richiamando il ruolo storico della Francia nella difesa dei Diritti dell'Uomo. In particolare Sarkozy ha promesso un impegno per la difesa delle donne oppresse nel mondo. In ciò potrebbe sembrare che il nuovo Presidente francese si stia accodando alla propaganda americana, in realtà sta rivendicando una sorta di diritto d'autore.
Anche se i vari colonialismi sono in competizione tra loro, il colonialismo dal punto di vista ideologico costituisce storicamente un fenomeno unico.
La propaganda colonialistica francese ha sempre svolto un ruolo di sostegno al colonialismo "occidentale" in genere, spesso dando una mano preziosa al colonialismo degli altri. Mentre lo scrittore inglese Rudyard Kipling si faceva ridere dietro già ai suoi tempi con la storiella del "fardello dell'uomo bianco", era invece un autore francese con la fama di progressista, Jules Verne, ad offrire al mondo una immagine gradevole ed accettabile del colonialismo britannico.
Nel romanzo "Il giro del mondo in ottanta giorni", Verne manda il suo protagonista, il gentiluomo inglese Phileas Fogg, a salvare una vedova indiana destinata al rogo. Fogg si trova lì per puro caso, per una scommessa con degli amici, non ha manifestato alcuna intenzione di fare il colonialista, sono state le circostanze ed il suo senso di umanità ad obbligarlo.
Come ai tempi di Verne, il vero colonialismo si fa per caso, ed anche la missione civilizzatrice che il colonialismo svolge, non la assume per arroganza, ma a causa di eventi che gliene danno l'investitura. In questi ultimi anni la propaganda colonialistica americana ha preteso di fare a meno dell'apporto del talento propagandistico del colonialismo francese, con il risultato che l'immagine degli Stati Uniti è giunta al livello più basso della sua storia.
Bush ha dimenticato che l'America Terra della Libertà non è altro che una invenzione della propaganda francese. Persino la statua della Libertà che domina il porto di New York fu un regalo della Francia rivoluzionaria ai neonati Stati Uniti.
Durante la Prima Guerra Mondiale, fu inoltre la propaganda francese a convincere il mondo che gli Stati Uniti intervenivano nella guerra per puro idealismo. Ma la dipendenza del mito americano dalla propaganda francese costituisce un dato anche recente. Negli anni '80 il Presidente americano Ronald Reagan poté presentare l'Unione Sovietica come l'Impero del Male soltanto grazie al terreno che gli era stato preparato dai cosiddetti Nuovi Filosofi francesi, che avevano trasformato l'anticomunismo in un dato culturale non solo accettabile, ma persino alla moda.
In quegli anni i propagandisti del KGB si affannavano a spiegare che i soldati sovietici si trovavano in Afghanistan per salvare le donne afgane dal burka, ma ciò non commosse nessuno proprio a causa del filtro che fu opposto dalla propaganda anticomunista francese. Le prime clamorose conversioni di comunisti di prestigio all'anticomunismo avvennero in Francia, come, ad esempio, l'attore e cantante Yves Montand.
Del resto un personaggio impresentabile come Reagan fu digerito in Europa, e persino considerato un grande Presidente, proprio in conseguenza della mediazione operata da molti intellettuali francesi.
Quindi, se le parole dell'attuale Presidente francese sono davvero programmatiche e non di semplice circostanza, allora dobbiamo aspettarci di qui a poco un rilancio dell'immagine americana, ed un nuovo filo-americanismo che sostituisca quello attuale che è tanto screditato.
10 maggio 2007
 
Di comidad (del 17/05/2007 @ 23:18:27, in Commentario 2007, linkato 1039 volte)
Proprio in questi giorni a Scampia, a ridosso delle ormai leggendarie "vele", si sono effettuate le riprese del film "Gomorra", tratto dall'omonimo libro di Roberto Saviano. Il set è stato reso più realistico dalla fortunata "coincidenza" della presenza di cumuli di immondizia abbandonata, effetto dell'ennesima emergenza rifiuti a Napoli. Forte di questa emergenza rifiuti, il Governo sta forzando per trasformare in discarica un'area a ridosso del parco naturale del Cilento, in provincia di Salerno. » chiaro che le discariche legali rappresentano spesso soltanto il cuneo ed il battistrada per le discariche abusive, e non c'è bisogno di essere dei profeti per prevedere che le centinaia di poliziotti accorsi per "convincere" con la violenza i cittadini di Serre a subire la discarica governativa, spariranno quando si tratterà di impedire le discariche "gestite dalla camorra".
In questo contesto la funzione di libri e film come "Gomorra", è quella di rappresentare come un'anomalia razziale ciò che invece costituisce la normalità del capitalismo. All'opinione pubblica viene offerta la rassicurante immagine di una città in condizione limite, in preda all'affarismo emergenziale ed all'economia illegale, determinando la suggestione per cui queste cose "altrove" non potrebbero accadere. Il "vero" capitalismo, il capitalismo ideale, è sempre "altrove". Quando si è scoperto che Tronchetti Provera, l'uomo nuovo dell'imprenditoria italiana, era soltanto un saccheggiatore del patrimonio immobiliare della Telecom, ci si è affrettati a commentare che in America queste cose non sarebbero potute accadere. Anche commentatori in buona fede non hanno esitato a sottoscrivere questa dichiarazione autorazzistica, mentre in realtà il saccheggio dei patrimoni immobiliari costituisce il movente di quasi tutte le fusioni aziendali in tutto il mondo. Quando ci sono delle fusioni, il rituale dei licenziamenti diventa un modo per attuare un crudele diversivo, un rito sacrificale al mito del capitalismo ed al feticcio del "risanamento aziendale". La gratuita crudeltà, invece di insospettire, rende tutto più verosimile e credibile, così nessuno fa caso al fatto che patrimoni immobiliari acquisiti in anni, o in secoli, cambino proprietario per cifre assolutamente incongrue rispetto al valore reale.
Certo, da anni ormai la FIAT e la Pirelli sono soprattutto delle immobiliari, ma anche la General Motors lo è. Tutti i cartelli bancari che sono stati creati in Italia negli ultimi anni avevano lo scopo di mettere le mani sugli enormi patrimoni immobiliari di banche storiche come la Commerciale o il Banco di Napoli; ma è ciò che avviene praticamente anche in tutto il resto del mondo.
Il capitalismo reale è inseparabile e indistinguibile dalle pratiche del saccheggio, del ricatto e dell'estorsione. Il capitalismo funziona sempre a due livelli complementari, quello della legalità e quello dell'illegalità; del resto se non esistesse la legalità, non si potrebbero creare nemmeno le mille occasioni affaristiche dell'illegalità. Ormai è documentato da atti processuali che in California la Enron provocava dei black-out a scopo di ricatto emergenziale per ottenere privilegi e facilitazioni. I fenomeni dell'affarismo emergenziale vanno quindi esaminati in parallelo, osservando comparativamente ciò che avviene dappertutto. Quando invece si esamina un'area sociale e geografica isolandola dal contesto, la si può anche far passare come una forma di devianza antropologica, cioè di inferiorità razziale.
Nel saggio "Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte", Marx descrisse il capitalismo in Francia come un fenomeno di criminalità comune. Questa visione realistica e critica del capitalismo gli fu possibile perché riteneva la Francia un Paese inferiore. Quando invece trattava dell'Inghilterra, allora gli stessi fenomeni di affarismo criminale, Marx o non li vedeva, oppure li citava fugacemente come eccezioni. Quindi, la idealizzazione del capitalismo ed il mito del capitalismo non potrebbero mai reggersi senza il filtro del pregiudizio razzistico.
17 maggio 2007
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


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