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"Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea."

Oscar Wilde
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 24/05/2007 @ 00:23:34, in Commentario 2007, linkato 941 volte)
La puntata di "Report" di domenica 20 maggio sugli "statali nullafacenti" ha ricalcato lo schema consueto della disinformazione ufficiale. Una trasmissione televisiva si costruisce una fama di nicchia di informazione alternativa e spregiudicata, si conquista un pubblico dopodiché gli assesta la mazzata. Era già successo con la trasmissione di Michele Santoro in cui fu finalmente conferito un alone "di sinistra" alla islamofobia. Gli obiettivi affaristici della propaganda affidata a Santoro riguardavano la legittimazione dei cosiddetti "voli della CIA", cioè quei sequestri lampo di Imam etichettati come terroristi che servono in realtà a coprire i traffici di droga e armi che i servizi segreti americani operano tramite la rete aerea che gli Stati europei gli concedono.
Gli obiettivi affaristici di Report sono invece gli stessi degli articoli di Pietro Ichino, cioè preparare l'opinione pubblica all'idea che bisogna affidare il controllo e la valutazione del lavoro degli statali ad agenzie gestite da ditte private. Se si considera che vastità comporterebbe, ad esempio, una rete di valutazione della produttività scolastica su tutti gli studenti delle scuole pubbliche, si comprende anche l'entità del business a spese del denaro pubblico che si apre per le aziende private.
Può apparire strano uno Stato che è pronto a criminalizzare il proprio personale pur di realizzare i propri obiettivi affaristici, ma ciò invece è perfettamente consono alla fase economica in cui ci troviamo, quella della prevalenza dell'affarismo criminale. Ciò non va inteso però nel senso che l'affarismo criminale costituisca un fenomeno solo recente. Nel 1919 negli Stati Uniti una campagna moralistica senza precedenti contro gli effetti dell'alcol preparò l'opinione pubblica ad accettare una proibizione per legge della sua produzione e del suo traffico. Il proibizionismo dell'alcol aprì un campo sterminato per l'affarismo criminale e tutta l'alta finanza americana vi fu coinvolta. Solo lo spaccio al dettaglio delle bevande alcoliche fu affidato ad organizzazioni criminali gestite da minoranze etniche, e da qui derivò il mito di personaggi come Al Capone, un tipico mito di copertura che serviva - e serve ancora - a celare le vere responsabilità. Anche la condanna di Al Capone per evasione fiscale viene di solito spiegata con l'impossibilità di trovare le prove per condannarlo per i suoi reati più gravi, mentre in realtà fu solo un modo di circoscrivere il suo caso e isolarlo da quello dei grandi finanzieri, come, ad esempio, Joseph Kennedy, massimo esponente del contrabbando di alcol ed anche padre di John e Bob. Quindi non è l'affarismo criminale in sé a costituire la novità, ma la sua prevaricazione rispetto ad altre forme economiche, e soprattutto nei confronti della funzione fiscale dello Stato.
In questi giorni si parla molto del best-seller di Marc Levinson, "The Box - La scatola che ha cambiato il mondo", in cui si narra la storia del container e di come questo abbia rivoluzionato i traffici mondiali. Levinson ammette che il container non è stato imposto dal "Mercato" ma dalla politica, cioè dal governo americano che se ne servì negli anni '60 per le forniture durante la guerra del Vietnam. La rivoluzione operata dal container non consiste tanto nell'abbattimento dei costi di trasporto, ma nel fatto che rende proibitivi i costi del controllo sul traffico di merci. In altri termini, lo Stato si trova di fronte ad un semplice aggeggio che rende complicato ed antieconomico effettuare l'imposizione fiscale sulle merci in entrata e in uscita e quindi impedisce la lotta al contrabbando.
Attraverso l'imposizione del container, gli Stati Uniti hanno di fatto imposto la legalizzazione mondiale del contrabbando, quindi il trionfo del loro colonialismo commerciale. Nel senso della legalizzazione del contrabbando sono andate anche scelte come l'abolizione delle bolle di accompagnamento per le merci, una misura attuata in Italia all'inizio degli anni '90 dai governi "moralizzatori" di Amato e Ciampi.
Lo Stato nazionale ha quindi di fatto rinunciato alla sua autorità fiscale sul traffico di merci, una rinuncia che segna la fine della "sovranità nazionale", cioè dell'idea che uno Stato sia padrone sul proprio territorio. Per questo motivo lo Stato si riconverte in senso meramente affaristico, come saccheggiatore di se stesso.
Un grande cantore del colonialismo commerciale fu lo scrittore britannico Tolkien, creatore del personaggio dello Hobbit, che è una interessante allegoria dei popoli sottomessi al colonialismo commerciale anglosassone. Il 9 giugno a Benevento si terrà un raduno di fascisti, denominatosi "Campo Hobbit". Ciò costituisce un segnale interessante dell'autorazzismo dei fascisti, che scelgono come loro simbolo una sorta di mezzo uomo, una razza inferiore che realizza se stessa aspirando a servire le razze superiori. Ma l'autorazzismo dello Hobbit è solo un aspetto dell'allegoria: come lo Stato nazionale, lo Hobbit porta con sé l'anello del potere, ma rinuncia a usarlo in proprio. Inoltre, il nome dello Hobbit protagonista de "Il Signore degli Anelli", Frodo, ha questo suono ambiguo non solo in italiano, ma anche in lingua inglese, dove alla parola "frode" corrisponde "fraud". Da qui il suggerimento subliminale che la vera vocazione dell'ingenuo Hobbit non sia il potere ma l'affarismo. » la grande risorsa che il colonialismo commerciale anglo-americano riserva ai popoli inferiori, esclusi dal potere ma ammessi, in funzione subordinata, al banchetto affaristico. Lo Hobbit è quindi l'icona allegorica della sottomissione coloniale e affaristica. I capi di governo di Stati come la Francia e la Germania, Sarkozy e la Merkel - che avrebbero dovuto essere le punte di diamante del cosiddetto "imperialismo europeo"-, sono oggi degli Hobbit del colonialismo statunitense. Non è un caso quindi che il presidente francese Sarkozy si sforzi addirittura di assumere l'aspetto e l'atteggiamento di uno Hobbit.
24 maggio 2007
 
Di comidad (del 31/05/2007 @ 00:25:52, in Commentario 2007, linkato 927 volte)
Il giornalista Giampaolo Pansa ha rivelato qualche giorno fa di non essere più di sinistra. Evidentemente Pansa riteneva che nessuno se ne fosse accorto. Ci sono per la verità anche dubbi sull'effettività del suo passato "di sinistra".
Dopo aver contribuito a rendere la sinistra quello che oggi è, Pansa può allontanarsene disgustato per scrutare finalmente nuovi orizzonti, da dove si è affacciato il suo nuovo messia, il presidente di Confindustria Montezemolo. Pansa ha perciò già impugnato la consueta bandiera del vittimismo padronale, e piange sulla sorte di Montezemolo, che sarebbe il bersaglio delle incomprensioni e delle invidie del corrotto ceto politico, che proprio il giornale di Montezemolo, il "Corriere della sera", definisce oggi la "casta".
Il vittimismo, e il contestuale uso dell'accusa di invidia per difendersi dalle critiche, non costituiscono in sé una novità del capitalismo. Già agli inizi dell'800, l'economista Percy Ravenstone rilevava che il capitalismo si avvolgeva in un alone mitico e leggendario, che serviva a coprire un atteggiamento di rifiuto puntiglioso di ogni analisi delle sue effettive radici sociali ed economiche. Il mito secondo cui il capitalista privato sarebbe rispettabile in quanto rischierebbe il proprio denaro, veniva facilmente smentito da Ravenstone, il quale dimostrava che il Capitale trova non soltanto la sua origine, ma anche il suo costante sostegno nella spesa pubblica e nella rendita.
Lo stesso termine "capitalismo" costituisce la sintesi artificiosa e arbitraria di forme economiche diverse, che trovano il loro comune denominatore solo nella condizione di privilegio di determinate oligarchie.
Il capitalismo attuale non è perciò diverso da quello di due secoli fa, e la vera novità storica consiste nel fatto che risultano sempre più deboli i suoi contrappesi sociali ed economici. Oggi il ceto politico europeo è stato travolto dall'offensiva colonialistica statunitense, ponendo in evidenza una verità che potrebbe apparire paradossale, e cioè che la relativa autonomia di cui beneficiavano sino a qualche tempo fa gli Stati nazionali europei costituiva soltanto l'effetto dell'esistenza del contrappeso dell'Unione Sovietica.
Un ceto politico del tutto colonizzato e privato della prospettiva della potenza del proprio Stato nazionale, può solo dedicarsi alla ricerca di privilegi e di occasioni affaristiche. L'affarismo trovava infatti il suo limite nelle esigenze della potenza nazionale, anche se ciò non sempre e solo sino ad un certo punto. Ad esempio, Mussolini aveva tollerato senza protestare che le forniture militari della FIAT fossero costantemente al di sotto dello standard minimo di qualità.
D'altro canto, negli anni '50 fu un burocrate di Stato, Enrico Mattei, a porsi il problema delle basi strategiche dello sviluppo economico italiano, e cioè l'energia e la tecnologia, cose che invece al capitalismo privato non interessavano affatto, allora come oggi. Se infatti si analizzano le "linee programmatiche" proposte da Montezemolo, si vedrà che si riducono alla solita formula della umiliazione e precarizzazione del lavoro.
Il "merito" non è una categoria economica, ma una categoria del moralismo astratto, che serve solo a svolgere la funzione di criminalizzazione ora di questo ora di quel settore del lavoro. La criminalizzazione degli statali apre alla Confindustria il business della privatizzazione dei servizi dell'amministrazione pubblica, ma certo non le consentirà di agire in termini di sistema economico, né le interessa. Montezemolo non parla di energia e tecnologia, perché lì rischierebbe di entrare nel terreno minato degli interessi coloniali. L'esibizionismo narcisistico di Montezemolo è quindi soltanto l'effetto di una mancanza di contrappesi e di avversari, con la conseguente perdita di ogni timore del ridicolo. Sino a qualche decennio fa, i capitalisti erano costretti almeno a sforzarsi di sembrare delle persone serie, oggi invece possono permettersi di deporre qualsiasi prudenza a riguardo.
31 maggio 2007
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


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