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"Il vincolo statale funziona come un pastore che tiene unito il gregge, ma solo per metterlo a disposizione del predatore."

Comidad (2014)
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 28/07/2011 @ 01:38:45, in Commentario 2011, linkato 1983 volte)
In questi ultimi tre anni è stata potentemente veicolata la fiaba mediatica tesa a spacciare il berlusconismo per una sorta di peronismo all'italiana, cioè un populismo anomalo rispetto agli standard occidentali. Berlusconi ci è stato presentato come l'alfiere di una indipendenza nazionale "sostenibile", contro l'occidentalismo osservante della sinistra e l'invadenza dei poteri forti internazionali. C'è in effetti tutto un presunto "antiberlusconismo" che contribuisce a rafforzare questo mito, come risulta dall'insistenza del quotidiano "la Repubblica" nel sottolineare il carattere "populista e plebiscitario" del regime berlusconiano; persino adesso che Berlusconi appare in pieno tracollo elettorale.
La fiaba non è stata propinata soltanto in Italia, anzi, c'è da pensare che il "berlusconismo rivoluzionario e terzomondista" costituisca in realtà una panzana confezionata nelle solite centrali di guerra psicologica della NATO. Nel 2009 un film di produzione tedesco-americana, "The International", ci presentava il personaggio di un imprenditore e politico italiano di area berlusconiana (interpretato dall'attore Luca Barbareschi, allora berlusconiano ancora senza pentimenti e ripentimenti), che finisce ammazzato a causa della sua ostilità al potere bancario, contro il quale pronuncia tesi che riecheggiano quelle di Ezra Pound.(1)
Che il governo Berlusconi sia stato il più fedele esecutore delle direttive del Fondo Monetario Internazionale, non ha oscurato questo alone sovversivo, tanto che il quotidiano berlusconiano "Il Giornale" ospita abitualmente i contributi di coloro che denunciano il signoraggio bancario. La forza di questa fiaba è consistita nel fatto di non avere la pezza d'appoggio di alcun dato di fatto, di alimentarsi cioè di sola propaganda, ripetuta con pura ottusità o semplice malafede, tanto da dar vita al fenomeno di una sorta di blog-berlusconismo "rivoluzionario".
Anzi, il berlusconismo "terzomondista e rivoluzionario" si propone come il più coerente oppositore nei confronti di quanto deciso dallo stesso governo Berlusconi. La recentissima uccisione di un altro militare italiano in Afghanistan ha suscitato la "rabbiosa" reazione del leghista Calderoli, come se egli non facesse parte del governo che ha portato la presenza militare italiana in Afghanistan al suo massimo storico: quattromiladuecento militari, cioè l'impegno più massiccio possibile, date le attuali risorse militari italiane. La rabbia della Lega è apparsa inoltre piuttosto spenta, forse perché la maggior parte dei caduti sono di origine meridionale; quindi, alla fine, il voto leghista al rifinanziamento della missione militare in Afghanistan non è mancato all'appuntamento. Tanto c'è sempre Napolitano che corre in soccorso del governo, sgravandolo dalle responsabilità. In realtà, la crescita della presenza militare italiana in Afghanistan non poteva che comportare, come diretta conseguenza, l'aumento del numero dei morti in battaglia. Ed in effetti così è stato.(2)
Agire da servi ossequienti della NATO, lanciando di tanto in tanto lamentele generiche e senza effetto, rappresenta un modo mediaticamente efficace per sostenere tutte le parti in commedia. Si è andati quindi ben oltre l'ipocrisia, praticando una mistificazione sistematica che ha finito per convincere una parte consistente dell'opinione pubblica che uno yes-man della NATO e del FMI sia, almeno in pectore, un dissidente ed un corpo estraneo rispetto al sistema occidentale. Ad alcuni pare troppo semplice supporre che Berlusconi sia esattamente il cretino che sembra, e che sia divenuto inamovibile solo perché i dirigenti del FMI e della NATO si sono assuefatti ed impigriti ad avere a che fare con uno talmente inetto che non gli pone mai il problema di contrattare e mediare. Ma qualche volta la verità è semplice.
La partecipazione militare italiana all'aggressione contro l'Afghanistan, ha anche altre implicazioni che i nostri disciplinatissimi media si guardano bene dal notare. Sulla questione della produzione e del traffico dell'oppio afgano c'è da rilevare che, all'inizio del mese di marzo scorso, la Russia ha cominciato a rompere quel clima di omertà internazionale che impediva di contestare alla NATO il paradosso di una presenza militare occidentale che ha portato sia la produzione che il traffico di oppio a livelli record. Per voce del suo responsabile dell'antidroga, Ivanov, la Russia lamenta di essere diventata la prima destinataria del traffico e, con ipocrisia diplomatica, si limita a rilevare che la NATO non fa assolutamente nulla per eradicare le colture di papavero da oppio; persino il recente, e lieve, calo di produzione sarebbe dovuto esclusivamente a motivi climatici ed ambientali.(3)
Di fatto, circolano dall'ultimo aprile su internet le foto di soldati USA intenti a pattugliare campi di papavero, ma più con l'atteggiamento di proteggerli che di volerli distruggere. La versione ufficiale, che vorrebbe scaricare sui Talebani l'intera responsabilità della coltivazione e del traffico, appare sempre più irrealistica.(4)
Ogni volta che l'invasione NATO dell'Afghanistan è stata indicata come una guerra dell'oppio, non sono mancate reazioni di stampo "benaltrista", tendenti a ritenere che un'impresa militare di tali proporzioni non possa essere motivata da obiettivi così miseri. In realtà, neppure le due guerre dell'oppio che la Gran Bretagna dichiarò alla Cina nel corso dell'800 potrebbero risultare immuni da obiezioni del genere. Anche in quel caso gli obiettivi coloniali erano molto più vasti, ma sta di fatto che il business dell'oppio rappresentava comunque il motore di tutta l'operazione. Tutti gli Stati colonialisti hanno lucrato sul traffico di oppio ed, in tal modo, si sono pagate le spese delle loro guerre coloniali; ma i Britannici e gli Statunitensi sono riusciti a costruire un vero e proprio sistema coloniale basato sulla droga.
L'aggressione della NATO contro l'Afghanistan si è immediatamente configurata anche come un'aggressione contro il Pakistan, in vista di un probabile tentativo di accerchiamento della Cina. Ma le guerre coloniali non possono basarsi soltanto su obiettivi affaristici proiettati nel tempo, in quanto queste guerre devono risultare immediatamente lucrative. Il bilancio attuale, ovviamente, non va fatto rispetto alle casse esauste del governo federale USA, ma in base ai crescenti profitti delle multinazionali statunitensi. Il colonialismo è l'effetto di un intreccio tra militarismo e finanza; e la finanza consiste a sua volta in un intreccio di business legale ed illegale. Se si tiene conto di ciò, il business dell'oppio gestito dal cartello militar-finanziario NATO/FMI, risulta del tutto plausibile.
La NATO si fa trovare sempre sul luogo del delitto, ma è sempre pronta a scaricare tutte le colpe sul nemico. Del resto i dipartimenti di Psywar servono proprio a fabbricare false notizie, ed i media sono tutti contenti di diffonderle. Non è detto però che ciò basti per rendere la NATO immune da continui e fondati sospetti. Non a caso, anche in occasione della recentissima strage in Norvegia è sorta l'ipotesi di una "Gladio" norvegese, cioè di una destabilizzazione interna di marca NATO, come quella che ha insanguinato l'Italia dalla fine degli anni '60.

(1) http://www.youtube.com/watch?v=ZgzgZlcNm_M
(2) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-02/4200-soldati-italiani-afghanistan-122616.shtml?uuid=AaYZNlkD
(3) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://rt.com/politics/russia-opium-afghanistan-nato/&ei=X5EtTo-BA4KBOsjiwd0K&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&ved=0CCgQ7gEwATgK&prev=/search%3Fq%3Dafghanistan%2Bnato%2Bopium%26start%3D10%26hl%3Dit%26sa%3DN%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26biw%3D960%26bih%3D487%26prmd%3Divns
(4) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://publicintelligence.net/more-photos-of-usnato-troops-patrolling-opium-poppy-fields-in-afghanistan/&ei=MZQtTpKoD8GdOuGHzd0K&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&sqi=2&ved=0CDIQ7gEwAQ&prev=/search%3Fq%3Dopium%2Bafghanistan%2Bnato%2B2011%26hl%3Dit%26rlz%3D1R2ACAW_it%26biw%3D960%26bih%3D487%26prmd%3Divns
 
Di comidad (del 21/07/2011 @ 02:25:20, in Commentario 2011, linkato 1759 volte)
Un fatto accaduto il 4 luglio scorso non ha avuto alcuna risonanza sui media, e ciò proprio perché la notizia avrebbe potuto contribuire a spiegare parecchie cose anche su quanto sta avvenendo in questi giorni in Italia. In quella data il governo greco ha inviato all'attuale direttore del Fondo Monetario Internazionale, Lagarde, una lettera in cui si impegna a realizzare quanto già sottoscritto il 2 maggio dello scorso anno nei confronti dello stesso FMI, all'atto di ricevere il prestito vincolato al programma di presunto "risanamento" del debito pubblico greco.
Nella lettera il governo greco non si limita a rinnovare gli impegni, ma allega un memorandum in cui illustra scadenze e strumenti per realizzarli. Il punto saliente della lettera riguarda, manco a dirlo, le privatizzazioni.
Nel testo viene ricordato che il Parlamento greco ha già approvato un dettagliato piano di privatizzazioni con scadenze precise, ed allo scopo è stata istituita un'apposita agenzia. Nel memorandum viene però spiegato anche come queste privatizzazioni saranno materialmente realizzate, cioè attraverso un Fondo finanziato dallo Stato!
Il Fondo per le privatizzazioni sarà infatti sovvenzionato dal Ministero delle Finanze greco, che versa immediatamente una quota iniziale di trenta milioni di euro, da aumentare poi in base alle esigenze. Il testo della lettera e del memorandum del governo greco sono reperibili sul sito del Fondo Monetario Internazionale, che deve costituire il luogo più segreto del mondo, dato che nessun giornalista dei media ufficiali riesce mai a consultarlo.(1)
Quindi lo Stato greco non solo non incassa nulla per le privatizzazioni, dato che nessun privato è lì pronto a sborsare le cifre necessarie; ma, al contrario, il Ministero delle Finanze si impegna a fornire ai privati i mezzi per appropriarsi di beni pubblici che altrimenti questi privati non potrebbero comprare. Le privatizzazioni vengono giustificate in nome dell'esigenza di ridurre le spese dello Stato, ma intanto lo Stato viene costretto a finanziare i privati in nome di una del tutto ipotetica remunerazione futura. Insomma, il solito assistenzialismo per ricchi.
E cosa si privatizza? Di tutto. Dalle quote azionarie detenute dallo Stato, sino ai beni immobili del Demanio pubblico. Se si voleva una prova documentale che l'emergenza del debito pubblico costituisce soltanto un pretesto per privatizzare scaricando i costi sulla spesa pubblica, questa prova è reperibile sul sito del FMI.
Nel memorandum del governo greco si può consultare un elenco puntiglioso degli articoli di spesa pubblica da salassare per reperire le risorse finanziare necessarie a pagare le privatizzazioni. Tra i settori da spremere non mancano, ovviamente, le pensioni ed il Pubblico Impiego; ciò in base alle vere regole del sedicente "Libero Mercato", che consistono nel costringere i poveri a versare l'elemosina ai ricchi.
Vista l'entità della rapina ai danni del popolo greco, non c'è da stupirsi che, come le altre bande di rapinatori, anche i vertici del FMI si siano messi a litigare per la spartizione del bottino. Lo scontro interno al FMI, tra la fazione USA e quella europea, per ora ha messo fuori gioco nientemeno che il boss supremo, il francese Strauss Kahn, che è stato bersaglio di uno scandalo/messinscena piuttosto improbabile, rispetto alla quale i suoi avvocati hanno avuto la capacità di opporre una versione difensiva dei fatti ancora più assurda, tanto da riuscire a commuovere la corte e indurla a liberare lo stesso Strauss Kahn. O, forse, sono stati i titoli massonici del francese a riequilibrare la bilancia della giustizia.(2)
In questa situazione di rapina istituzionalizzata, c'è almeno di positivo che in Grecia l'opposizione sociale dimostra di avere chiari i punti di riferimento ed i veri nemici. Mentre in Italia ancora ci si balocca con bersagli-fantoccio come la "Casta", gli oppositori greci hanno invece chiaramente individuato il FMI come l'aggressore coloniale da cui difendersi. Da questo punto di vista, la memoria storica dei Greci è ancora viva, e molte ferite del colonialismo sono ancora aperte. Dal 1945 al 1949 la Grecia è stata sottoposta ad una aggressione/occupazione militare da parte delle truppe britanniche, con il pretesto di una presunta insurrezione comunista. Di fatto Stalin non appoggiò la resistenza greca; anzi, dal 1948 le fece mancare anche il retroterra e gli aiuti che potevano provenire dai Paesi socialisti confinanti. Nel 1967 la Grecia ancora subì un colpo di Stato, quella volta organizzato dalla NATO, un putsch passato alla Storia come colpo di Stato dei "Colonnelli"; e la giunta militare cadde solo a causa di un conflitto intermo alla stessa NATO: una guerra contro la Turchia per Cipro.
Costituisce un scoperta dell'acqua calda rilevare che la NATO ed il FMI sono facce della stessa medaglia. Alcuni dicono che il FMI è il braccio finanziario della NATO; altri, considerando che la istituzione del FMI risulta di cinque anni antecedente a quella della NATO, affermano invece che è la NATO a costituire il braccio armato del FMI. Comunque sia, la NATO ed il FMI costituiscono distinti aspetti istituzionali della stessa cordata affaristico-criminale, come risulta platealmente dal caso Kosovo, uno staterello mafioso generato dalle bombe NATO ed immediatamente adottato dal FMI.(3)
Le organizzazioni internazionali agiscono in effetti come un unico potere e, di fatto, confondono e sovrappongono le loro funzioni. Ad esempio, è la documentazione reperibile sul sito del FMI a farci sapere che persino l'Organizzazione Mondiale per il Commercio (acronimo inglese: WTO) non è altro che un'emanazione dello stesso FMI. Gli accordi del WTO prevedono infatti la consultazione obbligatoria con il FMI per ogni aspetto che riguardi bilance dei pagamenti e riserve finanziarie, cioè praticamente per tutto.(4)

(1) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.imf.org/External/NP/LOI/2011/GRC/070411.pdf&ei=hBUjTq7BOo2l-gbmuuShAw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&sqi=2&ved=0CCMQ7gEwAQ&prev=/search%3Fq%3Dimf%2Bgreece%2B2011%2Bprivatization%26hl%3Dit%26rlz%3D1R2ACAW_it%26biw%3D960%26bih%3D487%26prmd%3Divns
(2) http://archiviostorico.corriere.it/1997/giugno/04/Strauss_Kahn_prof_seduttore_odiato_co_0_97060411100.shtml
(3) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.imf.org/external/country/uvk/index.htm&ei=Wm8mTpjvMoeAOrK29MIK&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=9&ved=0CG0Q7gEwCA&prev=/search%3Fq%3Dkosovo%2Bnato%2Bimf%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Divns
(4) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.imf.org/external/np/exr/facts/imfwto.htm&ei=MckhTuafNcfqOZ_GkfEO&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CCsQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dwto%2Bimf%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1R2ACAW_it%26prmd%3Divns
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


13/10/2019 @ 22:53:55
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