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"Le decisioni del Congresso Generale saranno obbligatorie solo per le federazioni che le accettano."

Congresso Antiautoritario Internazionale di Ginevra, 1873
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 01/11/2012 @ 01:30:20, in Commentario 2012, linkato 1693 volte)
Le vicende politiche della scorsa settimana hanno confermato l'impressione che la grigia stella di Mario Monti riesca a brillare solo nel continuo - e troppo comodo - paragone col Buffone di Arcore, da cui Monti non dipende esclusivamente per i voti parlamentari, ma soprattutto per l'immagine. Ciò avalla anche il sospetto che l'avvento di Monti fosse stato preparato già da un bel po'. Il crollo del sistema politico italiano non andrebbe quindi datato allo scorso anno, ma addirittura alla crisi del governo Prodi, e precisamente alla fine del 2007, quando l'allora segretario del PD, Veltroni, fu indotto a ripescare e riciclare un Buffone ormai politicamente defunto. La lunga e grottesca agonia politica del Buffone ha fatto da battistrada a Monti, creando quel clima di emergenza, anche antropologica, che ha consentito allo stesso Monti di presentarsi come il salvatore della patria.
La dissoluzione del sistema politico italiano ha le sue vere radici nell'assetto di potere sovranazionale, e non nell'opinione pubblica nostrana. Se un Bersani può considerarsi vincitore avendo perso "soltanto" il 50% dei voti, a fronte della perdita del 70% da parte del Pdl, allora vuol dire che non è saltato il "consenso", ma un sistema di potere.
Quando l'astensionismo supera addirittura la soglia del 50%, come nelle ultime elezioni regionali in Sicilia, i primi ad essere scettici sono proprio coloro che adottano l'astensionismo elettorale come metodo politico. Il metodo astensionistico infatti non è motivato da astratte esigenze di purezza ideologica, ma dalla demistificazione del fantasma del cosiddetto "elettorato"; questo soggetto mitologico che sarebbe spinto da opinioni o dalla visione dei propri interessi di classe e di categoria.
In realtà, nel cosiddetto elettorato, il voto dettato dall'opinione o dalla valutazione prospettica dei propri interessi costituisce una quota minoritaria, mentre risulta sempre decisivo il fattore del voto organizzato; quello che spesso viene etichettato, con espressione impropria, come voto di scambio. Infatti lo scambio riguarda soltanto chi gestisce il voto organizzato, mentre la massa elettorale viene condizionata da pressioni o ricatti, che possono essere anche ammorbiditi da contentini in denaro o in promesse di posti. Non è sempre necessario riferirsi alla malavita organizzata più convenzionale, dato che nel Nord-Italia la Lega delle Cooperative e la Compagnia delle Opere gestiscono una grande massa di elettori, costituita da dipendenti di piccole e medie imprese controllati attraverso il ricatto occupazionale.
Quando l'astensionismo supera la quota del 50% ciò non indica più una disaffezione degli elettori, ma un disinteresse dei baroni del voto, che non trovano più nei partiti un interlocutore in grado di contrattare e di offrire qualcosa in cambio. Il sistema dei partiti gestisce sempre meno denaro pubblico e, non a caso, le ultime inchieste giudiziarie tendono a riguardare sempre più le forme di malversazione che si verificano attorno ai fondi dei rimborsi elettorali; grosse cifre se comparate con i redditi medi, ma briciole se si paragonano alle masse di denaro pubblico che la politica gestiva anche solo venti anni fa.
Il prolungarsi della cosiddetta crisi finanziaria toglie al pesce-politica l'acqua in cui dovrebbe nuotare, cioè il denaro pubblico. "Crisi finanziaria" è uno slogan di copertura, che serve a mascherare il vero interesse in campo, cioè tenere alto il costo del denaro per consentire alle banche che comprano titoli di Stato di lucrare più interessi. Paesi come l'Italia, la Spagna, la Grecia e il Portogallo sono diventati la gallina da spennare, ma la recessione va a minare le fondamenta anche di Paesi forti come la Germania o la Francia.
La "dittatura delle banche" è un'espressione suggestiva ed in parte vera, ma non è in grado di spiegare come le banche possano imporre la loro volontà a tutti i governi; una parte dei politici può essere corrotta, ma non c'è certo il denaro per comprare tutti, visto che le banche hanno bisogno dell'aiuto finanziario dei governi.
Il potere delle banche è un aspetto dell'attuale sistema di dominio, ma l'altro è quello militare. Bisogna però chiarirsi sul termine "militare". Il Pentagono non è soltanto un'entità militare, ma è un vero è proprio ministero delle partecipazioni statali, il più grande che si sia mai visto, e che gestisce un suo capitalismo di Stato, finalizzato alla produzione e vendita di armamenti. Nel 1970 un libro dell'economista americano Seymour Melman, "Il Capitalismo del Pentagono", pose in evidenza questa realtà, dimostrando come il "complesso militare-industriale" fosse ormai un dato superato, dato che l'intreccio tra militarismo e affari non procedeva più in modo informale, ma attraverso un organismo centralizzato - il Pentagono appunto -, diventato il più colossale apparato di spesa pubblica della Storia. [1]
Un articolo di Maurizio Molinari su "La Stampa", del dicembre dello scorso anno, forniva il resoconto di un dibattito fra esponenti del Pentagono e della Federal Reserve sulle modalità per gestire i rischi connessi alla crisi finanziaria europea. Al centro delle preoccupazioni c'era, ovviamente, la sorte dell'affare del millennio, cioè i caccia F-35.
Come evitare che i governi europei rinuncino al costosissimo mega-businness? Visto che i soldi scarseggiano ed il consenso elettorale non si può più comprare, come si proteggono allora le basi militari ed il business della vendita di armi ai governi europei? Per indovinarlo non ci vuole un grande sforzo mentale, visto che il Pentagono paventa un "rischio-rivolte" in Europa, e presenta i pericoli per il personale americano di stanza in Europa come la potenziale giustificazione per adottare misure non meglio specificate, ma di cui si intuisce il senso. [2]
Il giornalista Maurizio Molinari è una specie di portavoce del Dipartimento di Stato USA, perciò il fatto che si facciano filtrare certe notizie assume il tono di un ammonimento per le classi dirigenti europee. Gli F-35 per il Pentagono non sono un affare come gli altri, e chi li tocca potrà ritenersi fortunato se morirà senza troppe sofferenze. Appena nove mesi fa il Pentagono ha fatto sapere ufficialmente ai governi europei che non si fa commuovere dalle loro difficoltà finanziare, e che l'Europa deve spendere di più per la difesa. [3]
Tanto il pericolo sovietico non esiste più, perciò non c'è neppure più motivo di tenere ancora in piedi la facciata del "Mondo Libero". Se la finzione democratica costa troppo, allora a tenere a freno le masse scontente ci penseranno le armi e le provocazioni delle PSYOPS. [4]
Del resto, sino a qualche anno fa chi avrebbe potuto immaginare che la Libia sarebbe stata espugnata a colpi di bombe e di attacchi di truppe coloniali spacciate come "ribelli per la democrazia"?
Gli F-35 peseranno come un macigno sulla finanza e sull'economia italiane dei prossimi decenni, e ciò spiega il crescente malessere personale di Beppe Grillo, il quale è abbastanza lucido da capire che per lui i veri guai sono appena cominciati.

[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://books.google.com/books/about/Pentagon_capitalism.html%3Fid%3D0kJBAAAAIAAJ&prev=/search%3Fq%3Dpentagon%2Bcapitalism%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=nTCOUPqTOonktQa69YHwDA&ved=0CEEQ7gEwAw
[2] http://www.lastampa.it/2011/12/11/blogs/finestra-sull-america/rischio-rivolte-il-pentagono-valuta-l-ipotesi-eurocrac-FLQfnnYdEkFQqjbOCK1toL/pagina.html
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.policymic.com/articles/3888/top-pentagon-official-european-governments-to-spend-more-on-defense-u-s-to-take-a-supporting-role&prev=/search%3Fq%3Dpentagon%2Beuropean%2Bunion%2Beuro%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=inmNUJSNIIfUtAaerID4Cg&ved=0CEYQ7gEwBA
[4] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.usar.army.mil/ourstory/commands/USACAPOC/Pages/Overview.aspx&prev=/search%3Fq%3Dpsyops%2Busacapoc%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=9GyRUPLbKtHAtAbGq4DIBQ&ved=0CCkQ7gEwAA
 
A dare retta ai telegiornali ed ai quotidiani, sembrerebbe che la gara fra Bersani e Renzi sia storicamente più decisiva dello scontro fra Cesare e Pompeo. Quanto poi una maggioranza parlamentare o l'altra siano in grado di cambiare realmente qualcosa, lo si è potuto accertare nei giorni scorsi, quando il generale De Bertolis ha tranquillamente ammesso di aver dato numeri falsi alla Camera a proposito del costo dei caccia F-35. Rispetto agli ottanta milioni di euro ad aereo che erano stati annunciati, già si prospetta un "ritocco" a centoventisette milioni cadauno, anche se il generale promette che dopo il cinquantacinquesimo esemplare i costi scenderanno a sessanta milioni. Un affare. [1]
Il parlamento ha finto ancora una volta di crederci. Si potrebbe giustamente osservare che in materia di spese militari il parlamento si è sempre lasciato prendere in giro senza protestare, e che basi militari USA e NATO sono sorte senza neppure avvertire lo stesso parlamento. Tutto vero, ma ciò non toglie che la vicenda degli F-35 rappresenti quello che negli anni '70, con reminiscenze hegeliane, si soleva chiamare un "salto di qualità".
Negli stessi giorni in cui Bersani va predicando che bisogna far tutto rispettando i famosi "saldi", fa comunque un po' di impressione sapere che il bilancio dello Stato ha al suo interno una sorta di buco nero istituzionalizzato, vincolato a sua volta a quel feticcio indiscutibile costituito dagli "obblighi NATO". Nessuno è oggi in grado di dire quanto costeranno effettivamente gli F-35 e ciò, di conseguenza, rende ogni Legge di Stabilità finanziaria una mera finzione. Finché il pareggio di bilancio non era stato recepito come principio costituzionale, il lievitare incontrollabile delle spese militari poteva essere inquadrato nell'andazzo generale, ma adesso assume il tono di un macabro sberleffo.
Ma, a quanto pare, di sberleffi ce ne sono anche per ciò che riguarda l'aspetto industriale della faccenda. Al progetto FACO per l'assemblaggio degli F-35, con stabilimento a Cameri in provincia di Novara, partecipano aziende di vari Paesi "alleati" degli USA, tra cui anche Finmeccanica, il cui titolo azionario nei mesi scorsi era lievitato in vista di questa orgia di appalti. Nel novembre del 2010 il sottosegretario alla Difesa, Crosetto, era andato negli USA a fare il duro nel negoziato per la distribuzione degli appalti, peraltro senza ricevere risposte né dal sottosegretario americano alla Difesa, Carter, né dai funzionari della multinazionale Lockheed Martin, che è la vera proprietaria del progetto per gli F-35. Proprio pochi mesi fa, Carter ha fatto sapere che per la distribuzione degli appalti se la vedrà direttamente la dirigenza Lockheed Martin, quindi per gli altri rimarrebbero solo le briciole. [2]
Finmeccanica inoltre è appena finita sotto inchiesta giudiziaria per corruzione internazionale, perciò i suoi margini di manovra nel negoziato con Lockheed Martin si sono ridotti a meno di zero. La tempestività di queste inchieste giudiziarie, sempre funzionali ad interessi di marca USA, potrebbe lasciare perplesso anche chi non dubita affatto che, quanto a delinquenza, i dirigenti di Finmeccanica non abbiano nulla da invidiare neppure a Sallusti. Nessun magistrato è in grado di farsi da sé le indagini, perciò in definitiva egli dipende da ciò che gli viene fatto arrivare sul tavolo; e questa realtà, da sola, senza neppure il bisogno di ulteriori sospetti, dovrebbe essere sufficiente a smontare del tutto il mito della magistratura.
L'ipoteca militare sul bilancio dello Stato è diventata una tutela militare sullo Stato. E in Italia dire "militare", è come dire NATO. Che l'Italia sia ormai un protettorato della NATO viene solennemente annunciato persino dal sito dell'Esercito. Una notizia del 20 ottobre scorso, rilanciata dalla ADN-Kronos, ci mette a conoscenza della conclusione di un'esercitazione effettuata in Sicilia:
"Presso la base addestrativa di Piazza Armerina (Enna), si è conclusa l'esercitazione ''Eagle's Beak 2012'' che ha visto impegnati il Comando della Brigata meccanizzata ''Aosta'' e i reparti dipendenti. Scopo dell'esercitazione, spiega l'Esercito sul suo sito, è stato quello di ''addestrare all'applicazione delle procedure Nato e nazionali lo Stato Maggiore e i quadri delle unità, sia dipendenti sia in concorso, che costituiranno il ''capability basket'' della Jrrf, Joint Rapid Response Force della Nato nel primo semestre 2013''. Il pacchetto di capacità Jrrf è costituito da ''un bacino di unità interforze ad alta e altissima prontezza operativa, posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, da cui attingere per garantire una risposta rapida alle esigenze di sicurezza nazionale e internazionale, il cui addestramento è incentrato sulla capacità di operare in ambiente interforze ('joint') caratterizzato da possibili episodi di combattimento ad alta intensità''. [3]
A parte la solita spacconeria del gergo militare, risulta chiaro che questo Jrrf rappresenta un "pacchetto" di forze militari straniere che potrebbero intervenire in Italia in qualsiasi momento e con qualsiasi pretesto; per di più alle dipendenze dirette dello Stato Maggiore. Intanto la Sicilia è diventata a tutti gli effetti un poligono militare, e ciò spiega come mai l'aeroporto civile di Fontanarossa venga continuamente chiuso con i più vari pretesti, ed anche perché l'aeroporto civile costruito nella ex (ex?) base NATO di Comiso non riesca ancora a partire. [4]
Stando così le cose, cambiare il Presidente del Consiglio non servirà a molto.*

[1] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-15/costeranno-previsto-milioni-dollari-175638.shtml?uuid=AbhTBPtG&fromSearch
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/16/supercaccia-parlamento-ingannato-vero-di-paola-si-dimette-falso/383702/
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.defensenews.com/article/20100201/DEFFEAT04/2010331/Italy-Threatens-Halt-JSF-Plant-Work&prev=/search%3Fq%3Dlockheed%2Bfaco%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=1cWHUO7HI83ItAbcpoCYCg&ved=0CDEQ7gEwAQ
http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=1&hl=it&prev=/search%3Fq%3Dlockheed%2Bfaco%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&rurl=translate.google.it&sl=en&u=http://blogs.ottawacitizen.com/2012/07/23/lockheed-martin-not-u-s-will-decide-which-country-does-what-on-f-35/&usg=ALkJrhjh8z2gkTm_UcSS6z6B0AoXCfE3nA
[3] http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/08:08/4243193
[4] http://www.corrierediragusa.it/articoli/economia/catania/19232-chiude-fontanarossa-ipotesi-sigonella-riggio-a-comiso-non-si-vola-politici-tutti-a-casa.html

*Si ringraziano i compagni Tiziano, Fricche e Robinarc per le segnalazioni.
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


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