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"Se la pace fosse un valore in sé, allora chi resistesse all'aggressore, anche opponendosi in modo non violento, sarebbe colpevole di lesa pace quanto l'aggressore stesso. Perciò il pacifismo è impotente contro la prepotenza colonialistica che consiste nel fomentare conflitti locali, per poi presentarsi come pacificatrice."

Comidad
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 04/10/2012 @ 01:47:47, in Commentario 2012, linkato 1731 volte)
Nel giugno scorso, il "Washington Post" rivelava che gli Stati Uniti avevano creato una rete di piccole basi militari “segrete” in tutto il continente africano. L’articolo in sé non diceva niente di nuovo, visto che l’esistenza di queste basi “segrete” era nota da tempo. [1]
Così come era nota la difficoltà degli USA di trovare aeroporti capaci di sostenere il carico dei C130. Per questo motivo la rete organizzata in Africa ha utilizzato spesso vecchie strutture del periodo coloniale francese in attesa del potenziamento delle piste d’atterraggio. Il pretesto addotto della “guerra ombra” che gli USA starebbero conducendo contro Al Qaeda, appare talmente fasullo da essere presentato senza molta convinzione dallo stesso "Washington Post". Il programma di “sorveglianza” dal significativo nome in codice "Sand Creek" (la località del massacro di Cheyenne ed Arapaho nel 1864 da parte di truppe statunitensi) coinvolge molti Paesi africani.
Solo alcune basi sarebbero dotate dei soliti droni, mentre la maggior parte utilizzerebbe invece dei piccoli aerei monomotore convenzionali: i Pilatus Pc-12 costruiti in Svizzera. Le basi attualmente attive sarebbero quella di Ouagadougou nel Burkina Faso per il controllo del Mali, della Mauritania e del deserto del Sahara; Arba Minch in Etiopia come base di partenza dei droni Reaper per la Somalia; Entebbe in Uganda per il decollo dei Pilatus; Camp Lemonnier a Gibuti per i raid in Somalia, nello Yemen e nella penisola araba; Manda Bay in Kenya; Victoria nelle Seychelles, ed anche questa è una base di decollo dei droni per tutta l’Africa Orientale. La Base di Nouakchott in Mauritania ha interrotto le sue attività a causa del colpo di Stato di quattro anni fa, mentre la base di Nzara, nel Sud Sudan, è ancora in costruzione.
La lotta contro Al Qaeda e altre sigle più o meno fiabesche (Aqmi, Al Shabaab, Lra, ecc.) è in grado di giustificare qualsiasi intervento criminale. Il "Washington Post" rivela infatti che le operazioni in Africa sono affidate alle forze speciali statunitensi ed a contractor privati che hanno assunto un ruolo sempre più importante nella strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione Obama, e che agiscono in maniera clandestina in tutto il mondo, non solo nelle zone di guerra.
La compagnia di contractor maggiormente beneficiata da questi contratti governativi è sempre la Blackwater, che aveva cambiato il suo nome in Xeservices, ed oggi si chiama Academi. La Blackwater è stata per anni sotto inchiesta al Congresso USA per omicidi "inspiegabili" e per il coinvolgimento in innumerevoli traffici illegali. Ma il Segretario alla Difesa (ed ex direttore della CIA), Leon Panetta, ha difeso davanti al Congresso USA la scelta di corrispondere nuovi appalti alla Blackwater.[2]
Il "Washington Post" aggiunge che non vi sono dati ufficiali su queste missioni e che molte notizie sono state ricavate indirettamente dai documenti sugli appalti. La segretezza garantisce la possibilità di compiere le peggiori nefandezze nell'assoluta impunità. Ci si potrebbe chiedere, semmai, perché il "Washington Post" del giugno scorso abbia fatto una tale pubblicità ad un programma di colonizzazione e destabilizzazione così evidente. Ma spesso queste notizie rimangono innocue, poiché al massimo le si va a catalogare come ingerenza, o "imperialismo" inteso come generica volontà di dominio.
In realtà non solo l'antiterrorismo, ma neppure la nozione generica di imperialismo sono in grado di dar conto della effettiva funzione di queste basi militari. La mistificazione corrente si basa sull'illusione che l'imperialismo costituisca comunque un "ordine", mentre invece queste basi divengono veri e propri referenti per la criminalità locale, che può crescere e organizzarsi al coperto del segreto militare. Qualsiasi genere di traffico (armi, diamanti, droga, petrolio estratto illegalmente, immigrati, ecc.) può trovare nella basi USA in Africa il supporto logistico ed una sorta di diritto d'asilo; tanto, se trapelasse qualcosa, ci sarebbe sempre la famigerata Blackwater a fare da parafulmine.
Sul ruolo effettivo delle basi militari, può soccorrere anche qualche umile notizia nostrana. Nel maggio ultimo scorso il quotidiano "La Repubblica" riportava una notizia secondo cui la NATO sarebbe stata beffata dal Clan dei Casalesi, che avrebbe fatto il colpaccio di affittare i suoi villini ad ufficiali britannici. In realtà le prime notizie su casi analoghi risalgono al 2007/2008, quando vicende sulla presenza di ufficiali NATO in villini di camorra furono rese note da vari quotidiani, tra cui il "Corriere della Sera". Ciò vorrebbe dire che in cinque anni la NATO non avrebbe mai letto i giornali e non si sarebbe mai accorta di collaborare con il Clan dei Casalesi. Quando si dice la distrazione. [3]
L'illegalità di Stato è sempre esistita, ma l'esistenza di organizzazioni internazionali come il Patto Atlantico, il Fondo Monetario Internazionale e l'Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), che promuovono ed organizzano la malavita in tutto in mondo, costituisce un fatto storicamente nuovo. Il programma di una illegalità di massa serve a costruire una base di consenso sociale al colonialismo, che può avvalersi così anche del sostegno di formazioni armate in loco.
La mafia albanese, ad esempio, è una creatura di conio recentissimo, ovviamente una creazione del colonialismo della NATO e dell'ONU, le quali hanno trasformato il Kosovo in un proprio protettorato. Sino a due decenni fa in Albania esistevano solo bande di contrabbandieri e di rapinatori di tir, mentre oggi la mafia albanese/kosovara controlla gran parte del traffico di armi e droga, ed inoltre risulta al centro del nuovo business del traffico di organi umani. La NATO è caduta dalle nuvole, e per anni ha sostenuto di non essersi mai accorta che i suoi protetti dell'UCK trafficassero in organi umani. Solo di recente sono stati pubblicati rapporti da cui risulterebbe che sì, la NATO sapeva qualcosa dal 2004. Il quotidiano britannico "The Guardian" ha dato conto di queste parziali ammissioni di complicità con quel tono molto "british", che invece tende a smarrire quando si tratti di crimini, o presunti tali, attribuiti a nemici della NATO. Dato che l'Africa può costituire un illimitato serbatoio di organi umani, aspettiamoci altre parziali ammissioni nei prossimi anni.[4]

[1] http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=2&hl=it&prev=/search%3Fq%3Dwashington%2Bpost%2Bafrican%2Bbases%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&rurl=translate.google.com&sl=en&u=http://www.washingtonpost.com/world/national-security/us-expands-secret-intelligence-operations-in-africa/2012/06/13/gJQAHyvAbV_story.html&usg=ALkJrhi3z44vGO8M1Ohn1knl35h0V1VEoQ
http://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=2&hl=it&prev=/search%3Fq%3Dwashington%2Bpost%2Bafrican%2Bbases%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&rurl=translate.google.com&sl=en&u=http://www.washingtonpost.com/world/national-security/the-african-network/2012/06/13/gJQAmozvaV_graphic.html&usg=ALkJrhi7srJLzGXVy8_UA7D54Fb2GnlkaQ
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/world/2010/jun/28/blackwater-wins-afghanistan-contract&prev=/search%3Fq%3Dblackwater%2Bcongressional%2Binvestigation%26start%3D30%26hl%3Dit%26sa%3DN%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=4MZpULbKFYfltQaP04GYDQ&ved=0CGgQ7gEwCDge
[3] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/01/giugliano-villini-di-gomorra-in-affitto-ai.html
http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_26/villa_nato_casalesi_5d97f298-a32f-11dd-8d2c-00144f02aabc.shtml
[4] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/world/2011/jan/24/hashim-thaci-kosovo-organised-crime&prev=/search%3Fq%3Dnato%2Botan%2Bkosovo%2Borgan%2Btrade%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=9oZqUK3OAsjKtAaoo4GABg&sqi=2&ved=0CEUQ7gEwBA
 
Di comidad (del 27/09/2012 @ 01:17:56, in Commentario 2012, linkato 2103 volte)
Sulla vicenda dell'aggressione NATO alla Libia dello scorso anno, quella parte della "sinistra" che ha aderito alla fiaba della rivoluzione democratica contro Gheddafi, potrebbe sempre accampare l'alibi di essere stata presa di sorpresa da una campagna propagandistica senza precedenti. Il fatto strano è che l'adesione acritica di quella parte della "sinistra" alla fiaba ufficiale si stia puntualmente ripetendo nel caso della Siria. Il maggiore polemista e militante antimperialista negli Stati Uniti degli inizi del '900 è stato Mark Twain, il quale diceva che una bugia fa in tempo a fare il giro del mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe. Nel caso siriano però sono passati diciotto mesi dall'inizio dell'aggressione della NATO, perciò alla fine anche la verità è riuscita a mettersi le scarpe ed a fare un bel po' di strada.
Alla fine del 2011 le notizie sulle gesta dell'emiro del Qatar in Siria avevano libero corso già sulla stampa turca, dato che è appunto in Turchia che si sono installate dall'inizio dello scorso anno le basi dei mercenari che si infiltrano quotidianamente in territorio siriano. [1]
Ma ormai anche sul resto della stampa occidentale non si cerca più neppure di negare il ruolo decisivo del denaro, della televisione, delle armi e dei mercenari dell'emiro del Qatar, Al Thani, nella "rivoluzione" in Siria. Anzi, l'agosto scorso il quotidiano britannico "The Guardian" ha ritenuto che fosse persino il caso di pubblicare un articolo celebrativo sui moventi tutti "morali" che spingerebbero il Qatar a questo attivismo contro Assad. Il quotidiano britannico si spinge al punto di augurarsi che questo attivismo disinteressato del Qatar costituisca l'alba di una palingenesi morale e politica del Mondo Arabo. [2]
Il ruolo internazionale del minuscolo - ma danarosissimo - Emirato risale al vertice NATO di Istanbul del 2004, quando questo Paese è stato integrato a tutti gli effetti nell'imperialismo atlantico. In quell'occasione deve essere stato allestito il programma di aggressioni che abbiamo visto attuarsi negli ultimi due anni, con un ruolo enorme della emittente qatariota Al Jazeera. [3]
Da alcuni mesi vi sono segnali di tentativi di espansione del dominio televisivo di Al Jazeera anche in Italia, dove secondo il quotidiano "Il Sole-24 ore", l'emiro del Qatar starebbe cercando di acquisire la proprietà di La-7. [4]
Ancora più importante è l'accordo che la maggiore agenzia di notizie italiana, l'Ansa, ha stretto pochi giorni fa con l'omologa agenzia del Qatar, la QNA. Sono evidenti i risvolti di carattere militare di questo accordo, che va considerato un passo ulteriore nella militarizzazione dell'informazione riguardante i teatri di crisi nel Mediterraneo. [5]
Ma il controllo che il Qatar si assicura così sull'informazione italiana riguarda anche altri aspetti. Nell'aprile scorso il quotidiano "La Repubblica" anticipava qualcosa sulle manovre del Qatar per mettere le mani su Unicredit e Finmeccanica. Per quanto riguarda Unicredit, le manovre dell'emiro si sono concretizzate già dal giugno scorso con massicci acquisti azionari. [6]
Il Qatar è presente anche tra i potenziali acquirenti del piano di dismissioni del patrimonio pubblico messo in cantiere dal governo Monti, e gestito dall'attuale ministro dell'Economia, Grilli. Il Qatar ha assunto quindi un ruolo essenziale non solo nell'imperialismo militare della NATO, ma anche nel suo imperialismo finanziario e commerciale. Su tutti questi fatti non sono mancate le notizie di stampa, e neppure gli approfondimenti seri su internet, ma l'opinione pubblica italiana nel frattempo era stata attratta e distratta dalle consuete sceneggiate sulla corruzione della "Casta". [7]
All'emiro Al Thani è stato riconosciuto anche un ruolo di campione dei diritti umani. Nel momento in cui il Qatar aggredisce la Siria, lo stesso Qatar è membro del Consiglio dell'ONU per i Diritti Umani, quindi l'emiro può anche fare la parte del giudice super partes contro Assad. Abituato a recitare tutte le parti in commedia, l'emiro da una parte aggredisce Siria, dall'altra parte sollecita un intervento armato "pacificatore" della Lega Araba. [8]
Al Thani ha dimostrato di non essere un semplice esecutore, ma un gangster che sa il fatto suo; d'altra parte risulta un po' irrealistico ritenere che il Qatar abbia potuto assumere un ruolo così centrale soltanto in base alle proprie risorse. La storia del Qatar ci presenta questo Stato come un ex protettorato britannico, e lo stesso potere della famiglia Al Thani come una concessione della Gran Bretagna. [9]
Che il Qatar sia rimasto in effetti un protettorato britannico, è più di un sospetto, e spiegherebbe tanta fiducia nei suoi confronti da parte dei vertici della NATO. Anzi, il Qatar, più che una colonia britannica appare come una colonia della famiglia reale inglese, una specie di feudo familiare. Negli articoli celebrativi sul Qatar che affollano la stampa britannica, si ammette candidamente che l'emiro Al Thani può agire tranquillamente in Gran Bretagna grazie ai rapporti personali con la famiglia reale inglese. Il "Daily Mail" ha riportato una notizia secondo cui l'emiro ha potuto concludere un grosso affare immobiliare solo grazie ad una lettera privata di presentazione da parte del principe Carlo. [10]
I reali inglesi sono famosi soprattutto per le loro vicende mondane, ma il dato più significativo che li riguarda consiste nel fatto che controllino la più grande banca britannica, la storica Royal Bank of Scotland, che in questi mesi è stata salvata dal fallimento grazie al denaro dei contribuenti britannici. Nel 2009 il principe Carlo promosse personalmente una ristrutturazione dei vertici della banca, andata in passivo per le solite vicende di titoli tossici. [11]
Ma la stessa Royal Bank of Scotland può avvalersi di accordi che le conferiscono una sorta di status privilegiato in Qatar. Se il Qatar investe in Gran Bretagna, la famiglia reale inglese investe in Qatar, e ne alleva e seleziona la classe dirigente attraverso i programmi di "aiuto allo sviluppo" della Royal Bank of Scotland. In fatto di gangsterismo, Al Thani ed i suoi collaboratori sono quindi debitori del know-how alla famiglia reale inglese, la quale in questo campo certamente non ha nulla da farsi insegnare da nessuno. [12]

[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.turkishnews.com/en/content/2011/12/31/qatar-creates-anti-syria-mercenary-force-based-in-turkey/&prev=/search%3Fq%3Dqatar%2Bmercenaries%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=8UlhUPuEAoTctAaXuIGQBw&ved=0CEkQ7gEwBA
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/aug/08/qatar-syria-opposition&prev=/search%3Fq%3Dsyria%2Bqatar%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=EotgUN_-K4_gtQbo64DwCw&sqi=2&ved=0CDEQ7gEwAA
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=fr&u=http://www.nato.int/cps/fr/natolive/topics_52956.htm&prev=/search%3Fq%3Dqatar%2Bnato%2Botan%26hl%3Dit%26sa%3DN%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=0IxgUP2zD8TitQaD34CgDg&ved=0CC0Q7gEwAQ
[4] http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-07-05/mire-qatar-italiana-064153.shtml?uuid=AbPrdw2F
[5] http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2012/09/18/Firmato-accordo-Ansa-agenzia-Qatar-Qna-_7493280.html
[6] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/04/17/lo-shopping-dell-emiro-del-qatar-nel.html
http://www.ilnuovomercato.it/?p=19965
[7] http://geopoliticamente.investireoggi.it/litalia-svende-il-qatar-compra/
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=10851
[8] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/Pages/CurrentMembers.aspx&prev=/search%3Fq%3Dhuman%2Brights%2Bcouncil%2Bun%2Bmembership%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=SkxhUIWvO87GswaOh4FI&ved=0CD4Q7gEwAg
http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Siria-Qatar-intervento-militare-arabi/25-09-2012/1-A_002800416.shtml
[9] http://www.treccani.it/enciclopedia/qatar_(Dizionario-di-Storia)/
[10] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.dailymail.co.uk/news/article-2113159/Qatar-bought-Britain-They-Shard-They-Olympic-Village-And-dont-care-Lamborghinis-clamped-shop-Harrods.html&prev=/search%3Fq%3Dbritish%2Broyal%2Bfamily%2B%2Bqatar%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=HVNhUL7lLcT2sgaj44CYDQ&ved=0CCYQ7gEwAA
[11] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.mirror.co.uk/news/uk-news/prince-charles-dumps-rbs-boss-372885&prev=/search%3Fq%3Droyal%2Bbank%2Bof%2Bscotland%2Bprince%2Bcharles%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvnso&sa=X&ei=RjljUJScLoaWswbKn4HgBA&ved=0CCcQ7gEwAA
[12] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.ipfa.org/news/12957/rbs-pledges-its-expertise-to-support-long-term-qatar-growth&prev=/search%3Fq%3Dthe%2Broyal%2Bbank%2Bof%2Bscotland%2Bplc%2Bqatar%26start%3D10%26hl%3Dit%26sa%3DN%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=HFJhUOdpj8yzBov0gcAK&ved=0CGkQ7gEwCTgK
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


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