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"Il vincolo statale funziona come un pastore che tiene unito il gregge, ma solo per metterlo a disposizione del predatore."

Comidad (2014)
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 21/02/2013 @ 01:37:42, in Commentario 2013, linkato 1485 volte)
I commenti dei media ufficiali sulle "dimissioni" del papa hanno seguito uno schema ricorrente, parlando di scelta "etica" e "responsabile", una sorta di "umanizzazione" della figura del papa. Il titolo di un articolo di Paolo Flores D'Arcais ha sintetizzato il tutto nella formula secondo cui il papa, da vice-Dio, diventerebbe un semplice primate religioso.
Questi commenti sembrano basarsi sullo stesso tipo di inghippo logico con il quale sono state costruite alcune barzellette, tra cui quella del tizio che va dallo psichiatra per chiedere aiuto per la moglie che si crede una gallina. Lo psichiatra si dichiara sicuro di guarirla, ma allora il tizio si chiede: "Se mia moglie non si crederà più una gallina, chi mi farà l'uovo?".
Non ha senso fare i miscredenti e poi prendere sul serio le pretese mitologiche della Chiesa, come se questa davvero si facesse guidare da moventi ultraterreni. L'umanizzazione del papa è un controsenso, dato che la religione è un fenomeno umano, anzi, troppo umano; e solo come tale va analizzato. Nell'inamovibilità del papa non c'entrava nulla la credenza nello Spirito Santo, dato che la figura del papa si è storicamente delineata sotto la pressione di esigenze pratiche, prima tra tutte quella di proteggere il capo della Chiesa dagli intrighi e dai colpi di mano della Curia. Se si fosse stabilito che il papa in ogni momento poteva abbandonare la sua funzione, ciò avrebbe fatto moltiplicare le pressioni e le manovre affinché ciò avvenisse.
Anche questa garanzia di inamovibilità non è stata sempre sufficiente a proteggere la persona del papa dalle congiure, come ha dovuto personalmente sperimentare il povero Albino Luciani. Anche altri papi sono stati probabilmente "aiutati" a togliersi di mezzo, ma del papicidio non si poteva certo abusare senza suscitare qualche sospetto di troppo.
La figura del papa, così come la si conosce ora, non ha più di millecinquecento anni, però i casi di recesso volontario dalla carica sono stati rarissimi; anzi, nel citatissimo caso di Celestino V nel XIII secolo, va sottolineato che certezze storiche sulla volontarietà del suo abbandono non ve ne sono, dato che il malcapitato era tenuto in prigionia dal suo successore, Bonifacio VIII.
Ciò che il presunto "teologo" Ratzinger ha operato non è tanto una dissacrazione del papato, quanto una sua delegittimazione. Il successore di Ratzinger rischierà infatti di essere continuamente valutato in base all'efficienza del suo operato, e magari ad essere invitato ad andarsene al primo raffreddore. La locuzione "ad ogni morte di papa" indica un evento che si ripete molto di rado; in futuro la locuzione " ad ogni dimissione di papa", potrebbe indicare qualcosa di frequente e persino di probabile. Fatto trenta, si potrebbe fare trentuno, dando un termine alla carica di papa, come se fosse un presidente, con tanto di campagna elettorale e di primarie.
Se ciò non avverrà, vorrà dire che il papato avrà trovato il suo sostegno in poteri esterni alla Chiesa. Qualche ipotesi la si può anche fare, date le ultime vicende della banca vaticana, lo IOR. Undici mesi fa la sede milanese della multinazionale finanziaria JP Morgan, con il pretesto di un'inchiesta giudiziaria in corso, ha sospeso il conto utilizzato dallo IOR. Da quasi un anno lo IOR si trova quindi paralizzato e sospeso alle decisioni di JP Morgan.
La perdita di JP Morgan per sue operazioni sui titoli derivati, a gennaio di quest'anno, era quantificata in sei miliardi e duecento milioni di dollari. Un'apposita commissione d'inchiesta interna ha elaborato una relazione edulcorata sugli "errori" del "chief" Jamie Dimon, lasciatosi "ingannare" da informazioni sbagliate. Sta di fatto che ora JP Morgan, per colmare almeno in parte il buco, deve rivalersi sui suoi partners storici, tra cui lo IOR.
Ultimamente il presidente dello IOR, Gotti Tedeschi, è stato sostituito con un avvocato davvero tedesco, Ernest Von Freyberg; un consulente finanziario che ha, come massima perla del suo curriculum, quella di essere un organizzatore di viaggi a Lourdes; un business più che considerevole, ma che sembra comunque troppo poco per risollevare le sorti della banca vaticana.
In questo momento è JP Morgan a tenere il Vaticano per i cosiddetti; e non è da escludere che, per riaprire il conto dello IOR, la multinazionale statunitense abbia preteso qualche garanzia in più, compresa la possibilità di collocare un uomo di propria fiducia al vertice della Chiesa.
 
Di comidad (del 13/02/2013 @ 01:13:39, in Commentario 2013, linkato 1398 volte)
La notizia dell'abdicazione del papa ha sottratto per un po' al Buffone di Arcore il centro dell'arena mediatica, proprio mentre questi era tanto preoccupato che il festival di Sanremo potesse mettere in ombra il suo festival di promesse elettorali. Da parte dell'opinione di sinistra si ripete il consueto errore di considerare il risveglio dell'elettorato del PdL come una dimostrazione di fiducia nelle promesse del Buffone. Forse ci sarà pure qualcuno davvero disposto a credere a quelle promesse, dato che a questo mondo c'è di tutto; ma non è questo il punto. L'elettore di destra ha udito il suo leader affermare di essere stato "costretto" a votare l'IMU in parlamento; così come magari fu "costretto", da Presidente del Consiglio, a varare nel 2005 la legge istitutiva che diede vita ad Equitalia.
Allo stesso modo, il Buffone potrà benissimo essere "costretto" a rimangiarsi la promessa di abolire e rimborsare l'IMU, magari per colpa della farraginosità della Costituzione, che gli avrebbe sempre impedito di governare come lui vorrebbe e saprebbe. Queste cose l'elettore di destra le sa o le intuisce benissimo. Ciò che l'opinione di sinistra invece tende sempre a sottovalutare, è la portata ideologica di alcuni slogan ripresi dal ghost writer del Buffone, a cominciare dal concetto di costrizione.
Per decenni la destra ha giustificato la fuga del re Vittorio Emanuele III nell'8 settembre del '43, argomentando che lo stesso re fu "costretto" alla fuga. I nostalgici del re potevano essere contemporaneamente nostalgici anche di Mussolini, sorvolando sul fatto che i due nel '44 e nel '45 erano stati su sponde opposte, da nemici a tutti gli effetti. In fondo erano stati entrambi "costretti".
La pietra angolare dell'edificio ideologico della destra è infatti il vittimismo. La mitologia dominante ci presenta la ricchezza come una fortezza assediata dall'invidia e dalle lamentele dei poveri. La subalternità ideologica della sinistra si dimostra continuamente nell'incapacità di uscire da questa visione, perciò i ricchi possono essere considerati al massimo colpevoli di indifferenza; e quindi la povertà viene interpretata come uno spiacevole effetto collaterale di tale indifferenza.
Non sarebbe niente di grave se la mitologia del "ricco soddisfatto" se la coltivasse solo la destra; purtroppo è la sinistra ad incentivare il mito dell'indifferenza del ricco, così come viene rappresentato nella parabola del ricco Epulone del vangelo di Luca. La posizione di sinistra si riduce quindi ad un problema di redistribuzione della ricchezza, magari aumentando le tasse ai ricchi.
I ricchi invece si occupano dei poveri, eccome. Il vero problema è infatti che dal vittimismo padronale viene fatta discendere la necessità di un assistenzialismo per i ricchi, con la conseguente urgenza di comprimere le pretese dei poveri, costringendoli persino a versare un'elemosina ai ricchi. Non è affatto vero che i ricchi si disinteressino dei poveri; anzi, li considerano una vacca da mungere.
Che la ricchezza sia un fenomeno socialmente assistito, e che la povertà venga coltivata come il principale dei business, sono concetti scomparsi nella sinistra attuale. Anche il fatto che la ricchezza sia socialmente aggressiva, una forma di guerra permanente dei ricchi contro i poveri, per la sinistra è ormai roba da ufficio dei concetti smarriti.
Ciò che si sta attuando in queste settimane è quindi un risveglio identitario della destra, sotto la vecchia e gloriosa bandiera ideologica del vittimismo. Più le promesse del Buffone suonano assurde, più il votarlo conferisce efficacia al dispetto che si fa alla cosiddetta sinistra.
Ma il voto identitario non è certo quello che fa vincere le elezioni. Il voto ideologico è vischioso, e ciò che decide alla fine è lo spostamento delle masse di suffragio gestite dalle baronie del controllo del voto. Anche il voto di scambio non è sempre infallibile nei risultati, ma se rimane qualche regione in bilico, un'aggiustatina la si può sempre fare al Viminale. La questione del voto di scambio non va ridotta ai casi dei voti comprati per cinquanta euro, ma riguarda il controllo sociale dei territori. La fine della cosiddetta prima Repubblica è stata segnata dalla morte di grandi baroni del voto, come Toni Bisaglia in Veneto, Carmine Mensorio in Campania e Salvo Lima in Sicilia. Il primo morì per un "incidente", il secondo fu "suicidato", e solo il terzo fu ammazzato platealmente. Da circa due anni le baronie del voto sono in posizione attendistica, ed occorrerà vedere chi avrà la disponibilità finanziaria per andare a riallacciare i rapporti e stringere i patti di scambio. I casi della Tunisia e dell'Egitto costituiscono esempi significativi delle fortune elettorali del candidato/denaro. In questi due Paesi le formazioni religiose si sono infatti avvalse dei finanziamenti dell'Emiro del Qatar, Al Thani, così che la tanto decantata laicità della società egiziana e della società tunisina è andata a farsi benedire.
Il sito del Consiglio Atlantico della NATO non si fa neanche scrupolo di ammettere che è proprio Al Thani a finanziare la "democrazia" in Siria, rifornendo di armi i "ribelli", cioè i propri mercenari; alla stessa maniera in cui era stata portata la democrazia in Libia. Eppure si tratta di ingerenze illegali e di violazioni palesi della Carta dell'ONU. Ma il Qatar ormai fa parte a tutti gli effetti della NATO, perciò non è tenuto a rispettare il diritto internazionale.
Lo stesso sito del Consiglio Atlantico non si fa problemi a farci sapere che è sempre Al Thani lo sponsor dei Fratelli Mussulmani in Egitto, andando persino in rotta di collisione con l'orientamento dei suoi alleati degli Emirati Arabi Uniti.
Al Thani non si è limitato a comprarsi il voto in Tunisia; ora si sta comprando tutta la Tunisia, con un miliardo di dollari, tanto per cominciare. Ma l'arrivo di tutto questo denaro non è soltanto un modo per acquistare un Paese, ma anche una tecnica per destabilizzarlo, come dimostrano le vicende di questi giorni.
In base alla fiaba ufficiale il ricco Al Thani, invece di fare tanto il facinoroso, dovrebbe starsene tranquillo e soddisfatto a godersi i suoi soldi, magari infastidito ogni tanto dalle querule rivendicazioni dei poveri. Anche a proposito del Buffone di Arcore si sente ancora spesso la domanda sul perché uno che ha tutti quei soldi, invece di farsi i fatti suoi, voglia occuparsi di politica. Si tratta di una domanda retorica, che sottintende che lui è troppo buono. L'eccesso di bontà potrebbe essere il difetto caratteriale anche di Al Thani. L'eccesso di bontà è infatti l'unico difetto che i potenti sono disposti a riconoscersi.
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


22/04/2019 @ 12:00:10
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