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"L'abolizione dello Stato e del diritto giuridico avrà necessariamente per effetto l'abolizione della proprietà privata e della famiglia giuridica fondata su questa proprietà."

Programma della Federazione Slava, 1872
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 02/01/2009 @ 00:21:41, in Documenti, linkato 1167 volte)
Il mito del libero mercato tende, come ogni mito, a trovare conferma proprio quando le smentite sono più clamorose. Il fatto che il governo degli Stati Uniti (come quelli degli altri paesi industrializzati) corra in soccorso di istituti finanziari di chiara marca delinquenziale - 700 miliardi di dollari per salvare banche e imprese varie -, viene giustificato con un altro mito, quello dell’interesse generale.
D’altro canto il disastro economico nel quale saranno gettati milioni di lavoratori, viene imputato proprio ad un eccesso di “libero mercato”, da qui la necessità di regolare, controllare e limitare questi eccessi di libertà.
La commedia scade nella farsa, quando i profeti del libero mercato insorgono: secondo il senatore Bunning l’intervento statale sarebbe “socialismo finanziario ed antiamericano”; l’economista Roubini ha definito Bush, Paulson* e Bernanke “una troika di bolscevichi che hanno trasformato gli Stati Uniti nella Repubblica degli Stati Socialisti Uniti d’America.” Questi signori mentono perché il “socialismo per i ricchi” non è certo una novità; il corporate welfare infatti è sempre esistito, non come degenerazione ma come pilastro del capitalismo.
Qualche tempo fa, sul giornale progressista inglese “the Guardian”, nell’articolo “Perché regaliamo soldi ai ricchi” di G. Monbiot, comparivano affermazioni più puntuali: “Negli Stati Uniti il libero mercato non c’è mai stato e non ci sarà mai”, “il libero mercato è un imbroglio” “gli Stati intervengono solo a difesa dei ricchi”, “i dirigenti delle industrie…intercettano i soldi che il governo ha estratto dalle tasche di persone molto più povere di loro. I contribuenti di tutti i paesi dovrebbero quindi chiedersi: ma perché diavolo dobbiamo finanziarli?”
Queste affermazioni erano supportate da dati che dimostrano come il vero welfare sia quello per le imprese: nel 2006 il governo federale ha speso 92 miliardi di dollari in sussidi alle imprese, come Boeing, Ibm, General Electric, ma soprattutto alle aziende agricole. L’ ATP (advanced technology program), invece di favorire le aziende più avanzate, ha rimpinguato le tasche delle aziende più arretrate e con prodotti già sperimentati (cioè già vecchi) come Ibm, Dow Chemical, Caterpillar, Ford, DuPont, General Motors, Chevron.
La catena di supermercati Wal-Mart ha percepito finanziamenti pubblici per almeno un miliardo di dollari. Oltre il 90% dei suoi centri di distribuzione sono stati sovvenzionati dalle amministrazioni locali. Sono loro che concedono gratuitamente i terreni alla Wal-Mart, pagano le strade, l’acqua e le fognature necessarie per rendere utilizzabili quei terreni, in più concedono all’azienda sgravi fiscali sui beni immobili e sussidi pensati in origine per le aree depresse.
I programmi del Pentagono sono un’altra fonte di finanziamento per le imprese. Il sistema di difesa dai missili balistici, con nessuna finalità strategica, è già costato 150 miliardi di dollari, ma i responsabili del Pentagono ne chiedono altri 62.
Non è chiaro se il capitalismo sia oggi in grado di fare a meno del mito del libero mercato, ma il fatto che una testata non certo rivoluzionaria come “the Guardian” lo metta apertamente in discussione, vuol dire che esso ha bisogno di un restyling. Questo mito ha rappresentato uno strumento di propaganda decisivo; intorno ad esso è stata costruita tutta una letteratura, un linguaggio ideologico fatto di “libero scambio”, “deregulation”, “leggi del mercato”, “apertura dei mercati”, “concorrenza selvaggia”, “liberismo”, “competizione”, tutto per spiegarci che il capitalismo non sarebbe altro che un’ “aristocrazia del merito”, e non quella che oggi appare con troppa evidenza, cioè “un’oligarchia del furto”.
Il mito del libero mercato è stato decisivo anche nel processo di penetrazione colonialistica: i paesi poveri hanno dovuto e devono “aprirsi al libero mercato” per farsi invadere da quelli ricchi che, al contrario, praticano il “sostegno all’occupazione”, cioè protezionismo e finanziamento pubblico delle proprie imprese. Un altro importante vantaggio del mito del libero mercato, è quello di aver sedotto anche i critici del capitalismo e persino molti rivoluzionari, convinti di dover combattere contro un sistema il cui torto sarebbe soprattutto quello di aderire cinicamente alle famose e spietate “leggi del libero mercato”; li si è spinti a lottare, in altri termini, non contro quello che il sistema di dominio è, ma contro ciò che dice di essere.

• Ricordiamo che il piano Paulson prevedeva inizialmente uno stanziamento per tutti i salvataggi economici che ammontava a 1800 miliardi di dollari e che lo stanziamento di 700 miliardi di dollari di aiuti è stato approvato dal Congresso; Bush ha deciso in questi giorni di concedere al settore auto “prestiti” per 17,4 mld di dollari. Il neo-presidente Obama prevede un piano di salvataggio che ammonterà ad altri 850 mld di dollari.
 
Di comidad (del 28/06/2008 @ 17:52:16, in Documenti, linkato 1145 volte)
BLACKWATER: the KILLERS’ COMPANY

Che l’esercito di occupazione USA in Iraq sia in difficoltà è cosa evidente; che non abbia il controllo del territorio è altrettanto chiaro. Eppure l’eventualità di un ritiro continua ad essere rinviata, nonostante continui annunci di riduzione delle truppe.
Il 31 marzo 2004, quattro contractor civili furono uccisi dalla popolazione di Falluja; la risposta dell’aviazione e dell’esercito di Bush fu di una violenza inaudita: la città fu messa a ferro e fuoco e in buona parte rasa al suolo; il numero dei morti fu elevatissimo, forse decine di migliaia, oltre ai superstiti messi in fuga. Il fatto è che le compagnie di mercenari svolgono un ruolo decisivo in questa guerra e l’amministrazione Bush non può permettersi di far trasparire la loro vulnerabilità.
Bush era andato al potere proprio con un massiccio programma di privatizzazione: nelle scuole, nelle prigioni, negli istituti di cura. La stessa guerra in Iraq è stata organizzata all’insegna della cosiddetta privatizzazione, ovvero fornire armamenti scadenti a truppe poco organizzate, per l’esercito regolare, e poi pagare – a spese del contribuente americano - squadre di assassini perfettamente equipaggiate per mantenere il controllo se pur limitato del territorio.
In realtà l’esercito di killer organizzati in unità militari private è il più vasto finora mai messo in piedi. Il governo USA parla di 48.000 dipendenti di compagnie mercenarie in Iraq, ma calcoli molto più attendibili fanno salire a 129.000 il loro numero; si tratta di una cifra stratosferica, quasi la metà degli effettivi regolari in Iraq. Mantenere questi corpi di killer offre numerosi vantaggi:
• I mercenari consentono di gonfiare le forze di occupazione, in pratica le unità impiegate sul campo vengono raddoppiate; così le truppe regolari vengono ridotte (di poco) e, aumentando quelle private, si estende l’occupazione;
• La guerra è di fatto affidata a forze sulle quali non vige alcun sistema di responsabilità; i suoi membri godono infatti della totale immunità;
• L’opinione pubblica non viene disturbata dalle morti nascoste dei contractor;
• I soldati regolari sono pagati molto meno, sono molto meno compiacenti e manifestano qualche critica sulla conduzione delle operazioni, i contractor no; e sono disponibili a fare i lavori più sporchi;
• Non serve alcun consenso del Congresso per l’ingaggio dei killer privati;
• Si dispone di un’armata di dimensioni notevoli, quasi 130.000 uomini che non devono essere persuasi a entrare nell’esercito e i cui caduti, come abbiamo detto, non rientreranno mai negli elenchi ufficiali delle vittime;
• La disorganizzazione e l’inefficienza dell’esercito regolare non ricade sui diplomatici o sugli uomini politici in visita di propaganda in Iraq, da Paul Bremer a John Negroponte a Condoleeza Rice, protetti regolarmente dai contractor. Nella Green Zone sono in azione più di una trentina di queste società.
Ovviamente tutto questo ha un prezzo piuttosto elevato, ma l’amministrazione Bush è ben lieta di far pagare tutto ai contribuenti americani, come in ogni privatizzazione che si rispetti.
In realtà, già nel settembre del 2001 Donald Rumsfeld spiegava al Pentagono che siccome i governi non possono cessare di esistere (sic) è necessario trovare altri incentivi che consentano alla burocrazia, anche a quella militare, di adattarsi e progredire. Sburocratizzare, nel linguaggio del dominio statunitense significa affidare ai privati, ovvero all’affarismo delinquenziale, scuole, prigioni, esercito ecc. Lo stesso Dick Cheney, altro noto criminale dell’amministrazione Bush, aveva commissionato alla Halliburton uno studio per capire come privatizzare la burocrazia militare spianando il terreno all’incredibile prosperità dei profitti di guerra attuali.
Nel 2007, Bush chiede al Congresso l’autorizzazione all’aumento degli effettivi dell’esercito e della marina di almeno 92.000 uomini. “Un altro compito che dobbiamo darci è istituire dei corpi di civili volontari che possano funzionare come la nostra riserva. Questo potrebbe permetterci di alleggerire le Forze Armate assumendo civili con particolari capacità che possano servire nelle missioni all’estero quando l’America ne ha bisogno.” Ovviamente il cittadino statunitense veniva ancora una volta preso per i fondelli, visto che la privatizzazione era già avvenuta, i soldi – un mare di soldi – già dati e i desperados delle compagnie private già da tempo in azione.
Blackwater è il nome della più grande e famigerata compagnia di killer del mondo, è attualmente impegnata a fondo in Iraq ed è un caso esemplare del funzionamento di queste società.
La Blackwater fu fondata da Erik Prince, che proveniva da una famiglia di cristiani evangelici ultraconservatori del Michigan, sostenitori del libero mercato e di una visione religiosa fondamentalista e suprematista; si era arruolato nelle US Navy Seals, considerate una delle più esclusive tra le forze militari degli USA.
Durante gli anni di Clinton, Erik Prince approfittò della privatizzazione dei servizi militari infilandosi nell’outsourcing; La Blackwater fondata nel 1996 come struttura d’addestramento militare nel North Carolina e con un consiglio d’amministrazione di ex Navy Seals, in dieci anni è diventata la compagnia di “mercenari” più grande del mondo, incarnando quella che Bush ha definito la “necessaria rivoluzione degli affari militari” ovvero l’esternalizzazione della maggior parte dei compiti delle forze armate.
Ma la definizione di “mercenari” non rende giustizia a queste bande di killer ed al loro comportamento gangsteristico. Il loro compito è terrorizzare soprattutto la popolazione civile irachena, non a caso molti di loro sono dislocati nella Green Zone, e proteggere i pezzi grossi dell’amministrazione. Incalcolabile il numero di civili uccisi da questi assassini; ma solo pochi dei massacri da loro compiuti hanno avuto gli onori della cronaca, come quello di Mansour del settembre 2007. I capibanda della Blackwater sono molto chiari nelle “regole d’ingaggio”: sparare prima, magari uccidere, poi fare domande. I dati ufficiali parlano di più di 200 conflitti a fuoco in cui la BW è stata coinvolta e nel 90% dei casi ha sparato per prima, o più probabilmente ha sparato da sola. I killer della BW non possono essere giudicati da tribunali militari – ammesso che ne avessero davvero l’intenzione – e l’amministrazione Bush concede loro un territorio franco in cui non esistono responsabilità né sorveglianza né alcunché che regolamenti la loro presenza. In pratica non vi è mai stato un solo caso di accusa formale per i crimini e i reati commessi sul posto, perché la compagnia funziona come una “revolving door”, una porta girevole che consente di entrare e uscire a piacimento, così ai killer più esposti viene garantito un temporaneo rimpatrio per evitare grane. L’attività di terrorismo rende piuttosto bene a questi ultraconservatori evangelici se è vero che i delinquenti spediti in Iraq dalla BW guadagnano fino a sette volte di più di un soldato regolare e sono equipaggiati molto meglio. In realtà la BW arruola i suoi killer in molti paesi: i principali fornitori di truppe mercenarie sono oltre gli USA, il Cile, la Colombia, la Bulgaria e l’Honduras; tra questi mercenari vi sono molti ex-militari e paramilitari, torturatori e semplici assassini.
Secondo dati ufficiali, BW finanzia in modo massiccio le campagne elettorali di Bush e dei repubblicani; ma vista l’entità delle commesse governative sembra evidente che questa ed altre compagnie private sono saldamente sotto il controllo dei capicosca Bush, Cheney e Rumsfeld; dal giugno 2004 ad oggi hanno infatti intascato l’apprezzabile somma di oltre un miliardo di dollari – solo negli ultimi due anni 832 milioni di dollari – di denaro pubblico. I contribuenti americani che prima erano spremuti dal complesso militar-industriale adesso si ritrovano con quello mercenario-evangelico delle compagnie private.
Questa enorme quantità di denaro ha permesso alla BW di diventare una società vasta e complessa con nove sub-società, e la cui totalità degli introiti deriva da contratti con il governo USA, con commesse assegnate direttamente senza gara pubblica. Oggi la BW possiede la base militare privata più grande del mondo con più di 30 aerei, svariati piccoli elicotteri e piccoli blindati. Attualmente il controllo criminale della BW è sempre più invasivo sullo stesso territorio USA: controllo delle frontiere, sicurezza privata, sorveglianza costiera. La BW sta ad esempio approntando un campo di addestramento “segreto” al confine con il Messico dove c’è già il muro di Bush. D’altro canto, se in Iraq le viene garantita la possibilità di radere al suolo una città, tramite una sua affiliata - la Raven Developpement Group – la BW può fare affari anche sulla ricostruzione.
Sul sito vagamente minaccioso e un po’ lugubre della BW ci sono tanti bambini sorridenti accanto a soldati armati fino ai denti. La BW si dichiara specializzata in: applicazione della legge, sicurezza, pacificazione, addestramento, stabilizzazione democratica, fornitura d’armi e soldati, supporto aereo e molto altro. Niente supporto militare ai regimi islamici e contrari alle democrazie occidentali. C’è persino un negozio virtuale in cui acquistare i gadget della compagnia.
Con oltre 20.000 uomini, la compagnia BW è oggi presente in nove paesi e, come abbiamo visto, si sta minacciosamente estendendo negli USA; la troviamo in Afghanistan dove addestra le truppe governative, sul Caspio, dove ha una base per forze speciali a pochi chilometri dal confine iraniano, e conduce direttamente trattative col governo del Sud Sudan per addestrare reggimenti cristiani contro il governo centrale (musulmano).

Dal compagno Marco riceviamo una “curiosità” a proposito della Blackwater:
I parà della Blackwater con la bandiera italiana

Ieri vi abbiamo segnalato un articolo sui movimenti contro le basi negli Stati Uniti che raccontava anche delle campagne della società di mercenari Blackwater per conquistare "i cuori e le menti della gente", inclusi spettacoli di paracadutisti che scendono con gigantesche bandiere a stelle e strisce. (http://www.peaceandjustice.it/basi-usa.php)
Oggi abbiamo saputo che proprio il 10 maggio 2008 vicino a Washington DC i paracadutisti della Blackwater hanno fatto lo stesso spettacolo durante il campionato di polo in cui l´Italia giocava contro gli Stati Uniti. Ma questa volta i parà della Blackwater sono scesi anche con una enorme bandiera italiana! Video (a fondo pagina): http://www.americaspolocup.com/theevent.php
Chi si sente indignato nel vedere la propria bandiera sventolata dai mercenari della Blackwater, può contattare due degli sponsor dell´evento: Birra Moretti info@birramoretti.it
National Italian American Foundation information@niaf.org
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


20/01/2019 @ 02:23:48
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