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"La nozione di imperialismo americano non si deve intendere come dominio tout court degli Stati Uniti, ma come la guerra mondiale dei ricchi contro i poveri, nella quale gli USA costituiscono il riferimento ed il supporto ideologico-militare per gli affaristi e i reazionari di tutto il pianeta."

Comidad (2012)
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 31/01/2006 @ 00:00:00, in Documenti, linkato 2226 volte)

"METAFISICA La scienza prima cioè la scienza che ha come proprio oggetto l'oggetto comune di tutte le altre e come proprio principio un principio che condiziona la validità di tutti gli altri."
Nicola Abbagnano Dizionario di Filosofia


Con la sua polemica contro il relativismo, Ratzinger non ha scoperto nulla di nuovo. La disputa metafisica ha sempre fatto parte della propaganda politica, diventando persino un genere popolare.

Mussolini, ad esempio, amava disputare di metafisica nei propri interventi, anche se, a differenza di Ratzinger, egli prediligeva proprio il relativismo. Così scriveva Mussolini sul "Popolo d'Italia" del 23 novembre 1921:

"Se relativismo e mobilismo universale si equivalgono, noi fascisti che abbiamo sempre manifestato la nostra spregiudicata strafottenza davanti ai nominalismi sui quali s'inchiodano - come pipistrelli alle travi - i bigotti degli altri partiti; noi che abbiamo avuto il coraggio di mandare in frantumi tutte le categorie politiche tradizionali e di dirci a volta a volta: aristocratici e democratici, rivoluzionari e reazionari, pacifisti ed antipacifisti - noi siamo i relativisti per eccellenza e la nostra azione si richiama direttamente ai più attuali movimenti dello spirito europeo."

Mussolini rivendicava anche il ruolo di antidogmatico. Alla riunione della direzione del Partito Socialista Italiano, riunitasi il 20 ottobre 1914, Mussolini propose questo ordine del giorno:

"La direzione del Partito socialista italiano, pur riaffermando la sua opposizione di principio alla guerra, ritiene per vario ordine di ragioni prospettate in questi giorni sull' 'Avanti' che la formula della neutralità assoluta sia divenuta troppo impegnativa e dogmatica davanti ad una situazione internazionale sempre più complessa ed irta d'incognite preoccupanti. Si riserva perciò di determinare e coordinare nell'eventualità di una guerra l'azione futura del Partito a seconda degli avvenimenti."

Così, mentre i socialisti "dogmatici" gli domandavano chi gli pagasse il suo nuovo giornale, il "Popolo d'Italia", Mussolini, invece di rispondere, si atteggiava ad eretico incompreso e perseguitato.

È quindi un po' ingenua la posizione di chi ritenga che, nella disputa tra verità assoluta e relativismo, quest'ultimo rappresenti una premessa di tolleranza e di comprensione reciproca.

Nelle dispute metafisiche, il Potere tiene ben saldi in pugno ambedue i corni del dilemma.

Ratzinger interpreta un ruolo, un gioco delle parti: condannando il relativismo, simultaneamente lo legittima come contraltare culturale, ma non è il caso di cascarci.

Non è un gioco di parole, ma un dato di fatto, che il Potere tenda a ridiventare assoluto utilizzando anche il relativismo nella sua propaganda.

Locke e Montesquieu avevano teorizzato e sostenuto la pratica di moderare il Potere attraverso un sistema di contrappesi, procedure e garanzie. Karl Shmitt ha però dimostrato che il Potere può ridiventare assoluto semplicemente invocando lo stato di eccezionalità. Lo Stato di Diritto e le sue regole, possono essere liquidati non nel principio, ma transitoriamente, in nome dell'emergenza, un'emergenza che però può diventare permanente, come avviene attualmente con l'emergenza/terrorismo.

Un'emergenza permanente è un "nonsense", cosi come lo è la "guerra umanitaria", d'altro canto i "nonsense" rappresentano un elemento essenziale nella propaganda del Potere per legittimarsi.

Mussolini ha dimostrato che nella guerra come nella politica - e i due termini sono pressoché sinonimi -, la confusione è un'arma; un'arma che si può combinare con la violenza, potenziandone le condizioni e gli effetti.

Mussolini proponeva ai socialisti di rimanere contro la guerra nel principio, ma di relativizzare quel principio, aderendo alla guerra caso per caso "davanti ad una situazione internazionale sempre più complessa ed irta d'incognite"; la complessità può esser vista anch'essa come un'emergenza e, come tale, può giustificare l'eccezione, che diviene la nuova regola.

Lo stesso espediente viene adoperato oggi nel movimento anarchico, dove non ci viene proposta un'adesione all'elettoralismo tout court, ma soltanto di andare a votare "stavolta", cioè praticamente ogni volta.

Visto che l'emergenza giustifica di fatto qualsiasi deroga dai princìpi, oggi Locke e Montesquieu dovrebbero ammettere che il vero contrappeso - la vera garanzia - contro il Potere, è costituito proprio dal sospetto verso le emergenze e dalla demistificazione dei "nonsense" propagandistici su cui vengono fondate.

Ancora una volta, qui non occorre entrare in dispute metafisiche, non si tratta di smascherare il nonsenso in nome del razionalismo o del primato della ragione, bensì semplicemente di contrastare gli abusi perpetrati all'ombra del nonsenso propagandistico, ovviamente se li si vuole contrastare.

Il "se" non ha un carattere polemico, ma si riferisce ad un abito ideologico ben preciso: si può essere oppositori - e persino anarchici - nel principio, ma sostenere le ragioni del Potere caso per caso; tutto ciò senza mai sentirsi in contraddizione, anzi, vedendo in ogni obiezione a riguardo una sorta di aggressione.

Il problema non è di esprimersi sulla validità della metafisica come scienza, e neppure di sostenere che la metafisica sia un prodotto del Potere, ma soltanto di mettere in evidenza l'uso che il Potere ne fa.

Uno dei miti della scienza politica è che il potere politico sia basato su un forte principio fondante: la sovranità; sia che si tratti della sovranità del monarca per grazia di Dio o della sovranità popolare. Ma questa è appunto la metafisica del Potere, mentre l'esperienza ci indica che il Potere procede per giustificazioni occasionali ed a posteriori del fatto compiuto.

Se si prende uno dei più famosi - e meno letti per intero - documenti della Storia, la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America del 1776, ci si accorge di questa pretestuosità ed occasionalità di motivazioni, sebbene avvolte in un abile velo propagandistico creato dalla penna di Thomas Jefferson.

Anzitutto, la Dichiarazione è un plagio, ricalca la Dichiarazione d'Indipendenza delle Province Unite Olandesi del 1581. Non ci sarebbe nulla di male se la situazione fosse stata analoga, ma, in effetti, gli Olandesi si separavano dal re di Spagna, non dalla loro Madre Patria, perciò per loro la tirannia del re poteva costituire il motivo per rompere il patto che li legava. Non così per i coloni americani, i quali, per giustificare il fatto compiuto, dovettero far ricorso alla situazione di eccezionalità creata dalle angherie del re d'Inghilterra, ritratto come un criminale, e dal terrorismo di quelli che chiamano i "crudeli selvaggi indiani".

Quindi, ad analizzarla nella sua interezza, senza fermarsi alle suggestive frasi iniziali, la Dichiarazione redatta da Jefferson si rivela per quello che è: un efficace saggio di emergenzialismo e di criminalizzazione degli avversari, applicati a legittimare il fatto compiuto.

L'emergenzialismo ha un andamento tossicologico, richiede dosi sempre più massicce per funzionare, come una droga. La propaganda statunitense non si limita ad applicare la ricetta dell'emergenza e della criminalizzazione degli avversari solo alla politica estera, ma anche all'interno.

Attualmente, i cosiddetti "Neocons" statunitensi sono soliti dipingere i loro avversari democratici come una minaccia per la sopravvivenza della Nazione. Clinton è stato dipinto come un imbelle pacifista, che avrebbe messo a rischio la sicurezza nazionale; eppure, in base alle tonnellate di bombe sganciate ed alle condanne a morte avallate, Clinton è sicuramente fra gli uomini di Stato più sanguinari della Storia.

Spesso in Italia ci si lamenta del fatto che maggioranza ed opposizione si delegittimano e criminalizzano reciprocamente, e si indicano come modello positivo le democrazie più mature. Ma è proprio la democrazia/modello - gli Stati Uniti - ad imporre alla comunicazione politica questo tono esasperato. Ciò è dovuto al fatto che la legittimazione di una parte politica avviene soltanto in base alla delegittimazione della controparte. La legittimità, cioè, è un vuoto che viene riempito unicamente con riferimenti negativi.

Quando si è cercato di sostanziare meglio il concetto di legittimità, i risultati sono stati anche più disastrosi. Norberto Bobbio ha fatto riferimento al "consenso della maggioranza", il che è una pura tautologia: affermare che il Potere si fonda sul consenso, equivale a dire semplicemente che il Potere esiste, poiché è funzione prioritaria del Potere estorcere consenso.

Alla metafisica del Potere corrisponde oggi anche un anarchismo metafisico. La tendenza oggi egemonica nel movimento anarchico - gli anarco-occidentalisti - lavora in funzione del concetto di sovranità, proponendo in alternativa una sovranità individuale, oppure una sovranità che cerca la sua legittimità nel riferimento al territorio. L' "autogoverno territoriale" è l'ultimo prodotto di questa ricerca metafisica, anche se ripropone temi già avanzati una decina di anni fa con il cosiddetto municipalismo libertario.

Chi ragiona in termini metafisici, non concepisce che altri possano non fare altrettanto, perciò ogni critica viene interpretata, e fraintesa, come se si trattasse di una scomunica, piuttosto che di un tentativo di ricondurre la discussione ad un terreno meno vago.

L'anarchismo non necessita di richiamarsi ad un principio fondante, perciò quando si parla di princìpi anarchici ci si dovrebbe riferire a degli strumenti.

Ad esempio, il comunismo non ha bisogno di riferirsi ad un primato della collettività sul singolo e, tantomeno, ad un ruolo salvifico e dirigente della classe operaia, anzi tali concezioni determinano soltanto un disturbo della comprensione e dell'azione. I grandi mezzi di produzione sono sempre creati ed alimentati dalla spesa pubblica, perciò la proprietà privata di questi mezzi costituisce una mistificazione sociale. Persino le ristrutturazioni e i licenziamenti sono possibili solo grazie alle sovvenzioni dello Stato.

Non a caso, durante la rivoluzione russa gli anarchici si opposero sempre alla collettivizzazione forzata dell'agricoltura, proposta da Trotsky e dapprima respinta e poi attuata da Stalin. La rivolta di Kronstadt, soffocata da Trotsky, aveva ben chiaro che laddove non vi siano grandi mezzi di produzione, il comunismo è una forzatura, perciò vanno cercate forme di mediazione tra il comunismo industriale ed altre forme produttive.

Anche l'ateismo anarchico, non va inteso come un "Credo" sull'inesistenza di Dio, ma si basa sull'osservazione che, a livello sociale, Dio non è altro che la giustificazione mitologica di gerarchie fra esseri umani.

Non è neppure necessario identificare l'anarchismo con la libertà, ma si può individuarlo in una concreta prassi antidiscriminatoria che smaschera ed ostacola tutti i rituali di esclusione.

In altri termini, l'anarchismo metafisico inibisce la funzione demistificatoria dell'anarchismo, non consentendo non soltanto una rivoluzione sociale, ma neppure di porre dei limiti alle prevaricazioni del Potere.

Comidad, gennaio 2006

 
Di comidad (del 03/03/2005 @ 00:00:00, in Documenti, linkato 1379 volte)

Di recente é stato pubblicato un libro di Napoleone Colajanni e Marcello Villari, Riformisti senza riforme, che costituisce un'interessante critica dall'interno della sinistra istituzionale. Ma la cosa piú importante é che nel libro si ripropone il consueto luogo comune nei confronti del luddismo. Se abbiamo ben compreso, la tesi sostenuta é che gli operai da soli non sarebbero nemmeno in grado di sviluppare quella coscienza trade-unionista di cui parla Lenin; insomma sarebbero capaci di esprimere solo un comportamento luddistico: la distruzione delle macchine, la ribellione al progresso tecnologico. Nel libro si prospetta anche un accostamento tra luddismo e movimento no-global, attribuendo a quest'ultimo velleitá anti-moderne.
Giá nel Manifesto di Marx ed Engels del 1848, il luddismo, pur senza essere nominato esplicitamente, veniva etichettato come una resistenza conservatrice alla rivoluzione dei rapporti di produzione operata dalla borghesia; in ció Marx ed Egels non facevano altro che ripetere quanto la propaganda borghese aveva giá proclamato a riguardo.
Ora, la prima grande rivolta luddistica avviene tra il 1811 e il 1812 ( nel pieno dello sforzo bellico anti-napoleonico dell'industria inglese). Il movimento fu oggetto di una repressione sanguinosa. Occorre peró tener presente, nel valutare il movimento luddistico, che nello stesso periodo anche lo sciopero e persino l'associazione operaia erano considerati reati cospirativi.
Lo sciopero e l'associazionismo operaio furono consentiti dalla legislazione inglese solo nel 1824. Come si fa a non notare questa coincidenza tra rivolta luddistica e successiva concessione del diritto di sciopero e di associazione?
Non ha alcun senso infatti intepretare il luddismo come movimento pregiudizialmente anti-tecnologico; il luddismo fu la forma di lotta effettivamente praticabile in un periodo in cui altre forme di lotta erano pressocchè impossibili.
Il movimento luddistico fu represso, ma spinse le autoritá britanniche a fare concessioni di libertá sindacali che sarebbero rimaste irraggiungibili senza il timore che il luddismo era riuscito a incutere al capitalismo inglese.
Come si vede, non ha alcun senso contrapporre luddismo e trade-unionismo, dato che il primo é stato la necessaria condizione del secondo. Anche oggi tutto l'apparato delle garanzie sindacali del lavoratore ha come implicito puntello il timore che i lavoratori, viste chiuse le strade legali, ricorrano al sabotaggio dei mezzi di produzione. Ció appare ovvio, a meno di non voler credere che il padronato sia disposto a concedere qualcosa senza esservi costretto.
Il confronto tra luddismo e movimento no-global appare poi decisamente insostenibile. Il luddismo fu la forma di resistenza operaia possibile in un certo contesto storico e continua a rappresentare l'opzione latente che regge l'edificio sindacale (statuto dei lavoratori compreso). Il movmento no-global rappresenta invece non la resistenza possibile, ma una risposta opportunistica ad una certa offensiva del capitalismo internazionale. La 'globalizzazione', infatti, costituisce soltanto un termine slogan, usato per etichettare un'oppressione economica mondiale in cui spesso il protezionismo ed il 'sanzionismo' americano ed europero risultano molto piú ingombranti e decisivi del mitico 'mercato globale'.
Il movimento no-global, invece di criticare i vari aspetti dell'oppressione economica mondiale, si limita a cavalcare all'incontrario uno slogan che viene imposto dalla comunicazione ufficiale. Si tratta della continua preoccupazione di risultare comprensibili, di risultare visibili, 'altrimenti la gente non capisce' ( frase tipica dell'opportunista). I no-global sono dopotutto il corripondente estremistico dei DS che decisero di chiamarsi democratici invece che socialisti per adeguarsi al modello vincente americano.
Ovviamente questo non significa liquidare sbrigativamente il movimento no-global, cui concorrono anche molte individualitá mosse da istanze sincere e del tutto rispettabili; si tratta semplicemente di puntualizzare contro l'uso improprio - e questo si liquidatorio del termine luddismo.

 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


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