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"Il capitalismo non è altro che il rubare ai poveri per dare ai ricchi, e lo scopo della guerra psicologica è quello di far passare il vampiro per un donatore di sangue; perciò il circondarsi di folle di bisognosi da accarezzare, può risultare utile ad alimentare la mistificazione."

Comidad (2009)
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 20/10/2013 @ 15:17:51, in Documenti, linkato 1282 volte)
COLONIALISMO ED AUTOCOLONIALISMO

Da Marc Ferro "Le livre noir du colonialisme”. Laffont, Paris 2003
<< In India, l’Europeo non può fare a meno di intermediari locali. “Migliaia di schiavi, di servitori, di ausiliari, di associati, di collaboratori si danno da fare attorno a lui, cento mille volte più numerosi di coloro che non sono ancora i padroni.” Limitando il numero dei soldati europei esposti alle malattie e al fuoco nemico, l’incorporazione di autoctoni negli eserciti coloniali contribuisce a ridurre i costi dell’impero.
Il ricorso alle reclute indigene è una pratica antica. I Portoghesi l’adottano fin dai primi decenni del XVI secolo, poi essa si espande all’India dove nessuno la spingerà così lontano quanto i Britannici. L’esercito della Compagnia accoglie, alla vigilia della Grande Ribellione del 1857, più di 310.000 cipayes, ovvero quasi il 90% del totale degli effettivi. Questa percentuale diminuisce al 64% nel 1881, per risalire nella prima metà del XIX secolo. Le truppe indiane partecipano all’espansione britannica in Birmania (a diverse riprese dal 1824 al 1885), in Persia (1856-1857), diverse volte in Cina (1839-1842, 1857-1860), durante la rivolta dei Boxers nel 1900, in Afghanistan (1878-1880), in Egitto (1882-1885), in Africa orientale e centrale (1897-1898 e 1902-1904) e in Africa occidentale alla fine del XIX secolo. In nessun altro posto, nel XIX secolo, si ritrova una mobilitazione così massiccia. Nessun'altra potenza coloniale dispone, come la Gran Bretagna , di un serbatoio umano delle proporzioni dell’India. Il colonizzatore recluta tra le “razze guerriere”: Rajput, Jat, Sikh, Gurkha. La paga relativamente alta e soprattutto regolare, è un’attrattiva sufficiente per incitare i guerrieri autoctoni a mettersi al servizio della East India Company. Per la maggior parte dei colonizzati che si ingaggiano nell’esercito del conquistatore, l’ordine militare può apparire come meno ingiusto della società coloniale. Verso il 1913, 76.000 soldati inglesi “occupano” l’India popolata da 315 milioni di abitanti. Il costo finanziario della conquista e della difesa dell’impero è assicurato dalla metropoli (ovvero la madrepatria rispetto ai paesi colonizzati) solo nel caso dei dominions. Nelle colonie di sfruttamento*, dal 1860 al 1912, le spese militari rappresentano dal 35 al 40% del budget. In India, Londra riuscì a farne assumere una parte significativa. (…) >>
* L’autore distingue le colonie di popolamento da quelle di sfruttamento. In queste ultime non vengono insediati coloni dalla madrepatria, ma si lascia un contingente militare per mettere in atto la rapina e l’asservimento delle popolazioni colonizzate.

Le informazioni di Marc Ferro si prestano ad alcuni confronti con l'attualità. L'imperialismo continua ad usare truppe coloniali, ma questo uso viene oggi dissimulato in forme variegate. L'aggressione della NATO alla Libia ed alla Siria è stata condotta con l'uso di formazioni "jihadiste", finanziate, reclutate ed addestrate dalle petromonarchie del Golfo Persico, tutte coordinate con la NATO da appositi trattati di collaborazione militare; ma anche con l'ausilio dell'addestramento di compagnie di contractors come la ex Blackwater, che opera negli Emirati Arabi Uniti.
Ma la stessa NATO costituisce un meccanismo di reclutamento di truppe coloniali nei Paesi cosiddetti "alleati", come l'Italia. Lo dimostrano la presenza dei Marò italiani nell'Oceano Indiano, oltre che i contingenti di "pace" che i nostri governi hanno disseminato in Afghanistan, Kosovo, ecc. Gli "alleati" per di più finanziano il colonizzatore acquistando le sue armi.
A ciò si aggiunge l'autocolonialismo "creativo" dei vertici militari dei Paesi "alleati"/colonizzati, che si esprime in una produzione ideologica in proprio. In una performance televisiva a "Servizio Pubblico", il ministro della Difesa, Mario Mauro, che è di origini pugliesi, si è fatto notare per aver usato l'autorazzismo verso la propria regione, presentandola come esempio di quel tipo di furibonda litigiosità che richiederebbe l'intervento delle forze di interposizione e "pacificazione" della NATO. L'autorazzismo meridionale si pone così al servizio della mitologia della superiorità razziale dell'Occidente.
 
Di comidad (del 09/06/2013 @ 16:43:15, in Documenti, linkato 1020 volte)
IL IA' JOLIE presenterà presso la SMSBiblio Biblioteca Comunale di Pisa in via S. Michele degli Scalzi alle ore 17,00 del giorno 22 giugno 2013 la manifestazione intitolata “DISTANTI / DIVERSI: per una cultura anticopyright” in occasione della presentazione del primo libro anticopyright FAI DA TE di Rosella Federigi intitolato “D'istanti di versi” (libro di poesie), stampato in casa con una normale stampante a getto d'inchiostro, rilegato a mano e rilasciato nel PDA - Pubblico Dominio Antiscadenza (all rights renounced). Il libro è gratuitamente scaricabile (come tutte le altre opere degli autori aderenti al progetto PDA) in formato elettronico dal Forum di Anticopyrightpedia mentre in formato cartaceo il testo è ottenibile in prestito esterno presso la rete delle biblioteche della provincia di Pisa “Bibliolandia”.
Promotore del progetto Anticopyrightpedia è l’artista Domenico Vitiello, fondatore di IL IA' JOLIE, un gruppo di teatro postmoderno nato a Napoli alla fine degli anni “70, il quale è anche promotore del progetto BIOsCAMBIO (la comunità degli autoproduttori/autocostruttori per l’autosostentamento) basato anch'esso sugli stessi principi dell'anticopyright del PDA .
Durante l'evento del prossimo 22/Giugno altri artisti, sostenitori dell'anticopyright, si affiancheranno a Rosella Federigi presentando ciascuno una propria opera rilasciata in anticopyright nel PDA – Pubblico Dominio Antiscadenza (all rights renounced) che, come dice la stessa parola, è contro l’idea di un Pubblico Dominio, qual è quello previsto dalla legge, fatto solo di opere dai diritti scaduti di autori morti da più di 70 anni.
Il nascente PDA – Pubblico Dominio Antiscadenza, partorito un paio di anni fa nell'ambito di Anarchopedia (l'enciclopedia anarchica online) dopo un'ampia e travagliata discussione, incarna l'altro volto, ad oggi sconosciuto in quanto ancora inesistente, del Pubblico Dominio basato sulla “rinuncia volontaria ai diritti d'autore” come pratica contro la proprietà intellettuale.
Con la manifestazione del 22/giugno prossimo alla SMSBiblio di Pisa, il pubblico presente in sala, a partire dalle ore 17,00, avrà la possibilità di partecipare all'autoproduzione di un libro collettivo anticopyright di AA. VV.: saranno infatti raccolte e rilegate a mano durante lo svolgersi della manifestazione, le prime cento pagine pervenute, a contenuto libero e che saranno in parte scritte in sala dal pubblico tramite un computer collegato a stampante e in parte pre-inviate online entro il giorno 20/giugno, a pda@anticopyrightpedia.org e scritte su un modello writer (odt) oppure word (doc) entrambi scaricabili dal Forum di Anticopyrightpedia http://www.anticopopyrightpedia.org/forum. Il libro, che varrà come testimonianza dell'evento, porterà il titolo della manifestazione e sarà consegnato alla SMSBiblio per la lettura al pubblico insieme alle opere anticopyright degli altri artisti partecipanti all’incontro, ivi compreso il primo quadro anticopyright “Macchia bianca” dell'artista Gianfranco Tognarelli, icona della manifestazione, opera donata al PDA e che resterà alla SMSBiblio di Pisa in esposizione permanente. Una copia del testo in formato digitale sarà depositata sul Forum di Anticopyrightpedia gratuitamente scaricabile.
< Anticopyrightpedia e gli artisti aderenti al progetto PDA, ripropongono oggi l’anticopyright attraverso la pratica della “rinuncia volontaria ai diritti d’autore”, come unica autentica forma di evoluzione, o direi meglio di utopia reale, che si concretizza e si risolve, finalmente, nel contesto ben definito e definitivo della libera e gratuita cultura considerata “bene comune” di tutti e da tutti praticabile.
Il copyright è letteralmente il “diritto di copia” ma il diritto cui fa riferimento il copyright è un “diritto legale” ben diverso dal diritto naturale di copia propugnato dall'anticopyright: il diritto legale è invece quel privilegio che scaturisce a sua volta da un “dovere legale” che si esercita come una imposizione ancor prima di essere un’esigenza di carattere naturale dell'individuo.
L'anticopyright è invece il semplice esporsi, il mostrarsi al di là di tutto (quindi anche al di là delle ristrettezze legali della tutela del copyright), così come una esigenza collettiva laddove il copiare e l’imitare sono prerogative di ciascuno, che propositivamente permettono di aggiungere qualcosa di proprio al resto (non a caso la tecnica dell'imitazione è quella pratica naturale e spontanea adottata dai bambini per l'apprendimento), per reinventarsi e scoprirsi in questo modo originali.
Il copyright con la sua difesa del diritto di copia, in ultima analisi ha generato solo “business” e storicamente ha rappresentato il privilegio, a cominciare dai pochi della London Company of Stationers all’epoca dello Statuto di Anna del 1710 fino alle attuali case editrici, di quei pochi cioé che si sono imposti sulla moltitudine con la cultura populista della comunicazione uno a molti fin da quando la stampa, allora di fresca invenzione, fungeva già come una sorta di “televisione” del passato. Oggi, col restyling delle licenze del permesso d'autore del Copyleft e della Creative Commons, il copyright mostra di resistere ancora ai tempi e con la finzione del privilegio esteso a tutti come forma di “diritto legale”, continua a perpetrare e difendere la proprietà intellettuale permettendo tanto alle “major” quanto oserei dire anche alle “minor“ (case editrici cosiddette alternative), di farla da padroni sia sugli squattrinati autori che sui fruitori, ora più che mai che la filosofia dell'economia in scala dell'industria editoriale è arrivata a spadroneggiare finanche nel terziario e nel settore no-profit.
L'anticopyright è invece l'esigenza di vivere a dimensione d'uomo e se è vero come faceva dire da Amleto, il maestro dei drammaturghi: “morire, dormire, sognare forse...”, allora vivere, per noi tutti, artisti o meno, “è” sognare, laddove i sogni sono quella esigenza di vivere senza alcuna imposizione, senza alcun limite (ai sogni e al cuore si sa non si comanda) e solo da questa premessa può nascere l'arte e svilupparsi la “vera” cultura: quella vera arte che nasce dalla e come libera cultura e non da quella pseudocultura che ci viene imposta dalla lobby del copyright come “tendenza” solo per soddisfare gli interessi commerciali di alcuni.
Arte e cultura (che sono pertanto legate insieme) vanno considerate insieme “bene comune” al pari dell'acqua, dell'aria, della luce e calore del sole e quindi direi della vita stessa e come tali non possono essere né privatizzate e né regolamentate da leggi, come quella del copyright, per quanto legittime possano apparentemente sembrare. E l'anticopyright della rinuncia ai diritti d'autore sta ad indicare proprio questo: che la produzione intellettuale non può essere condizione di proprietà di alcuno, perché essa, essendo cultura, appartiene all’intera umanità e dato che ci è stato insegnato dalla fisica che “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, per trasformare/si bisogna innanzitutto liberamente e incondizionatamente mostrare/rsi, consentendo a chiunque di attingere liberamente dagli altri quel potenziale di conoscenza che, rielaborata, genera poi quelle che sono le proprie idee, la propria creatività e la personalità artistico-letteraria.>> (Domenico Vitiello)

PROGRAMMA
ore 17.00 - Inizio raccolta pagine scritte dal pubblico per libro autoprodotto AA.VV.
ore 17.30 - Presentazione del PDA, del progetto Anticopyrightpedia e degli autori sostenitori a cura del promotore Domenico Vitiello
ore 18.00 - Videoart “Caffè accordato” di IL IA’ JOLIE
ore 18.10 - Presentazione del primo libro autoprodotto anticopyright intitolato “D’istanti di versi” di Rosella Federigi e intervento critico dell’autore Gianni Ruggi
ore 18.25 - Videoart “On the wall” di Serge Hildebrandt
ore 18.30 - “Something around Prince (as copyright simbol)” brano musicale di Luca Leggero
ore 18.45 - “Serendipity” libro d’artista post-digitale del Collettivo Atypo
ore 19.00 - Intervento video-conferenza di Francione, il giudice anticopyright
ore 19.30 - Consegna in biblioteca del primo quadro anticopyright intitolato “Macchia bianca” e rilasciato in PDA dall’artista Gianfranco Tognarelli e del libro AA.VV. “Distanti / diversi: per una cultura anticopyright” redatto dal pubblico, autoprodotto e rilegato a mano durante l’incontro.
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/03/2019 @ 08:03:34
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