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"Il denaro gode di una sorta di privilegio morale che lo esenta dalla corvée delle legittimazioni e delle giustificazioni, mentre ogni altra motivazione non venale comporta il diritto/dovere di intasare la comunicazione con i propri dubbi e le proprie angosce esistenziali. Ma il denaro possiede anche un enorme potere illusionistico, per il quale a volte si crede di sostenere delle idee e delle istituzioni, mentre in realtà si sta seguendo il denaro che le foraggia."

Comidad (2013)
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 22/03/2011 @ 10:44:11, in Documenti, linkato 1408 volte)
COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA (USI - AIT)

E’ ormai un fatto concreto l’intervento militare in Libia. E’ iniziata Odissey Dawn, l’ennesima missione bellica delle potenze occidentali, tesa a salvaguardare interessi economici ed equilibri geopolitici, che si ritengono messi a repentaglio da instabilità, tensioni locali o ambizioni di leader e dittatori.
E’ un elenco ormai lungo che nel suo dipanarsi rivela la trama di uno stato di guerra permanente. Negli anni cambiano gli scacchieri: da quello balcanico (Bosnia e Kosovo) a quello mediorientale (Iraq) a quello asiatico (Afghanistan) a quello odierno maghrebino; cambiano i nomi delle operazioni militari: da operazioni di polizia internazionale a task force contro il terrorismo, a dispiegamento di forze di interposizione e di dissuasione, ai più rassicuranti missione di pace e missione umanitaria; non cambiano i mezzi: bombardamenti aerei e missili, non cambia soprattutto la sostanza: di vere guerre si tratta.
Fin da subito è apparso evidente che la rivolta libica, pur figlia delle insorgenze popolari che hanno scosso e stanno scuotendo molti paesi dell’area maghrebina e mediorientale (dalla Tunisia, all’Algeria, al Marocco, all’Egitto, allo Yemen e al Bahrein) presentava caratteri specifici di scontro per il potere tra fazioni rivali, radicate territorialmente e su base tribale (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan). Come è apparso chiaro che i diversi ruoli della Libia nello scacchiere mediterraneo (grande produttore di petrolio e gas, partner economico rilevante dell’occidente, gendarme dell’area, controllore dei processi migratori) avrebbero reso la crisi del regime di Gheddafi, crisi internazionale di vaste proporzioni. Ciò sta puntualmente accadendo con i bombardamenti di Tripoli.
E’ iniziata una guerra, una guerra vera, sporca e infame come tutte le guerre, che non ha nessuno degli obiettivi che dichiara, né la caduta di Gheddafi, né l’instaurazione della “democrazia”, né la protezione della popolazione civile. Una guerra i cui scopi sono ben chiari: ricolonizzare, balcanizzandolo, un paese importantissimo per le sue risorse energetiche e la sua collocazione strategica e geopolitica, ma anche e soprattutto per perpetuare uno stato di belligeranza permanente mondiale che ricopra come un sudario le vere emergenze (la fame e la miseria, le devastazioni e le catastrofi ambientali e nucleari, gli esodi di massa dei disperati del mondo, la supremazia incontrastata del profitto sui bisogni e le necessità) e che consenta di reprimere, anche preventivamente, lotte, insorgenze, rivolte.
Una guerra, infine, a cui l’Italia parteciperà canagliescamente e ipocritamente come suo solito, senza neppure il coraggio di assumersene le responsabilità; destra e sinistra unite nella retorica patriottarda dietro le indecenti parole di Napolitano, per intorbidare e offuscare le coscienze. Una guerra della quale il nostro “bel paese” raccoglierà, come un avvoltoio, le briciole.
Noi siamo contro questa guerra, come siamo e saremo contro tutte le guerre capitaliste e imperialiste. Riconosciamo un solo fronte, quello della guerra sociale contro i padroni e i loro servi. Un fronte che accomuna, storicamente e necessariamente, tutti gli sfruttati di qualunque nazionalità, etnia, lingua e cultura e li contrappone inconciliabilmente alla barbarie capitalista. Un fronte che per contrastare la portata degli avvenimenti non può essere di semplice difesa dei brandelli di pace o di vivibilità dell’esistente, ma di concreta alternativa alla miseria e alla barbarie che ci circondano e nelle quali ci vogliono sempre più sprofondare. Non possono bastare le sfilate multicolori per la pace, bisogna agire e cominciare a costruire una società diversa.
CONTRO LE GUERRE DEL CAPITALE, GUERRA SOCIALE PER UN MONDO DIVERSO, SENZA STATI, NE’ ESERCITI, NE’ PADRONI

Segreteria Nazionale: Via Bologna, 28r - 16127 Genova - tel. 3312880416 sito: http://www.usi-ait.org ; e-mail: segreteria.nazionale@usi-ait.org Lotta di Classe (organo di stampa dell'USI) Via Bologna, 28r - 16127 Genova - tel. 3312880416 e-mail: redazione@lottadiclasse.it ; sito: http://www.lottadiclasse.it
 
Di comidad (del 08/12/2010 @ 22:51:39, in Documenti, linkato 2172 volte)
Due filmati tratti da youtube

http://www.youtube.com/watch?v=LGXWcJ3Hzcw

http://www.youtube.com/watch?v=R_r8oMpCQWA&feature=related

Trascrizione del Primo video

Edoardo Galeano è uno degli intellettuali più rispettati della sinistra latino-americana; un valoroso esercizio giornalistico, di chiara opposizione alle barbarie militari nel cono Sud, lo ha costretto all’esilio.
Il suo incorruttibile compromesso etico, che si manifesta in tutta la sua opera attraverso una squisita ironia poetica, gli è valso il riconoscimento internazionale della sua figura letteraria.

“Il diritto all’indipendenza, il diritto alla sovranità è oggi un lusso dei paesi potenti, paesi ricchi; quando i paesi poveri esercitano il patriottismo, quel patriottismo si trasforma in “populismo”, o peggio ancora in “terrorismo”, e costituisce una minaccia per il mondo. Noi non abbiamo il diritto di difenderci. Abbiamo solo il diritto di accettare quello che altri decidono per noi, e quegli altri sono coloro che esercitano il Governo Mondiale.
Ma chi è questo killer seriale che uccide tutto ciò che tocca?
Bisognerebbe metterlo in prigione, mi viene da pensare, ma succede che non si può mettere in prigione questo killer seriale, perché lui ha le chiavi di tutte le prigioni, e perché è un sistema, un sistema universale di potere che ha trasformato il mondo in un manicomio e in un macello.
Il Fondo Monetario Internazionale lo controllano cinque paesi, soprattutto uno, che è quello che ha diritto di veto, ma diciamo cinque.
La Banca Mondiale è un po’ più democratica, è controllata da otto paesi.
L’Organizzazione Mondiale del Commercio (che è quella che ci condanna a guadagnare sempre meno e pagare sempre di più) , il suo statuto stabilisce il diritto di voto, ma mai si è votato. MAI!

UN CAPITALISMO ASSASSINO
Fino a trenta-quaranta anni fa a nessuno veniva in mente di diffidare della giustizia come un valore universale e quindi tutti, bene o male, persino la destra più recalcitrante, condividevano fondamentalmente, non dico l’indignazione o la denuncia, ma almeno l’accettazione che l’ingiustizia esisteva nel mondo. E adesso che siamo governati da questa dittatura invisibile dei grandi signori della finanza e della guerra, i guerrafondai e banchieri, che comandano nel mondo e che usurpano una parola bellissima, come la “Comunità Internazionale”, una bellissima espressione. La comunità internazionale che adesso nomina i banchieri e i guerrafondai. “Comunità Internazionale” è il potere che esercitano i banchieri guerrafondai.
Bene, in altri tempi si ammetteva che un mondo che crea povertà è un mondo ingiusto, cioè che la povertà è figlia dell’ingiustizia. Oggi è sempre più raro ascoltarlo, perché risulta che l’ingiustizia ha smesso di esistere.
La povertà è il giusto castigo che l’inefficienza merita.
Non so se in altre civiltà, in altri periodi della storia umana, la gente è stata così presa dalla paura come viviamo noi adesso. Abbiamo paura di tutto, tutto il tempo; non si può far niente, è un gas paralizzante: la paura.
Le paure credo predominanti, che si sentono di più nella vita quotidiana sono: la paura di perdere il lavoro, che è un tipo panico del nostro tempo: l’insicurezza lavorativa. La paura di non avere domani il tuo posto di lavoro in fabbrica, in ufficio, che fa sì che una serie di diritti sindacali, che si erano ottenuti in due secoli di lotta, stanno correndo adesso un grave pericolo di morte, perché nessuno osa niente per paura, per panico di perdere il lavoro che si ha. Chi non ha paura di perdere il lavoro, ha paura di non trovarlo, che è una paura molto simile.
E ci sono molte altre paure …
La paura di vivere, la paura di essere, la paura di cambiare, la paura dei demoni che inventano per spaventarci.
Il lavoro, oggi come oggi, vale meno della spazzatura. Impunemente, impunemente, gli impresari decidono chi lavora, chi non lavora e quanto si lavora, si lavora sempre di più in cambio di meno, sempre più ore in cambio di uno stipendio minore.
Alcuni diritti conquistati in molte battaglie difficili negli anni, come il diritto alla sindacalizzazione, si violano oggi con scandalosa impunità.
Quello è un diritto annichilito dalla macchina della morte del mondo di oggi. E’ una macchina di sterminio dei diritti, che ha trasformato il lavoratore in un mendicante, un mendicante di lavoro, un mendicante di stipendio.
Libera circolazione delle persone: che scherzo di cattivo gusto! In un mondo dove ci sono milioni e milioni di immigrati, di espulsi per la siccit
à, da quelle catastrofi chiamate “naturali”, che di naturale non hanno niente, o dalle dittature, o dalle guerre, che vagano cercando casa e si ritrovano con le porte chiuse in faccia; quest’invasione degli “invasi”, gente che dal sud marcia verso il nord. Il nord che tante volte ha invaso il sud, nelle guerre coloniali e nelle guerre che erano coloniali, ma che non lo dicevano che lo erano. Questa invasione degli invasi forse è il dramma più importante del mondo d’oggi, del mondo dei nostri giorni.
Queste folle che vagano cercando quella peregrinazione inutile. Questo esodo tragico di gente che aspira ad essere trattata come si tratta il denaro. Per il denaro non esistono frontiere, non c’è nessun problema, e per gli immigrati, i migranti, per l’esodo degli abbandonati, per le braccia che cercano lavoro e destino, ci sono muri, tremendi muri.
Affinché i privilegiati possano continuare ad essere la minoranza che comanda e il resto si rassegni ad essere la maggioranza che ubbidisce.
Mi trovo, quasi senza volerlo in discussioni, assurde dove difendo ardentemente i giovani, questi screditati giovani dei giorni nostri che supponiamo siano ragazzi vuoti, dal punto di vista delle generazioni precedenti.
Si dice: “a questi della politica non interessa nulla, se ne fregano di tutto, sono degli egoisti, questi rocchettari di oggi”.
Ed io li difendo perché credo che hanno tutte le ragioni per non credere. C’è un sistema universale di potere che li invita a non credere.

Secondo video

Offre loro la fede e poi li tradisce. E loro assistono alla politica come se fosse un circo, dove quelli che hanno più successo sono quelli capaci di fare la piroetta più prodigiosa, per fare al governo il contrario di quanto hanno promesso in partenza.
Adesso la tortura sia chiama “sollecitazione illegale”, il tradimento si chiama “realismo”, e l’opportunismo si chiama “pragmatismo”, e l’imperialismo si chiama “globalizzazione”, e le vittime dell’imperialismo si chiamano “paesi in via di sviluppo”, confondendo i bambini con i nani, e il sistema, che nella mia infanzia e gioventù chiamavamo capitalismo, viene chiamato oggi “Economia di Mercato”.
Anche il dizionario è stato assassinato dall’Organizzazione Criminale del Mondo. Oramai le parole non dicono più quello che dicono o non sanno quello che dicono.
E Bin Laden è il demonio professionista più di successo, è quello che meglio compie le sue funzioni, ma non è l’unico, c’è sempre qualche Satana a portata di mano per dirci che l’umanità è in pericolo, questo è l’ultimo giorno del mondo.
E molta gente si fa eco di quelle voci della paura che impone una Dittatura Invisibile e paralizzante, che è nemica della dignità umana, perché quelli che siamo, perché tutti siamo ingabbiati dalla paura. Non siamo più liberi, e noi che non siamo più liberi, non possiamo avere dignità.
(video 11 settembre delle Twin Towers)
Come è possibile che si sia arrivati a tanto.
OK perché quello è imprescindibile affinché tutti, tutte le persone che formiamo questa cosa che chiamiamo umanità, impariamo una buona volta che può succedere anche a noi. E che a chiunque può succedere di finire rasato con un’uniforme a righe umiliato quotidianamente, perseguitato dalla sfiga in un posto come Guantanamo. A chiunque può succedere di essere torturato. Se la tortura torturasse soltanto i colpevoli non sarebbe efficace. Se a Guantanamo fossero detenuti soltanto i colpevoli di atti terroristici, Guantanamo non servirebbe a niente.
Servono questi esempi, questi simboli del potere; funzionano perché mettono paura e mettono paura nella misura in cui può succedere a chiunque. E’ una questione di fato.
E’ da molto tempo che la tortura si praticava, ma non si predicava. Ma adesso si proclama ai quattro venti che la tortura è una meraviglia, inoltre viene detto partendo dal falso presupposto che il torturato dice la verità. Non è vero che il torturato dice la verità. Il torturato canta meglio di Gardel, dice qualsiasi cosa.
Ogni torturato si trasforma in uno scrittore al momento, ed è un grande scrittore.
Non si tortura per ottenere informazioni, questo è falso, si tortura per seminare la paura. In questo sì, bisogna riconoscere che la tortura è efficace!
E’ per questo che adesso la tortura è oggetto di una pubblicità incessante, perché la macchina della paura, la macchina per seminare paura, usa la tortura per prevenire il delitto della dignità.
Non è un fenomeno nuovo, ma adesso si dà con una particolare intensità. Questa perversa eredità coloniale che ci convince che la realtà è intoccabile.
La paura del cambiamento. Non si può, l’intenzione è buona, ma non si può, bisogna essere realisti.
Oggi come oggi, quando i ministri dell’economia sono quelli che veramente governano i nostri paesi, ma quei ministri dell’economia sono a loro volta governati dal governo che li governa, che è quello dei grandi organismi finanziari internazionali, o presumibilmente internazionali, o imperiali, per dirlo con parole più chiare.
Oggi come oggi regna questa sorta di ideologia dell’impotenza nata dalla paura. Non si può!
Ed io penso che quella paura del cambiamento è una paura molto, molto dannosa e che è una delle paure più potenti, più importanti in questa sorta di Macchina Mondiale del Crimine., perché è una paura che uccide la speranza, cioè agisce contro la volontà democratica del cambiamento.
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


06/04/2020 @ 01:00:04
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