"
"La condanna morale della violenza è sempre imposta in modo ambiguo, tale da suggerire che l'immoralità della violenza costituisca una garanzia della sua assoluta necessità pratica."

Comidad
"
 
\\ Home Page : Archivio : Commentario 2019 (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 09/05/2019 @ 00:55:18, in Commentario 2019, linkato 8321 volte)
La vendita di Magneti Marelli da parte di FCA ha suscitato l’indignazione di Romano Prodi che l’ha sfogata in un articolo sul quotidiano “il Messaggero”. Uno dei gioielli del gruppo ex torinese è stato ceduto ad una multinazionale giapponese per un bel pacchetto di miliardi e il dettaglio dispiaciuto a Prodi (e molti altri) è che il malloppo verrà quasi completamente “pappato” dagli azionisti di FCA. Di investimenti nemmeno l’ombra. Qualcuno potrebbe supporre che i valorosi manager abbiano le mani legate dagli avidi azionisti; sennonché nelle multinazionali ormai tra i principali azionisti ci sono proprio i manager.
Nel suo articolo Prodi ha anche trovato il modo di prendersela con l’attuale governo che, a suo dire, non avrebbe una “politica industriale”. Le repliche che perverranno dai sostenitori del governo sono abbastanza scontate, in quanto si baseranno sul rinfacciare allo stesso Prodi i suoi trascorsi di privatizzatore, come il “regalo” dell’Alfa Romero alla FIAT e lo smantellamento dell’IRI.
Più interessante di queste ovvie polemiche, sarebbe però capire cosa si intenda per “politica industriale”. La risposta la diede nel 2012 Sergio Marchionne buonanima in uno scambio di battute con l’allora ministro per lo Sviluppo Economico del governo Monti, il banchiere Corrado Passera. Alle lamentele di Passera sul progressivo disimpegno dell’ex FIAT dall’Italia, Marchionne replicava fornendo le cifre delle agevolazioni da lui ricevute per aprire uno stabilimento nello Stato di Pernambuco in Brasile. Lo Stato brasiliano aveva versato l’85% dell’investimento e, non soddisfatto di tanta prodigalità, aveva concesso ulteriori agevolazioni e sgravi fiscali. Lo stabilimento era stato in pratica pagato per intero dalle casse brasiliane, perciò non si capisce perché il Brasile non se lo fosse fatto da sé, dato che non si stava parlando di tecnologie avveniristiche ma di semplici automobili. Marchionne concludeva amaramente facendo notare al ministro che le attuali regole europee non avrebbero consentito altrettanta generosità all’Italia. La considerazione finale di Marchionne rappresentava un esplicito invito al governo italiano a mettersi in concorrenza con gli altri Stati per offrirgli di più. Il testo di Marchionne aveva la potenza rivelatoria di un vero e proprio manifesto del welfare per ricchi.

L’invito di Marchionne ad assistere maggiormente i ricchi è stato raccolto da un’agenzia governativa che, manco a dirlo, si chiama Invitalia. La “mission” di questa agenzia dovrebbe essere quella di “attrarre investimenti esteri”; salvo scoprire che l’investimento ce lo mette quasi interamente Invitalia che, quindi, non attrae un bel nulla, se non la solita manica di super-parassiti multinazionali. La “mission” di Invitalia dovrebbe essere quindi ridefinita come “ente assistenziale per multinazionali”. Insomma, non esistono gli “imprenditori”, semmai i “prenditori”.
L’anno scorso è scoppiato anche un piccolo scandalo, poiché si era scoperto che i finanziamenti che Invitalia versava per lo stabilimento FCA di Termini Imerese, da riconvertire all’auto elettrica, erano in realtà distratti per fare speculazioni finanziarie. Di auto elettriche, ovviamente, nemmeno l’ombra. La scoperta ha portato ad un’inchiesta giudiziaria che, dalla Sicilia, è stata trasferita a Torino, in modo che FCA possa giocarsela in un campo più amico. L’attuale giurisprudenza, sempre favorevole alle multinazionali, conforta l’attesa fiduciosa da parte di FCA di un esito a tarallucci e vino.

Il Sommo Bardo non aveva del tutto ragione quando diceva che anche con un altro nome una rosa profumerebbe lo stesso. In realtà sostituire il nome di una cosa con un altro, può anche ottenere l’effetto di alterare la percezione dei sensi. Se l’assistenzialismo per ricchi lo chiami “liberismo”, magari puoi anche convincerti che il furto sistematico di denaro pubblico da parte delle imprese private costituisca soltanto una sequela di sfortunati incidenti e non la regola assoluta.
La dicotomia tra destra e sinistra dovrebbe quindi concretizzarsi nell’alternativa tra welfare per ricchi o welfare per poveri. Al contrario, la cosiddetta “sinistra” è la più zelante ad alimentare la fiaba del presunto liberismo e delle sue ancora più presunte virtù creative. Il filosofo Norberto Bobbio ha infatti spostato la dicotomia sul piano dei “valori”: alla destra la libertà, alla sinistra l’uguaglianza; come se il problema fosse quello di controllare l’eccessivo individualismo dei ricchi ed indirizzare la loro “selvaggia creatività” al bene comune. E come si fa a “controllare” i ricchi? Tenendoseli buoni regalandogli più soldi. Nella finta “dicotomia” tra destra e “sinistra”, l’assistenzialismo per ricchi vince sempre.
 
Di comidad (del 02/05/2019 @ 00:49:44, in Commentario 2019, linkato 10197 volte)
L’indagine per corruzione che sta colpendo il sottosegretario leghista Armando Siri, presenta vari aspetti problematici. Siri sarebbe indagato per aver ricevuto una promessa di denaro in cambio di una norma da inserire in una legge. Ma si può parlare di “corruzione” in un caso nel quale lo scambio consiste nel fare una cosa in sé lecita, come modificare una legge?
Per parlare di corruzione occorrerebbe non solo un passaggio di denaro ma un atto illecito “comprato” da quel denaro. È corruzione allorché si trucca una gara di appalto; oppure si ha addirittura concussione o estorsione quando si sblocca, in cambio di denaro, un atto dovuto che era stato dolosamente bloccato proprio per indurre al pagamento.
Il caso di Siri può rientrare invece nel lobbying. È la circostanza della promessa di denaro a creare l’aura di corruzione: se la promessa avesse riguardato un posto di dirigente o consulente in un’azienda, il fatto sarebbe rientrato tranquillamente in quel fenomeno della “porta girevole” tra incarichi pubblici e privati; un costume consolidato che sinora non ha mai comportato implicazioni penali, sebbene siano noti i casi di ex ministri - ed anche di ex presidenti di Commissione Europea - che si sono visti aprire carriere luminose in multinazionali bancarie.
La Lega ha già ricevuto specifiche e circostanziate accuse di lobbying. Il quotidiano “la Repubblica” ha contestato a Matteo Salvini una compromissione con la lobby delle armi nella vicenda della nuova legge sulla legittima difesa. In Italia “armi” significa un settore industriale che copre quasi l’1% del PIL e che riguarda soprattutto le regioni ad alta concentrazione di voto leghista. In questo caso non c’è neppure bisogno di pensare a passaggi di denaro o favori, in quanto si tratta di un allettante bacino elettorale.
La ricostruzione del quotidiano “la Repubblica” ha una sua oggettiva plausibilità ma lascia comunque aperto un interrogativo. Perché “la Repubblica” pensa al lobbying quando è coinvolto un settore industriale nostrano e non quando si tratti di interessi finanziari sovranazionali? Perché sarebbe lecito parlare di lobbying quando si tratti di fabbrichette di armi, mentre sarebbe “complottismo” parlare di lobbying quando ci si riferisce a quella prassi deflazionistica che favorisce la grande finanza? La risposta è ovvia: il quotidiano “la Repubblica” non può ammettere l’esistenza di una lobby della deflazione senza coinvolgere automaticamente se stesso, a causa del suo moralismo/catastrofismo sulle sorti del debito pubblico italiano; un allarmismo che oggettivamente crea il clima adatto per giustificare, se non per determinare, le politiche restrittive di bilancio e quindi la deflazione.
Il problema è stabilire quale istituzione possa essere ritenuta immune dal lobbying. Non la politica, non le istituzioni sovranazionali, non i media. Forse la magistratura?

Quest’anno c’è stata una sentenza della Corte di Cassazione che ha provocato una certa discussione. Secondo la Corte la corresponsabilità di un pedone nell’investimento che lo ha coinvolto implica una limitazione nel risarcimento. La sentenza ha lasciato perplessi alcuni commentatori poiché se è vero che anche il pedone può avere le sue responsabilità, è però soprattutto vero che “si nasce” pedoni, che il pedone ha diritti naturali che l’automobilista non può accampare e che ogni riferimento a “responsabilità” del pedone comporta una diminuzione delle garanzie dello stesso.
Ad essere oggettivamente favorita da una sentenza del genere non è una generica “lobby degli automobilisti”, bensì una concreta lobby delle compagnie assicurative, che così potranno risparmiare sui risarcimenti ai pedoni investiti. Un pedone che non abbia il buongusto di farsi investire alla presenza di testimoni pronti a collaborare, rischia di entrare in una “zona grigia” in cui dovrà vedersela con studi legali agguerriti che potranno facilmente alludere a sue responsabilità, con l’effetto di un minore risarcimento. La stessa sentenza sfavorevole al pedone investito, comporta inoltre di per sé un effetto di dissuasione su altre vittime della strada che intendessero accedere alle vie legali per far valere i propri interessi contro le compagnie assicurative.
In un caso del genere vi è stato lobbying? Non lo si può affermare, ma come si farebbe ad escluderlo? In base ad una sacralità della magistratura?

I profeti della legalità alla Piercamillo Davigo, noto esponente togato del Consiglio Superiore della Magistratura, si concentrano sul fenomeno della corruzione poiché si tratta di un tema “pacifico”, che è facile da definire ed anche da denunciare. È un tema che conferisce alla magistratura un ruolo di primato e di tutela morale, oltre che legale, sull’intera società. In tal modo la magistratura diventa di fatto il primo potere.
In nome della questione morale, negli anni ‘70 la sedicente “sinistra” è passata armi e bagagli dall’operaiolatria alla magistratolatria. Il processo di mutazione ideologica della “sinistra” si è compiuto sostituendo l’internazionalismo proletario con il mondialismo della finanza. Non a caso è la Banca Mondiale a condurre la campagna contro la corruzione, che viene individuata dalla stessa Banca Mondiale come una delle cause principali della povertà e del sottosviluppo.
In realtà non è credibile che la Banca Mondiale voglia davvero combattere la povertà, semmai intende combattere contro i poveri. Un capitalismo senza povertà e senza disoccupazione sarebbe inimmaginabile, in quanto salterebbero tutte le gerarchie sociali. Se non ci fossero povertà e disoccupazione, il lavoratore non sarebbe più ricattabile.

Non esistono neppure riscontri scientifici sia al presunto nesso di causalità tra corruzione e sottosviluppo, sia al luogo comune secondo il quale alcuni Paesi sarebbero più corrotti degli altri; perciò tutte le graduatorie ufficiali a riguardo risultano del tutto arbitrarie. Se si volesse adottare il parametro oggettivo della lievitazione dei costi delle opere pubbliche, ci si accorgerebbe che anche la “virtuosa” Germania vede regolarmente i costi gonfiarsi a dismisura, come ha rilevato persino il settimanale mainstream “Der Spiegel”.
Se la corruzione costituisce un’ottima esca per l’opinione pubblica grazie alla sua facile definizione, ìl lobbying si avvale invece di una sua sfuggente extra-legalità che lo rende più occulto, subdolo, pervasivo ed anche più distruttivo per le basi della convivenza civile. In queste condizioni ogni potere diventa sospetto, poiché non si sa mai quali interessi stia davvero servendo.
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15

Cerca per parola chiave
 

Titolo
Aforismi (2)
Bollettino (7)
Commentario 2005 (25)
Commentario 2006 (52)
Commentario 2007 (53)
Commentario 2008 (53)
Commentario 2009 (53)
Commentario 2010 (52)
Commentario 2011 (52)
Commentario 2012 (52)
Commentario 2013 (53)
Commentario 2014 (54)
Commentario 2015 (52)
Commentario 2016 (52)
Commentario 2017 (52)
Commentario 2018 (52)
Commentario 2019 (29)
Commenti Flash (61)
Documenti (44)
Falso Movimento (3)
Fenêtre Francophone (6)
Finestra anglofona (1)
In evidenza (8)
Links (1)
Storia (7)
Testi di riferimento (9)



Titolo
Icone (13)


Titolo
FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


24/07/2019 @ 02:37:37
script eseguito in 48 ms