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"La nozione di imperialismo americano non si deve intendere come dominio tout court degli Stati Uniti, ma come la guerra mondiale dei ricchi contro i poveri, nella quale gli USA costituiscono il riferimento ed il supporto ideologico-militare per gli affaristi e i reazionari di tutto il pianeta."

Comidad (2012)
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 21/07/2022 @ 00:25:23, in Commentario 2022, linkato 6580 volte)
L’esibizione spudorata di cordoglio celebrativo che i media e il mondo politico hanno allestito per le dimissioni di Draghi, rischia di attirare nei confronti del povero Super-Mario più astio ed insofferenza del dovuto. In questa circostanza infatti il banchiere sta svolgendo lo stesso ruolo del mitico figlio dei vicini nel film “Ricomincio da Tre”: una sorta di modello irraggiungibile che non ha altra funzione che quella di pretesto per umiliare il proprio figlio con improbabili confronti. Non è solo questione di fare la tara al castello di lodi verso la persona di Draghi, dato che è ovvio che si tratta di effetti di sponda, di rimbalzo: la stampa straniera ha ripreso e rilanciato pedissequamente la narrativa dei principali giornali italiani, ivi comprese le più spudorate fake news; ed ora quegli stessi giornali nostrani si servono dei commenti dall’estero per auto-confermarsi nelle loro tesi.
La Draghilatria è una bolla mediatica a cui non corrisponde però un’effettiva Draghicrazia. Che Draghi rimanga o meno, è infatti del tutto irrilevante per l’azione di governo. Da Presidente del Consiglio Draghi non ha fatto niente di diverso da ciò che avrebbe potuto fare chiunque altro al suo posto. Tra l’altro i poteri del Presidente del Consiglio italiano non corrispondono affatto a quelli del Primo Ministro britannico, che può scegliersi i ministri, sostituirli in corso d’opera ed anche sciogliere il parlamento. Il Premier britannico è vulnerabile alle congiure di palazzo del suo stesso partito, ma comunque, al suo confronto, il Presidente del Consiglio italiano fa la figura di un passacarte. La  Costituzione italiana del 1948 era stata confezionata dando per scontata l’esistenza di soggetti politici che poi invece sono scomparsi dalla scena, e cioè i grandi partiti di massa che, inoltre, sino a trenta anni fa, controllavano anche le maggiori banche, che erano tutte pubbliche. Per capire quanto sia distratta e superficiale l’opinione che riconosce al nostro Presidente della Repubblica solo una funzione notarile e di rappresentanza, basterebbe considerare che i governi possono cadere e i parlamenti possono essere sciolti prima della scadenza naturale della legislatura, mentre il Presidente della Repubblica, che può sciogliere anticipatamente le Camere, è invece inamovibile per sette anni. Tanto per non farsi mancare niente, il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio Superiore della Magistratura ed il Consiglio Supremo di Difesa, il che vuol dire intrattenere contatti stabili con magistrati e generali. Fa ridere quando si dice che il Presidente della Repubblica è il “Supremo Garante della Costituzione”. Visti i poteri che la Costituzione gli elargisce, sarebbe strano se non la garantisse, ovviamente nella parte che gli interessa, perché i diritti del cittadino sono come il fumo nei concerti delle rockstar.
Il mito draghiano non serve ad altro che a riconfermare le solite gerarchie antropologiche, a rafforzarci nell’idea che siamo un popolo inferiore, un popolo minorenne che ha bisogno del tutore, ma poi non sa dimostrarsi degno di lui. Pregare Draghi di restare è stato un grande atto di contrizione collettiva, con tanto di anatema per i troppi miscredenti in circolazione e di profezie apocalittiche nel caso di sua anticipata dipartita. Sarebbe ora di sostituire l’inno nazionale, adottando come nuovo inno la famosa canzone del Gianni Morandi anni ’60: “Non son degno di te, non ti merito più”. Per fortuna ci rimane l’altro tutore, quello vero, quello del Quirinale, e per altri sette o quattordici anni non ce lo toglie nessuno.

Tanta umiliazione nei confronti del popolo italiano, che non ha saputo meritarsi Draghi, risulta fin troppo facile, visto che, in fin dei conti apparteniamo tutti ad una specie che abusivamente si autodefinisce “Sapiens”, e quindi è condannata a rimanere drammaticamente al di sotto delle aspettative. Draghi non è riuscito a salvarci perché facciamo troppo schifo, il che dimostra che poi neanche Draghi è in grado di fare niente di eccezionale. Tutta la relazione di potere si risolve in un gioco elementare, in questo giro vizioso del ricondurci continuamente al bisogno di dipendenza, salvo poi accorgerci che dalla dipendenza non ci deriva alcun vantaggio. Il “tutore” serve solo a umiliarci, mai a tutelarci.
Quando Draghi si è fatto latore presso i “partner” europei della richiesta degli industriali italiani di istituire un tetto al prezzo del gas, è stato liquidato anche lui col classico “poi vedremo” che si riserva ai postulanti. Come di consueto, i media nostrani ci hanno raccontato che la colpa è dei soliti cattivissimi “falchi”, i Paesi “frugali” del Nord Europa. Peccato che quei “falchi” si servano contro le richieste italiane proprio degli argomenti che trovano sulla stampa italiana. Pare poi che l’appellativo di “frugali” sia una trovata partorita nel 2020 dal Financial Times (una garanzia!). Inizialmente la definizione riguardava solo Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, cioè la vecchia area del marco. Successivamente il circolo degli ariani puri si è allargato a Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania; perciò a rivendicare la nomea di spendaccione e “cicala” è rimasto solo un Paese di razza mediterranea come il nostro.
L’oligarchia nostrana è riuscita a convincere tutti che il Paese più avaro del mondo, cioè l’Italia, da quasi quaranta anni in avanzo primario di bilancio (cioè di prelievo fiscale maggiore della spesa), avrebbe espanso il debito pubblico per finanziare il bengodi nazionale. In realtà in Italia il debito pubblico è stato un’arma dello scontro di classe, uno strumento per distruggere la forza delle concentrazioni operaie attraverso la deindustrializzazione. La Fiat ha potuto finanziare i licenziamenti degli anni ’80 grazie ai fondi statali, poi reinvestiti dalla famiglia Agnelli in titoli del Tesoro. Nel contempo l’Olanda, paradiso fiscale ed hub mondiale del narcotraffico di droghe tradizionali e di droghe sintetiche, passa da “rigoroso”, tanto la colpa può essere scaricata su mafie d’importazione come quella marocchina. Nel frattempo l’oligarchia olandese ha imparato qualcosa dagli oligarchi nostrani, visto che ha cominciato a trattare i suoi contadini come immondizia, tanto da suscitare rivolte.
Visto che l’Olanda è questo paradiso fiscale (pardon, paradiso della legalità), la Borsa del gas giustamente si trova lì. La cosa strana è che il mercato virtuale del gas TTF (Title Transfer Facility), con sede in Olanda, viene presentato come un “mercato libero”, sennonché, la libera contrattazione ha come base un prezzo indicizzato del gas. Se è indicizzato non è libero, perciò siamo di fronte alla classica presa per i fondelli. D’altra parte cosa ci si poteva aspettare dalla mitica Europa? A confronto dell’Unione Europea, Cosa Nostra sembra un modello di trasparenza.
La presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, fa terrorismo sull’imminente taglio definitivo del gas russo e annuncia drastici razionamenti, esattamente quello che ci vuole per favorire un ulteriore aumento dei prezzi. Meno male che la Von Der Leyen, come tutti i funzionari europei, si giova dell’immunità giudiziaria, altrimenti rischierebbe l’incriminazione per aggiotaggio e manipolazione del mercato. La Von Der Leyen è stata eletta dal parlamento europeo grazie ai voti determinanti dei deputati 5 Stelle, che devono aver considerato il suo curriculum, in particolare la sua esperienza di ministro della Difesa tedesco. La gestione della Von Der Leyen si era infatti distinta per malversazione e per la macroscopica lievitazione dei costi degli appalti. Con questi illustri precedenti criminali, nessuno si è sorpreso quando la stessa Von Der Leyen ha blindato il business dei vaccini segretando i contratti di fornitura.
 
Di comidad (del 28/07/2022 @ 00:18:27, in Commentario 2022, linkato 7559 volte)
Il governo Draghi è stato un episodio minore della conflittualità interna all’oligarchia nostrana: un Presidente della Repubblica in carica che doveva “bruciare” il suo principale concorrente incastrandolo a Palazzo Chigi, in modo da garantirsi la rielezione al Quirinale. Ma questa esperienza di governo potrebbe passare ugualmente alla Storia come una seduta psicanalitica dell’establishment, che ha vissuto il suo grande sogno d’amore, il suo romanzo Harmony, con l’uomo affascinante e misterioso, che avrebbe dovuto anche fungere da vendicatore di presunti torti subiti da parte delle classi subalterne. Si tratta di un tipico fenomeno di auto-intossicazione, per cui ci si fa suggestionare dalla propria stessa propaganda, finendo per crederci. In molti si sono bevuta la fiction dell’Uomo Superiore caduto nel vile agguato di personaggi meschini e volgari, probabilmente al soldo dell’autocrate straniero; perciò lo sdegno esibito era vibrante ed autentico. In questa suggestione è caduto persino Draghi, che era lui il primo a volersene scappare, ma poi, con la sua ostentazione di superiorità e di arroganza, ha finito per incassare in parlamento un’umiliazione del tutto inutile.
Ci dovrebbe essere anche il momento in cui è opportuno tenere un basso profilo; ma è un’opzione che oggi appare del tutto preclusa, per cui ogni vicenda viene enfatizzata nella narrativa epica e nell’alternativa tra l’abiezione e la palingenesi morale. Un esempio interessante di questo bisogno insopprimibile di narrarsi epicamente, ce lo fornisce una strana intervista a monsignor Paolo Bizzeti, vicario apostolico in Anatolia. Dopo aver trattato delle questioni migratorie con toni da consulente aziendale, il nostro monsignore sente il bisogno di elevarsi e ci descrive la guerra in Ucraina come uno scontro di civiltà tra la democrazia e l’oligarchia. Ma se c’era di mezzo la civiltà, perché l’Ucraina non fa già parte della NATO? Svezia, Finlandia e Ucraina erano tutte e tre già partner della NATO, ma alle prime due è stata concessa la membership a pieno titolo senza fare tante storie, mentre l’Ucraina è ancora in lista d’attesa. Prudentemente la NATO non ha ritenuto opportuno inglobare un Paese che aveva dispute di confine con la Russia, però lo ha ritenuto degno di comprarsi le sue armi; per cui un Paese povero come l’Ucraina era anche uno di quelli con la maggiore spesa militare. Un banale lobbying delle armi adotta l’iperbole pubblicitaria dello slogan dello scontro di civiltà, e il monsignore ci casca.
Mentre la politica dovrebbe potersi consentire un basso profilo, il lobbying invece non può assolutamente farlo, poiché non è in grado di fare a meno dell’iperbole pubblicitaria, che trasforma anche un tubetto di dentifricio in una scelta esistenziale. Tra l’altro le lobby sono trasversali al pubblico ed al privato, e i lobbisti passano con disinvoltura dagli incarichi pubblici a quelli privati e viceversa. Di Draghi e Goldman Sachs si è già parlato anche troppo, ma l’attuale presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, non sta messa meglio. Sul sito della BCE la Lagarde esibisce il suo ricco curriculum, che annovera anche una lunga esperienza con uno studio legale americano che si occupa di consulenza finanziaria, il Baker McKenzie.

Dai famosi “Pandora Papers” sono venute fuori le commistioni dello Studio Baker McKenzie con molte società con sede in paradisi fiscali. Certo, quando ci lavorava la Lagarde tutte quelle brutte cose non succedevano, anzi, la sua esperienza nel settore privato ci dimostra che è una “competente”.
Grazie al politicamente corretto gli Africani non sono più chiamati “negri”, però si deve chiamarli “corrotti”. Il Fondo Monetario Internazionale è costernato: ma quanto sono corrotti questi governi africani con cui ho a che fare! Chissà da chi hanno preso. Per riallacciare i rapporti col FMI, il Congo Kinshasa ha dovuto versare una parcella per consulenze (in pratica una tangente) allo Studio Baker McKenzie, lo stesso studio in cui lavorava la Lagarde, la quale ha diretto per anni anche il FMI. Ma non è che per caso il Baker McKenzie e il FMI fanno cosca unica? Per carità, qui non siamo in Africa dove c’è la corruzione o in Russia dove ci sono gli oligarchi. Nel Sacro Occidente non si chiamano corrotti o oligarchi, si chiamano “competenti”, anche se si sta parlando della stessa cosa. Da noi c’è una super-razza, quella dei “competenti”, esseri superiori che possono alternare carriere nel pubblico e nel privato, perché sono al di sopra delle meschinità umane, e noi dobbiamo essergli grati per questo.
Qualche mente gretta e invidiosa potrebbe supporre che la mitologia dei “competenti”, le gerarchie antropologiche su cui si fonda l’aura delle sedicenti élite, siano in realtà solo una campagna pubblicitaria ed una etichetta ingannevole con cui vengono vendute alla pubblica opinione le solite corruttele e il malcostume delle porte girevoli tra pubblico e privato. Il “vile affarista” di cui ci parlava Cossiga, si nobilita attraverso i miti della razza superiore. Nelle società classiste le differenze di status sono percepite come vere e proprie cesure antropologiche, quindi non ha senso riferire il razzismo solo al colore della pelle.
Ogni business ci viene venduto come una via di salvezza per il genere umano. Ma ognuna di queste vie di salvezza risulta compatibile con le altre? Transizione ecologica e transizione digitale possono stare assieme? La digitalizzazione si sta dimostrando sempre più energivora. Il quotidiano “The Guardian” ha pubblicato i risultati di ricerche secondo le quali il digitale potrebbe risucchiare nell’immediato futuro qualcosa come il 20% delle risorse energetiche del pianeta. Il bello è che adesso ci preparano anche un altro business salvifico altrettanto poco compatibile con la digitalizzazione: il razionamento, che ci venderanno tramite quella grande gallina dalle uova d’oro che è la bolletta. Il lobbista ti fa credere di avere una visione d’insieme dei problemi, ma per definizione non può averla, poiché tutta la sua azione è funzionale a quello specifico business.
In pubblicità ci sono i “testimonial”, cioè associare un’immagine positiva ad un certo prodotto. Ma ci sono anche i “contro-testimonial”, cioè associare un’immagine negativa al rifiuto di un certo prodotto. Questa tecnica del contro-testimonial è stata messa in atto con i vaccini. C’è una fascia di opinione pubblica che non si fida delle campagne vaccinali, in base alla constatazione che queste mobilitano troppi soldi e troppi conflitti di interessi, perciò il sistema dei controlli non risulta attendibile. Altri dubitano dell’opportunità di spostare le risorse finanziarie della Sanità verso prodotti effimeri come i vaccini, a scapito di strutture durevoli. Si possono aggirare queste perplessità molto concrete semplicemente associandole ad un’immagine oscurantistica e ridicola come i terrapiattisti. Ammesso che la diatriba fra terrapiattisti e debunkers non sia solo un gioco delle parti fra troll, non si giustificherebbe comunque perché ti si venda un prodotto associandolo ad un senso di superiorità morale e culturale. Come le auto di lusso, oggi anche il vaccino ti conferisce uno status, il rango sociale di adepto dell’Ascienza; per cui si sfrutta lo spirito di competizione dei consumatori per indurli a sorvolare sulle contraddizioni tra i vari business.

Ringraziamo Cassandre.
 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si é formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si é evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/05/2024 @ 08:11:41
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