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"Il denaro gode†di una sorta di privilegio morale che lo esenta dalla corvée delle legittimazioni e delle giustificazioni, mentre ogni altra motivazione non venale comporta il diritto/dovere di intasare la comunicazione con i propri dubbi e le proprie angosce esistenziali. Ma il denaro possiede anche un enorme potere illusionistico, per il quale a volte si crede di sostenere delle idee e delle istituzioni, mentre in realtà si sta seguendo il denaro che le foraggia."

Comidad (2013)
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 15/05/2008 @ 10:32:41, in Commenti Flash, linkato 1749 volte)
Lo scrittore turco Oran Pamuk, nel bel libro dedicato alla sua città "Istanbul", inserisce un capitolo sulla classe agiata del suo paese dagli anni '50 in poi: "I ricchi". In quelle pagine Pamuk ci offre qualche squarcio illuminante sui rapporti tra ricchezza e criminalità:

"Un altro motivo per cui i ricchi di Istanbul della mia infanzia nascondevano il loro patrimonio fra le pareti e dietro le porte, e non avevano né collezioni né musei, era la paura giustificata, che i loro beni venissero considerati "contaminati". Poiché lo stato e la burocrazia si intrufolano avidamente ovunque si produca ricchezza ed è impossibile diventare agiati senza l'aiuto dei politici, tutti possono immaginare che anche nel passato del ricco più "onesto" ci siano macchie e punti oscuri." E ancora sull'origine di queste ricchezze:

"I ricchi di Istanbul della mia infanzia e giovinezza, più che essere persone solide che avevano guadagnato o continuavano a guadagnare grazie alla loro creatività o alle trovate commerciali, erano individui arricchitisi all'improvviso, che avevano colto la grande occasione anche per la corruzione che c'era tra lo stato e la burocrazia, e passavano il resto della loro vita a tentare di nascondere ( dopo gli anni Novanta questa paura è notevolmente calata), proteggere e, alla fine, giustificare la loro ricchezza. Non essendovi alcuna attività intellettuale dietro le loro fortune, queste persone non avevano una grande predisposizione per i libri o la lettura, né per altre occupazioni, come ad esempio gli scacchi."
 
Ma Pamuk accenna anche agli effetti "provincializzanti" e gerarchizzanti del colonialismo culturale ed economico dell'Occidente:

"L'unica impresa che questi nuovi ricchi di Istanbul, pavidi e senza idee, giustamente impauriti dallo stato e spesso incapaci di trasmettere i loro guadagni alle generazioni successive, riuscivano a realizzare, per dare legittimità al loro patrimonio e sentirsi meglio, era farsi vedere più europei di quello che realmente erano. Usavano a questo scopo i vestiti, gli oggetti che compravano in Europa e le ultime scoperte della tecnologia occidentale ( dagli spremiagrumi ai rasoi elettrici): se li mostravano e tornavano a casa felici."
 
In realtà lo stesso Pamuk finisce per essere vittima dell'abbaglio occidentalista, facendo credere che da qualche parte esista un capitalismo originato da creatività e capacità intellettuali, indipendente da complicità politiche e criminali. E infatti, a proposito degli armatori di Istanbul, afferma:

"[...] a loro non piaceva la scoperta occidentale della libera concorrenza, ma preferivano intimidire gli avversari con le loro bande, e quando si stancavano, ogni tanto, di uccidere, vivevano brevi periodi di pace dandosi in sposa le figlie, a vicenda, proprio come i principi medievali[...]"

Per Pamuk il fatto che la concorrenza non esista in Turchia diventa, illogicamente, la prova che allora la concorrenza debba per forza esistere da qualche altra parte. Pamuk cade cioè in un atteggiamento simile aquello di tanti intellettuali italiani, che sono capaci di vedere la realtà solo quando parlano del proprio Paese, ma poi prendono per buoni tutti i miti propagandistici imposti dalle potenze colonialistiche. Il "vero" capitalismo non è mai direttamente visibile ai nostri poveri occhi mortali, perché si trova sempre "altrove".
 
Di comidad (del 16/04/2008 @ 19:58:06, in Commenti Flash, linkato 829 volte)

L'elettoralismo è basato sul controllo dei pacchetti di voti, quindi è un sistema in cui è la combinazione delle coalizioni a determinare sconfitte e vittorie. Nel momento in cui il segretario del PD Veltroni ha deciso - o è stato indotto a decidere - di non fare coalizione, ma di correre con l'alleanza della sola Italia dei Valori, ha anche determinato in anticipo il risultato elettorale a favore dell'avversario. Come fare allora a trasformare un burocratico passaggio di consegne in un trionfo elettorale? Basta creare una finta suspense. I media fanno intravedere la possibilità di rimonta, poi dei fasulli exit poll prospettano una vittoria di Veltroni; perciò, quando arrivano i veri risultati, una vittoria scontata di Berlusconi sopraggiunge come un evento spettacolare carico di emozione. C'è anche da spiegare il crollo della "Sinistra Arcobaleno", in cui in parte ha avuto un ruolo l'astensionismo di chi non crede più utile votare una "sinistra radicale" che serve solo a fare da sponda alla propaganda padronale e coloniale. Rimane comunque il fatto che gli ex-DS sono stati la causa della sconfitta, dato che non sono riusciti a portare alla nuova formazione elettorale neanche un pacchetto di voti organizzati, che sono andati tutti a Veltroni. » un segno che i padroni dei voti DS sono stati "convinti" a puntare in modo compatto sul cavallo affaristicamente più pregiato.

*Psicobrogli elettorali 1 è stato lanciato il 13 aprile 2006

 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


23/04/2019 @ 14:28:14
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