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"La condanna morale della violenza è sempre imposta in modo ambiguo, tale da suggerire che l'immoralità della violenza costituisca una garanzia della sua assoluta necessità pratica."

Comidad
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di comidad (del 24/06/2005 @ 12:54:00, in Commentario 2005, linkato 942 volte)

La malafede non si deduce da processi alle intenzioni, bensì da indicatori oggettivi. Ora, che senso ha fare una domanda e contemporaneamente ridicolizzare l'eventuale risposta?
E' ciò che ha fatto l'estensore della nota "Una domanda su Izzo", pubblicata su Indymedia, e firmata "...garantisti a tutti i costi?". Se c'è qualcuno che ha fatto processi alle intenzioni è lui, attribuendo preventivamente agli anarchici questa possibile risposta: "Per favore, non mi si risponda che Izzo è un prodotto del capitalismo avanzato (come Charles Manson)".
Questa, ovviamente, non era una domanda nè una curiosità, ma un vero e proprio rinfaccio della posizione di debolezza che gli anarchici detengono nel sistema della comunicazione. Il Caso Izzo è la dimostrazione del carattere ambiguo del sistema penale, eppure grazie alla posizione di forza nel sistema della comunicazione, il sistema penale può trasformarla nella esaltazione della propria necessità, screditando e ridicolizzando chi la pensa diversamente.
In altre parole, bisogna cogliere il vero messaggio che sta dietro a certi discorsi, e non fermarsi alla superficie.
Il vero messaggio consiste infatti nella relazione che si va a stabilire con l'interlocutore, ovvero se si cerca di metterlo in soggezione o no.
Un altro esempio al riguardo può essere costituito dai discorsi dell'attuale papa contro il "relativismo", discorsi ripresi di recente anche dal presidente del senato Marcello Pera.
Le sparate di Ratzinger contro il relativismo culturale, non sono una manifestazione di sicurezza dogmatica (come ci si vorrebbe far credere), ma di impudenza, di faccia tosta.
Se c'è, infatti, un fenomeno sociale che si è avvantaggiato del relativismo e persino del soggettivismo più sfrenato, questo è il cristianesimo.
La religione gode nella nostra società di uno status di opinione privilegiata, che porta su di sè la scritta "fragile". Nessun dibattito culturale mette in discussione le fondamenta della religione, perchè non sta bene turbare il "sentimento religioso".
Il cristianesimo ha cessato di confrontarsi con la filosofia da almeno sei secoli. E non soltanto con la filosofia, ma persino con la filologia. Da quando, nel XV secolo, Lorenzo Valla dimostrò che la Donazione di Costantino era un falso - fabbricato dai papi per giustificare il loro potere temporale - si sa benissimo che tutto il retroterra storico documentale del cristianesimo è un castello di carte che se ne crollerebbe con un soffio.
Non a caso, il filosofo del pensiero debole, Gianni Vattimo, ha riscoperto e adottato il cattolicesimo.
Allora che senso ha questa sparata del papa, se non ribadire che dalla sua posizione di forza nel campo della comunicazione, può permettersi di dire quello che gli pare?
Infatti, chi la possibilità di smentirlo dato che tutti quelli che hanno la parola sono già cooptati per recitare le battute dello stesso copione?
Ancora una volta il vero messaggio dei discorsi di Ratzinger consiste nella posizione di forza - forza materiale - di cui può disporre e nel rinfaccio dell'altrui posizione di debolezza.

Comidad Napoli

 
Di comidad (del 21/06/2005 @ 12:58:36, in Commentario 2005, linkato 926 volte)

Il compagno ***, in periodo prereferendario, ha giustificato la sua scelta di votare, affermando senza remore: "mi comprometto".

Niente di male, la vita è tutto un compromesso. Il problema è che una cosa sono i compromessi, altro è la sudditanza verso la propaganda ufficiale.

Altro ancora è il disprezzo verso opinioni diverse dalle proprie, attribuendo automaticamente ignoranza o rigidità dogmatica a chi non sia d'accordo con te.

I princìpi anarchici non sono dogmi, in quanto non vincolanti, e sempre aperti alla discussione.

I princìpi anarchici costituiscono la formalizzazione metodologica di un'esperienza sociale e politica plurisecolare, per questo motivo sono sempre da sottoporre alla verifica dell'esperienza, caso per caso.

Il compagno *** afferma :"Dire che questo referendum è centrato sulla riproducibilità umana significa non aver letto la legge". In realtà, i tanti contenuti letterali di una legge non necessariamente sono connessi al suo uso politico.

Allo stesso modo, i quesiti referendari hanno generalmente un carattere strumentale, sono cioè appigli per suggestioni propagandistiche.

In questo senso, nell'epoca del presunto tramonto della società patriarcale, è significativo che da parte "laica" si insista tanto nell'identificazione tout court della femminilità con la maternità.

Il problema della riproduzione era connesso non solo all'aspetto demografico, quanto alla liceità dell'uso delle donne come produttrici di embrioni da laboratorio.

E' chiaro che la propaganda clericale abbia puntato sul suo tema forte: la sacralità della vita, cioè un argomento terroristico e autocontraddittorio, poichè se la vita è sacra, vivere diventa impossibile.

Il problema è diverso. La massima obiezione che si sia tirata fuori contro l'aborto, è che si tratti di un omicidio. Anche in questa ipotesi estrema, però, una società non avrebbe ugualmente il diritto di imporre ad una donna una gravidanza indesiderata, perchè ciò andrebbe contro la sua dignità.

L'embrione non è una persona, ma per molti Ė anche non cattolici - potrebbe costituire lo stesso un essere umano. Ebbene, uccidere un essere umano non necessariamente mette in questione la sua dignità, manipolarlo sì.

La dignità umana non è un valore sacro, ma una convenzione formatasi storicamente, e che si è dimostrata preziosa per la convivenza civile. Implica un rispetto non astratto, ma chiaramente indirizzato a soggetti concreti.

In questo senso, l'argomentazione dell'utilità (vera o presunta) della sperimentazione su embrioni per la cura di malattie, presuppone un debito generico verso una umanità astratta: il classico fine che giustificherebbe ogni mezzo. La sigla "ricerca scientifica" (che spesso copre la dizione più concreta e corretta cioè: multinazionali farmaceutiche) ha in questo caso rivendicato un ruolo sacrale, una specie di grande "venite a me, io sono la via, la verità e la vita".

La ricerca è una attività umana, perciò merita come ogni attività umana, tutto lo scetticismo possibile; altrimenti cesserebbe di essere ricerca per costituirsi come religione inquisitoria.

Dubbi e perplessità hanno certamente contribuito alla vastità dell'astensione referendaria, che ha assunto proporzioni tali da non poter essere più gestita dalla propaganda clericale, in quanto lo scontro epocale tra laici e cattolici su questo tema non c'è stato: se da una parte c'erano i cattolici, non è detto che dall'altra ci fossero effettivamente i laici.

Tra le argomentazioni del compagno ****** - definite da ***, con molto senso del dialogo, "merda" "spazzatura" "cazzate", etc. - ce n'era almeno una che avrebbe dovuto far riflettere. E' strano infatti che i partiti di sinistra si siano fatti strappare la leadership dal partito radicale, cioè da una formazione politica ambigua e provocatoria, che operai e lavoratori, per esperienza diretta, sentono come irriducibilmente ostile ai loro interessi e alla loro dignità.

» evidente, infine, che *** non è consapevole delle contraddizioni in cui è caduto.

Non si può rivendicare un uso puramente strumentale del voto, perchè la base dei rapporti umani corretti è la lealtà. Una volta che si è andati a votare, si è accettato anche di subire le posizioni della maggioranza in caso di sconfitta. In questo caso, il compagno *** ha potuto schivare questo vincolo di lealtà, perchè la maggioranza non c'è stata. E' una contraddizione in cui sono incorsi anche i sostenitori clericali dell'astensione, il che dimostra che utilizzare strumenti non propri porta spesso a risultati difficili da gestire.

Comidad Napoli, 21 giugno 2005

 
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FEDERALISTI ANARCHICI:
il gruppo ed il relativo bollettino di collegamento nazionale si ť formato a Napoli nel 1978, nell'ambito di una esperienza anarco-sindacalista.
Successivamente si ť evoluto nel senso di gruppo di discussione in una linea di demistificazione ideologica.
Aderisce alla Federazione Anarchica Italiana dal 1984.


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